Sinodo sulla famiglia/1

Misericordia e verità

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Famiglia

di Enzo Romeo* - Tenere insieme misericordia e verità, questa è la grande sfida del Sinodo sulla famiglia che si svolgera dal 4 al 25 ottobre. I partecipanti sono stati eletti dalle centoquattordici Conferenze episcopali dei cinque continenti, a parte una cinquantina di membri di nomina papale. Presenti inoltre, senza diritto di voto, esperti, uditori e “delegati fraterni”. Si arriva all’appuntamento al termine di un percorso collettivo, finora inedito nella Chiesa cattolica. Un anno fa, al Sinodo straordinario, Francesco aveva invitato alla “parresia” ed era stato accontentato dai padri sinodali, che s’erano confrontati in modo schietto ed esplicito, perfino ruvido. Un dibattito che si è esteso ben oltre l’aula del Vaticano, con un coinvolgimento della base che mai s’era vista prima. In tutto il mondo sono stati distribuiti i famosi questionari per conoscere il pensiero dell’orbe sull’argomento e a Roma sono giunti anche i contributi “liberi” di chi, tra il Popolo di Dio, ha voluto dire la sua in merito. Un’équipe di esperti ha letto questo enorme materiale e ne ha fatto sintesi, che a sua volta è stata tenuta in considerazione dagli estensori dell’instrumentum laboris.

Dunque, un primo risultato lo si è già ottenuto, e cioè rafforzare l’idea di Chiesa sinodale voluta dal Concilio Vaticano II e annunciata da Paolo VI giusto cinquant’anni fa, in apertura della quarta e ultima sessione conciliare. Allora si parlò, con un ossimoro, di “comunione gerarchica” (attenzione al comune sentire dei fedeli, nel rispetto dei ruoli e dei carismi di ciascuno), sperimentata specialmente in ambito locale attraverso le Conferenze episcopali. Adesso si tratta di dare concreta applicazione alla sinodalità, la più alta forma di collegialità ecclesiale: un test delicato per il pontificato di Bergoglio.

Al Sinodo si vota in base a un regolamento, un po’ come avviene in un’aula parlamentare. Le conclusioni sono poi affidate al papa, a cui spetta l’ultima parola. Ciò su cui si è chiamati a esprimersi, vale a dire la dottrina e la pastorale familiari, è questione cruciale, non solo per la Chiesa. Senza famiglia non c’è futuro, lì è il santuario della vita, che sempre si rigenera. Rileva Jean-Pierre Sonnet che il nostro è il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, tre generazioni – padri, figli e nipoti – coinvolte nella multiforme dinamica della rivelazione. I mass media hanno schiacciato l’attenzione sulla questione dei divorziati risposati e delle coppie gay, ma il confronto è a tutto campo e riguarda soprattutto la “tenuta” della famiglia cristiana di fronte alle spinte centrifughe che vengono dalla società di oggi. Il matrimonio è una zattera di assi legate da una promessa, che è un impegno a fare qualcosa per te (for you), non a te (to you), come afferma il filosofo del linguaggio John Searle. A differenza della minaccia, che vuol dire far qualcosa a te, non per te. Ergo: la promessa dell’amore per sempre non va trasformata in minaccia. Quante volte ci si sente sconcertati e angosciati dal dover restare fedeli: è perché s’è perso il vero senso della fedeltà, che è sostegno reciproco nella reciproca debolezza.

Certo, dare risposta alle questioni più spinose – che pure riguardano solo una minoranza di persone – mostrerebbe la capacità della Chiesa di essere vicina a tutti, anche ai “lontani”. Cristo ha dato se stesso per l’umanità intera, senza eccezioni, e la comunità dei credenti non può presentarsi come un club selettivo e chiuso. Per questo Francesco, quasi alla vigilia del Sinodo, ha preso due decisioni che vanno nel segno della misericordia e che ha legato infatti al prossimo Giubileo: ha esteso a ogni i sacerdote la possibilità di perdonare, durante l’Anno Santo, il peccato dell’aborto; e ha riformato i procedimenti canonici per rendere più rapide e meno costose, proprio a partire dall’8 dicembre, le cause di nullità matrimoniale.

La dottrina della Chiesa non è una laguna stagnante, bensì un torrente che scaturisce dalla fonte del Vangelo» e il Vangelo «non è un codice giuridico, è luce e forza della vita che è Gesù Cristo». Così aveva scritto il cardinale Walter Kasper nella relazione al Concistoro del febbraio 2014, quando fu annunciata la convocazione del Sinodo sulla famiglia. Da allora il dibattito nella Chiesa, e anche fuori, è stato intenso, appassionato, a tratti drammatizzato nei toni. Un’esperienza che ci mostra insieme la gioia e la fatica di procedere insieme (syn=insieme, ódos=cammino). A volte bisogna rallentare per attendere chi si attarda, in altri momenti è necessario accelerare per tenere il passo di chi marcia più veloce. Ma è un sforzo necessario. Papa Francesco ha detto che quando la Chiesa, nella varietà dei suoi carismi, si esprime in comunione, non può sbagliare: è la bellezza e la forza del sensus fidei, che viene dallo Spirito.

*Vaticanista e caporedattore del TG2 Rai