Sinodo sulla famiglia/7

La famiglia soggetto di sviluppo

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Klimt, Albero della vita

Giuseppe Notarstefano* - Ci sta a cuore la famiglia e la sua “attitudine” ad essere il luogo privilegiato dove si elabora il progetto della Casa Comune. La sfida dei nuovi modelli di sviluppo si elabora in famiglia: la famiglia è la realtà concreta della cura delle persone e della custodia delle relazioni. Partiamo dalla precisazione della “nostra” idea di sviluppo e della sua natura, per così dire, ordinata alla promozione della persona, vista nella sua complessità materiale e spirituale ma anche nella sua attitudine ad esprimersi attraverso l’attivazione di infinte interazioni e relazioni di scambio con le realtà viventi e l’intero Creato. Ciò che nella Laudato si’ papa Francesco propone come il paradigma dell’Ecologia Integrale, e che compie un importante ed ardito passo avanti nella direzione già inaugurata dai suoi predecessori che hanno parlato di “Sviluppo Umano Integrale” (in particolare Paolo VI e Benedetto XVI).

Tutto è connesso e collegato nella sua intrinseca vocazione al bene, una vocazione che può essere accompagnata e promossa attraverso gesti e azioni che “prolungano” la creazione e che sono affidati proprio alle donne ed agli uomini.

Parlare dunque di sviluppo significa identificare la tipica dinamica sociale di accompagnamento delle persone nella scoperta e valorizzazione delle proprie “capacità”, del proprio posto nel mondo, e della ricerca di una possibilità armoniosa ed equilibrata di dialogo con le altre creature. Tale possibilità viene appresa dentro il luogo della cura per eccellenza, laddove si apprende la generatività e la reciprocità, laddove si impara a valutare l’impatto delle proprie azioni sulla vita degli altri e si inizia a comprendere che lo stare al mondo passa tanto attraverso il lavoro quanto attraverso il dono, attraverso la cooperazione e la competizione: azioni entrambe essenziali nella produzione del “valore” economico e non solo.

Ecco perché una sapiente programmazione delle politiche di sviluppo non può prescindere dall’adeguata previsione di politiche di sostegno alla famiglia e al suo ruolo sociale.

Il riconoscimento sociale della famiglia è altresì un investimento per il futuro della civiltà, perché assegna un ruolo pubblico a una realtà che per sua natura è fondata sulla cura e promozione del bene delle persone.

La famiglia inoltre è una forma concreta di gestione dell’incertezza e della precarietà: da un punto di vista economico, la famiglia può essere immaginata come una realtà sociale fondata su un “contratto” non finalizzato a uno specifico oggetto ma fondato sulla scelta libera ad affrontare l’incertezza a cui verranno sottoposte le parti. Come ha scritto di recente un’acuta economista aziendale, Anna Grandori: «si tratta di scoprire e inventare azioni nuove e nuovi usi delle risorse, che nel frattempo crescono, cammin facendo. Perciò si promette un’associazione ed una dedizione delle risorse».

In famiglia s’impara l’arte della collaborazione e della cooperazione, fondata sulla fiducia nel futuro e “ricompensata” dalla generosità e dalla gioia delle persone; in famiglia si apprende l’apertura all’altro, e non solo alle sue “ragioni” ma soprattutto ai suoi bisogni, che bussano alla porte di ciascuno di noi a prescindere dalla disponibilità o meno di risorse e di tempo, e che possono solo “compensarsi” tra di loro sulla base dell’amore e del bene reciproco.

Per questo in famiglia s’impara anche a far quadrare i conti, misurando il saldo complessivo sulle esigenze del componente più fragile e più vulnerabile, consapevoli che tale scelta s’identifica come un investimento.

Infine, la natura intergenerazionale della famiglia la costituisce come il cuore pulsante per animare il cambiamento sociale, attraverso la promozione di stili di vita che, innervandosi nella quotidianità e semplicità delle piccole scelte di ogni giorno, definiscono la base di ogni reale e profonda trasformazione sociale. È sempre il Santo Padre a ricordarci come «un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere, politico  economico e sociale» (Ls, 206). La famiglia può così divenire il soggetto di cambiamento, anche per questo ci sta a cuore e vogliamo darvi ancora più spazio nella vita associativa.

*Economista e vicepresidente nazionale Ac per il Settore Adulti