Taranto chiama Italia: ora serve organizzare la speranza

Il punto sulla Settimana sociale dalla prospettiva giovani. La scelta strategica delle alleanze e l'impegno ad essere cittadini appassionati e competenti, promotori di speranza.

Dei giorni tarantini rimarranno tante immagini, nomi e volti di persone innamorate della Chiesa e del nostro Paese, religiosi e religiose, laici e laiche provenienti da tutta l’Italia, adulti e giovani, persone esperte e appassionate, competenti e con tanta voglia di spendersi. Un tripudio di colori e di sorrisi, nascosti dietro le mascherine ma straripanti negli sguardi, quelli sì, ben visibili.

Ambiente, lavoro e futuro: i temi nell’agenda che appartengono già al nostro presente, la consapevolezza che #tuttoèconnesso e il richiamo forte all’azione. Questa è stata Taranto, uno spazio di confronto, una “piattaforma” di lancio per l’avvio di processi che mettano al centro la comunità come luogo e valore, paradigma di inclusione e generatività.

Come giovani, ci siamo sentiti protagonisti di un percorso che certamente non si ferma a Taranto, ma da lì parte per diffondersi capillarmente nei luoghi in cui viviamo e operiamo. A questo proposito, il Manifesto dell’alleanza,alla stesura del quale abbiamo partecipato come giovani di Ac insieme ai giovani di altre associazioni e movimenti, traccia delle piste concrete per attivarci nei nostri territori.

L’appello corale alla nostra partecipazione e all’impegno, non può che essere se non attraverso la costruzione di alleanze intergenerazionali. Ci piace pensare infatti che i protagonisti del cambiamento siano gli adulti e i giovani insieme, compagni di viaggio e costruttori del bello. L’alleanza, in questo senso, si traduce anche nell’incontro e l’unione tra età e fasi della vita diverse, tra territori vicini e lontani, tra associazioni e movimenti differenti che operano sullo stesso territorio. La presenza a Taranto di tanti soci di Azione cattolica, impegnati nel Progetto Policoro e nelle proprie diocesi di appartenenza negli Uffici dei Problemi Sociali e del Lavoro è rappresentativa di un impegno sul territorio che trova nell’alleanza il suo valore fondativo, da rinnovare ogni giorno.

Alleanza fa rima con speranza. Al Palamazzola sono riecheggiate più volte le parole di don Tonino Bello, figlio della terra pugliese, quando invitava a “organizzare la speranza”. Come farlo? Organizzare la speranza significa soprattutto ascoltare, sedersi attorno a un tavolo insieme agli altri per leggere la realtà, interpretarla, quindi pensare e progettare insieme. Questa pratica assomiglia a una vera e propria ginnastica per allenarsi alla speranza. Allenare la speranza diventa esercizio necessario per poterla organizzare, soprattutto nei territori dove si fa fatica a scorgerla. La visita alle buone pratiche ha dato prova che, oltre che essere concretamente realizzabile, questo allenamento funziona, e porta frutto.

Resta dunque primaria la sfida dell’educazione, terreno su cui si gioca la concretezza dei processi. La Prof.ssa Luigina Mortari ha invitato la platea di Taranto a riflettere sul fatto che l’educazione “non è solo istruzione, ma capacità di appassionare a pensare il senso della propria esistenza. Ma se ricominciamo a pensare a partire dai nostri desideri, rimetteremo al centro le questioni fondamentali, cittadini capaci di affrontare le questioni complesse del nostro tempo”.

Il pianeta che speriamo ci chiama ad essere giovani cittadini capaci di appassionarsi e di appassionare, competenti lettori della complessità e promotori di un “contagio” buono, quello della speranza.

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Autore articolo

Emanuela Gitto e Lorenzo Zardi