“Non abbiate paura di essere dito di Gesù”

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Savio Hon Tai-Fai

L’omelia di mons. Savio Hon Tai-Fai, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli

 

Mi è un privilegio e un piacere l’invito a celebrare con voi l’Eucaristia durante il vostro stimato Convegno. Il tema è interessante: La realtà sorprende l’idea. La Missionarietà dell’Ac alla luce dell’Evangelii Gaudium. Anni fa, negli anni Settanta, avevo già sentito il nome dell’Azione Cattolica tramite i missionari italiani in Cina. All’epoca uno di loro parlava della solidarietà dell’Ac paragonandola con il detto del Confucio: «Quando le circostanze richiedono solidarietà, non si retrocede neanche di un millimetro». La realtà sorprende l’idea. Lo spero. Inoltre, non dimentichiamo che oggi è anche la giornata mondiale della preghiera per le vocazioni.

La quarta domenica di Pasqua è per tradizione dedicata al Buon Pastore. Gesù è il Buon Pastore per tutta l’umanità, di tutti i popoli, in particolare, di tutta la Chiesa e di quest’associazione chiamata Azione Cattolica.

La prima lettura presenta la replica di Pietro, davanti al sinedrio, per la guarigione dello storpio che egli ha operato in nome di Gesù, «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!» (At 3,6). L salvezza che ci porta Gesù è “pasquale”, consiste in un passaggio e in un superamento: corregge ciò che è errato, completa ciò che è mancante, trascende ciò che è ordinario.

La seconda lettura parla della nostra vocazione, cioè di essere chiamati figli di Dio.

Il brano del Vangelo costituisce un discorso dell’amore di Gesù come buon pastore, che da la propria vita per le sue pecore.

Carissimi membri dell’Ac, avete in questi giorni celebrato il Convegno. Avete meditato alcune parole-chiave di un programma del presente Pontificato: poveri, popolo, misericordia, gioia e dialogo. Credo che siate già caricati di nuova energia con un desiderio rinfrescato di essere gioiosi evangelizzatori. Non abbiate paura di essere dito di Gesù che bussa alla porta del cuore di chi ancora in è attesa dell’annuncio del Vangelo.

Immaginiamo che qualcuno bussi alla tua porta, “toc, toc, toc,”. Tu rispondi, “chi è?”, l’altro dice, “è Gesù”, e tu chiedi, “chi è Gesù?’”

Ora facciamo una prova, faccio: “toc, toc, toc” e rispondete. Chi è? Gesù. Chi è Gesù?

 

Salvatore

Gesù è il figlio di Dio. Il suo nome vuol dire “Dio salva”. Con potenza, Egli porta in sé l’appello alla pienezza di vita e di amore che ogni uomo desidera, e la risposta cioè il compimento mediante la sua morte e risurrezione. A lui è stato dato ogni potere in cielo e in terra

«Questo Gesù – dice Pietro colmato di Spirito Santo davanti al sinedrio – è la pietra che è stata scartata da voi , costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvato» (At 4, 11-12).

Toc, toc, toc! Chi è? È Gesù? Chi è Gesù?

 

Mediatore

Egli è il mediatore tra Dio e l’uomo. Per esserlo egli si fece carne e abito in mezzo a noi, in modo da poterci abilitare a dire per mezzo di Lui al Padre, “non la mia volontà, ma la tua”. Ciò che sta all’origine della sua mediazione è appunto l’amore del Padre, come afferma l’Apostolo S. Giovanni, «vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio». Gesù lo lascia passare ai discepoli perche si dilati, giunga fino a tutti gli uomini e li trasformi in figli di Dio. L’amore non esclude, ma suscita nelle creature cooperazione. Sant’Agostino, in un pensiero ripreso anche da San Tommaso, dice: «Qui creavit te sine, non redemit te sine te», detto in altre parole. “Per l’amore di Dio, siamo stati Creati senza il nostro volere, ma non possiamo essere personalmente salvati dallo stesso amore senza la nostra cooperazione”. Gesù, da mediatore, viene nel nostro favore per sciogliere il ghiaccio dei nostri cuori, affinché possiamo camminare insieme a lui verso il Padre, emettendo grida di amore, “Abbà! Padre!”

Toc, toc, toc! Chi è? È Gesù? Chi è Gesù?

 

Servo

Gesù è il Servo di Dio, inviato al mondo per compiere il comando del Padre. Egli non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. In questo quadro del comando di amore, Gesù dà la propria vita, per poi riprenderla di nuovo. Egli ha il potere di darla e il potere di riprenderla. In virtù di essere il Servo di Dio, Egli diventa il nostro Buon Pastore dicendoci, «conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore».

Carissimi fratelli e sorelle, conoscere nel Vangelo è amare intensamente. Questo è il compito primario dell’Azione Cattolica, associazione di laici, anzi di laici fedeli impegnati a vivere, ciascuno “ a propria misura” ed in forma comunitaria, l’esperienza di fede, l’annuncio del Vangelo e la chiamata alla santità. Oggi non abbiate paura di essere dito di Gesù, che bussa le porte dei cuori e li trasmette il suo SMS. Salvatore, Mediatore, Servo.

 

Oggi, pregate per noi sacerdoti e vescovi, pastori, che noi possiamo essere veri pastori. Nessuno – dice San Tommaso – può essere considerato pastore degno di tale nome «nisi per caritatem efficiatur unum cum Christo» ( se non unito con Cristo mediante l’amore).

Preghiamo per le vocazioni in questo giorno. Alla radice di ogni vocazione cristiana – dice Papa Francesco – c’è questo movimento fondamentale dell’esperienza di fede: credere vuol dire lasciare sé stessi, uscire dalla comodità e rigidità del proprio “io” per centrare la nostra vita in Gesù Cristo.

Ascoltare e accogliere la chiamata del Signore non è una questione privata e intimista che possa confondersi con l’emozione del momento; è un impegno concreto, reale e totale che abbraccia la nostra esistenza e la pone al servizio della costruzione del Regno di Dio sulla Terra. Al riguardo della sua concretezza e quotidianità nella vita, vorrei citare il saggio cinese Confucio, che dice:  “Non mi lamento con il Cielo, né biasimo gli uomini. Apprendo le cose della terra per raggiungere la volontà del Cielo. Qui sta quello che sono e faccio. Lo sa il Cielo”.

Sia lodato Gesù Cristo!

 

26 aprile 2015