Testimoni e pagine della Resistenza

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Stamattina, insieme alle Presidenze diocesane di tutta Italia, abbiamo celebrato i 70 anni della Liberazione. Con le storie di vita associativa segnate dal sacrificio: don Aldo Mei, Odoardo Focherini, Gino Pistoni, Michele Del Greco, Teresio Olivelli. #25Aprile #Grazie

Posted by Azione Cattolica Italiana on Sabato 25 aprile 2015

A cura di Paolo Trionfini – Direttore dell’Istituto Paolo VI per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia.

Don Aldo Mei, nato nel 1912, sacerdote della diocesi di Lucca, dette asilo a renitenti alla leva fascista e a perseguitati politici e nascose ebrei. Il 2 agosto 1944 fu arrestato, nel corso di un rastrellamento tedesco, subito dopo aver celebrato la messa nella chiesa di Fiano, e fucilato dopo aver subito torture:

«Ho amato come mi è stato possibile. Condanna a morte - 1° per aver protetto e nascosto un giovane di cui volevo salva l’anima; 2° per aver amministrato i sacramenti ai partigiani, e cioè aver fatto il prete. Il terzo motivo non è nobile come i precedenti - aver nascosto la radio. Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio io che non ho voluto vivere che per l’amore [...]. Muoio pregando per coloro stessi che mi uccidono. Ho già sofferto un poco per loro».

Odoardo Focherini, nato nel 1907, presidente prima della Gioventù italiana di Azione cattolica, poi dell’Unione uomini di Azione cattolica, quindi presidente diocesano dell’Azione cattolica di Carpi, arrestato per essersi adoperato per portare in salvo oltre cento ebri, morì nel campo di concentramento di Fossoli nel dicembre del 1944:

«I miei sette figli... vorrei vederli prima di morire... tuttavia, accetta, o Signore, anche questo sacrificio e custodiscili tu, insieme a mia moglie, ai miei genitori, a tutti i mie cari... Dichiaro di morire nella più pura fede cattolica apostolica romana e nella piena sottomissione alla volontà di Dio, offrendo la mia vita in olocausto per la mia Diocesi, per l’Azione Cattolica, per il Papa e per il ritorno della pace nel mondo».

Gino Pistoni, nato ad Ivrea nel 1924, militò nell’Azione cattolica negli anni della guerra, arrivando a scrivere: «Se il Signore ti ha chiamato, non rigettare la sua Grazia, ma rispondi generoso all’appello divino». Entrato in una formazione partigiana, scelse di partecipare alla Resistenza senza usare le armi. Il 25 luglio 1944, durante un attacco delle SS, mentre gli altri partigiani fuggivano, si fermò a soccorrere un soldato tedesco ferito, venendo colpito mortalmente. Con le dita intrise di sangue, scrisse sulla tela del tascapane un messaggio-testamento rimasto unico nella storia della Resistenza:

«Offro la mia vita per l’Azione Cattolica e per l’Italia, W Cristo Re».

Michele Del Greco, nato nel 1896, pastore abruzzese, padre di quattro figli, dopo l’armistizio collaborò con la Resistenza dando aiuto ai prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento. Arrestato il 22 novembre 1943, fu fucilato un mese dopo, lasciando detto al suo parroco:

«Muoio per aver messo in pratica quello che mi è stato insegnato in chiesa quando ero bambino: dar da mangiare agli affamati».

Teresio Olivelli, nato nel 1916, dopo essersi arruolato come volontario in guerra, superò le simpatie per il regime fascista, partecipando attivamente alla Resistenza nel Bresciano. Arrestato più volte, seguì la via crucis dei campi di concentramento fino alla tappa finale di Flossemburg, dove morì nel gennaio del 1945:

«Signore, che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce segno di contraddizione,
che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dominanti, la sordità inerte della massa,
a noi, oppressi da un giogo numeroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato Te fonte di libera vita,
dà la forza della ribellione.
Dio che sei Verità e Libertà, facci liberi e intensi:
alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze, vestici della Tua armatura.
Noi ti preghiamo, Signore.
Tu che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocifisso, nell’ora delle tenebre ci sostenti la Tua vittoria: sii nell’indigenza viatico, nel pericolo sostegno, conforto nell’amarezza.

Quanto più s’addensa e incupisce l’avversario, facci limpidi e diritti.
Nella tortura serra le nostre labbra.

Spezzaci, non lasciarci piegare.
Se cadremo fa’ che il nostro sangue si unisca al Tuo innocente e a quello dei nostri Morti a crescere al mondo giustizia e carità.
Tu che dicesti: “Io sono la resurrezione e la vita” rendi nel dolore all’Italia una vita generosa e severa.
Liberaci dalla tentazione degli affetti: veglia Tu sulle nostre famiglie.
Sui monti ventosi e nelle catacombe della città, dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che Tu solo sai dare.
Signore della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore».