Speranza e futuro per i nostri ragazzi

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha presentato la “Relazione al Parlamento 2021”. Carla Garlatti: «Di fronte alle crisi l’Italia deve assicurare speranza e futuro a bambini e ragazzi». Le cinque emergenze denunciate

L’Italia vive una stagione di crisi che si sviluppa su più piani: umanitaria, economica, sociale ed educativa. Le conseguenze della pandemia e della guerra alle porte di casa schiacciano il Paese, chiamato a misurarsi con vecchie e nuove debolezze strutturali, e rischiano di pesare in particolare su bambini e ragazzi che vedono sempre più compressi i diritti e le opportunità che la Convenzione di New York del 1989 gli riconosce. È questa la sottolineatura a margine della “Relazione al Parlamento 2021” presentata pochi giorni fa da Carla Garlatti, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.

In particolare sono cinque le emergenze denunciate dall’Autorità garante:

Le crisi internazionali
Le crisi internazionali legate ai vari conflitti nel mondo, al cambiamento climatico e sociale hanno già iniziato a farsi sentire. I minori stranieri non accompagnati presenti in Italia sono più che raddoppiati rispetto a prima dell’inizio della pandemia. Erano 6.054 al 31 dicembre 2019, alla fine dello scorso aprile ne sono stati censiti 14.025 dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. È cambiato anche il paese di provenienza del gruppo più numeroso: non sono più Bangladesh o Egitto a guidare la graduatoria, ma è l’Ucraina con circa 5.000 minorenni, per la metà tra i 7 e i 14 anni.
«Serviranno più tutori volontari: adulti di riferimento, che formati dai garanti regionali e nominati dai tribunali per i minorenni, si prendono carico di accompagnare i minori soli nel percorso di crescita e di inclusione nella nostra società», sottolinea Garlatti. Già oggi ci sono zone d’Italia che ne hanno bisogno: dalla Lombardia, che cerca 500 tutori, alla Sicilia che fa i conti con una storica difficoltà di distribuzione territoriale dei volontari. L’ultima rilevazione dell’Autorità garante – che in base alla legge 47 del 2017 ha compiti di monitoraggio – ne ha contati 3.469 al 31 dicembre 2020.

Le povertà
La situazione, già critica a seguito della pandemia, rischia di aggravarsi ulteriormente per le conseguenze della crisi economica sul piano internazionale e le difficoltà di quanti già vivono in uno stato di vulnerabilità o di svantaggio rischiano di crescere. Queste circostanze non solo incidono sul presente ma possono ipotecare il futuro di bambini e ragazzi, contribuendo a mantenere fermo l’ascensore sociale. Per questo, da una parte occorre dar seguito alle misure di sostegno al reddito previste dal Family Act e dall’altra è necessario intervenire con urgenza, dando attuazione al Piano infanzia e alla Child guarantee, sulla povertà educativa e per contrastare la dispersione scolastica. A proposito di quest’ultima arrivano segnali allarmanti: promuovendo la riuscita scolastica si opera per la giustizia sociale, purché in un quadro di interventi di sistema.
In tema di dispersione scolastica, l’Autorità garante ha formulato sette raccomandazioni a istituzioni, imprese, parti sociali, ordini professionali e terzo settore. Tra di esse quella di istituire finalmente “aree di educazione prioritaria” nelle zone d’Italia a più alto rischio di esclusione sociale. Inoltre, occorre concentrare le risorse per rendere eccellenti le scuole e i servizi frequentati dai bambini in condizione di vulnerabilità e alle famiglie fragili vanno offerti interventi su misura da parte di équipe multidisciplinari, secondo un approccio unitario. Vanno poi promossi la piena partecipazione dei genitori all’esperienza scolastica dei figli e i patti educativi di corresponsabilità co-costruiti e personalizzati, oltre a parent’s room in ogni scuola e progetti di intervento ad hoc per ciascuna famiglia in difficoltà.

Le preoccupazioni sulla salute mentale
Gli effetti della pandemia hanno generato nei minorenni una condizione generalizzata di crisi che si è manifestata con segnali di malessere e disagio: la prima fase di una ricerca condotta dall’Autorità garante, in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e il Ministero dell’istruzione, ha evidenziato un generale peggioramento delle condizioni di benessere dei bambini e dei ragazzi. Sono emerse problematiche nei confronti delle quali occorrerà mettere in campo adeguate risposte che, purtroppo, finora sono mancate. La ricerca è durata un anno e proseguirà per altri due, coinvolgendo fino a 35.000 minorenni dai 6 ai 18 anni nelle cinque regioni interessate dallo studio.

L’allarme per la devianza
In Italia la devianza minorile non è dappertutto uguale. In alcune zone gli episodi di criminalità di gruppo hanno carattere episodico e l’allarme sociale risulta talora sovradimensionato, in altre invece si manifestano casi che richiedono una particolare attenzione. In generale desta preoccupazione la diminuzione, in alcuni casi, dell’età degli autori dei reati(segnalati in crescita tra coloro che hanno meno di 14 anni nei distretti di Bologna e Catania), l’incremento del numero dei casi di maltrattamento da parte dei minori nei confronti dei famigliari (Bologna, Brescia e Firenze) e l’aumento, in numerose zone d’Italia, di fatti connotati da crudeltà e mancata percezione della gravità di quanto commesso e della sofferenza delle vittime. A Palermo i delitti contro la libertà sessuale sono cresciuti di oltre il 50% e hanno colpito soprattutto bambine di età inferiore ai 14 anni, riprese con gli smartphone. In generale, in tutta la Penisola, si registra un uso improprio del digitale da parte dei minorenni, che sconfina in violazioni di legge.

L’importanza della giustizia riparativa
Una delle risposte alla devianza minorile in generale, a giudizio dell’Autorità garante, può arrivare dalla giustizia riparativa, che consente agli autori di reato di comprendere la sofferenza della vittima a partire dal suo vissuto, acquisendo consapevolezza di aver agito non contro qualcosa (la legge) ma contro qualcuno. Per questo, la giustizia riparativa può essere uno strumento per contenere i casi di recidiva. Allo stesso tempo la vittima, anche quella minorenne, trova uno spazio di ascolto e di parola, può esprimere emozioni ed elaborarle. È importante poi tenere vivi i presidi territoriali, valorizzare e rivitalizzare il sistema giustizia minorile, tra i più avanzati d’Europa, e promuovere occasioni di ascolto dei ragazzi anche attraverso modalità di gruppo.

L’attenzione all’ambiente digitale
In questo ambito, l’Autorità garante ha partecipato alle attività di un tavolo presso il Ministero della giustizia con Agcom e Garante per la protezione dei dati personali per definire una serie di proposte. La prima riguarda l’urgenza di evitare che bambini troppo piccoli utilizzino servizi online e social non adatti per la loro età e passa attraverso la definizione di un meccanismo di age verification sul modello dello Spid. Con riferimento alla condivisione delle immagini dei figli da parte dei genitori (il cosiddetto sharenting), si è poi proposto di riconoscere ai ragazzi ultraquattordicenni la possibilità di chiedere in autonomia la rimozione delle foto. Si è inoltre suggerito di applicare le norme in tema di lavoro minorile per contenere il fenomeno dei baby influencer. Fondamentale, infine, secondo l’Autorità, la realizzazione di campagne di sensibilizzazione che, per essere efficaci, dovranno essere portate avanti con la partecipazione dei minorenni.

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Redazione