Fragagnano (TA) - "Economia tra profitto e solidarietà"

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La famiglia è un luogo di amicizia, di festa, ma anche un luogo dove partono tutta una serie di scelte responsabili che si ripercuoteranno sull’intera società”. Sono le parole del professor Paolo Nepi, docente di Filosofia Morale presso  l’Università ROMA3 e delegato A.C.  della regione Toscana, parole che hanno dato il via all’interessante convegno sulla figura di Giuseppe Toniolo, avvenuto il 6 giugno 2012 a Fragagnano (TA).

Titolo del convegno “Economia tra profitto e solidarietà”, e già da qui si può intuire lo spessore delle argomentazioni del professore, il quale ha ringraziato la dirigente Maria Maddalena Schirano del l’I.C. “Toniolo” di Fragagnano per aver ideato una serata dedicata ad un laico - beato;  un uomo che è riuscito nella sua vita a miscelare  le sue convinzioni religiose con gli studi e le intuizioni economiche. Il professore ha avuto anche parole di elogio per gli alunni dell’Istituto Comprensivo che hanno letto un loro pensiero sulla vita e le opere del beato, accompagnati dalla maestra Grazia Nastasia. In auditorium erano presenti anche  i docenti della scuola “Bonsegna” di Sava e le maestre Lucia Scialpi e Teresa Todaro che hanno seguito per l’istituto “Toniolo” di Fragagnano  l’iter di beatificazione del professore di Treviso, recandosi personalmente a Roma il 29 Aprile 2012, giorno in cui la Chiesa di Roma ha portato a compimento il processo di beatificazione.
Il professor Nepi, collegandosi al tema del convegno, ha affermato che economia e solidarietà possono sembrare parole stridenti tra loro ma così non è.

Dobbiamo abituarci ad un nuovo tipo di economia capace di sganciarsi dall’idea della massimizzazione del profitto per avvicinarsi invece alla massimizzazione del “tempo per gli altri”; solo così avremo speso bene la nostra vita, avendo cura di chi percorre insieme a noi il cammino. Vengono in mente a sentire il professore le parole dell’incontro di catechesi tenuto dal dottor Franco Caputo a Carosino sul tema “Famiglia, economia e preghiera” l’8 giugno 2012, nel quale si è affermato che: ci dobbiamo chiedere,  prima di acquistare un prodotto, un oggetto, un pallone, come e da chi viene fabbricato, se da mano di bambini, da uomini e donne sfruttati o senza  garanzie sindacali. Ci dobbiamo chiedere quando depositiamo soldi in banca come viene investito il nostro denaro, in aziende lecite o nel commercio di armi. Sarebbe un grande passo avanti creare nel nostro territorio banche etiche, che rendano pubblico il loro fare affari e con chi. Questo significa fare scelte consapevoli partendo dalla famiglia, come voleva il nostro beato Giuseppe Toniolo. Certo per cambiare lo zoccolo duro del consumismo ci vuole una notevole dose di coraggio, e questo costa fatica, dedizione. Possiamo farcela, senza scoraggiarci se il nostro messaggio di stasera, ci dice il professor Nepi, riuscirà ad amplificarsi al di fuori della porta di questa scuola per cambiare il modo di pensare, rivoluzionare  un pensiero che oggi è votato all’avere, all’avidità del successo individuale.
 

Come non ricordare le parole del professore Luigino Bruni, coordinatore della commissione internazionale di Economia di Comunione, il quale negli incontri con gli studenti dell’ Accademia di Economia Civile di Taranto ha affermato che la gratuità, il bene comune, l’agape, è ferita e benedizione. Ferita perché deve per forza creare una spaccatura col mondo del consumo in cui viviamo oggi. E questo porta necessariamente sofferenza ma anche benedizione.
 

Giuseppe Toniolo si fece promotore dell’Enciclica “Rerum Novarum” trasformandone i concetti in azioni: fondò 700 società di mutuo soccorso, 600 casse rurali per offrire tassi accessibili anche ai piccoli imprenditori. Segnò il suo pensiero, ci dice il professor Nepi, sul concetto di “sussidiarietà”, sulla divisione tra Stato e Società. Il primato va alla società civile, lo stato è sussidiario solo dove la società non può intervenire. Un principio che va contro il liberalismo e socialismo che soffiavano fortemente sulle loro vele alla fine dell’800, che va contro la “mano invisibile” e contro la centralità dello Stato sull’uomo, ma per l’uomo. Punto cruciale del pensiero del  Toniolo è la “carità” come valore sociale, non del singolo quindi o che opera sul singolo, ma carità per rimuovere le barriere tra chi sta bene e chi non ha il minimo per sopravvivere. Carità per capire cosa crea la povertà per poterla rimuovere. Perché l’economia non può essere mossa da una mano invisibile, ma deve rispondere necessariamente a valori etici. Solo così la ricchezza incrocerebbe la mano della felicità. Quella pubblica. Elena Manigrasso