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Tavola rotonda al Convegno Presidenze sulla corresponsabilità nel quotidiano. L'esperienza dà carne ai valori e si vive anche in Ac

Di Ada Serra

Ci sono un sindaco, un parroco e una coppia di sposi. Non è una barzelletta ma i protagonisti della tavola rotonda su corresponsabilità e Concilio che anima la seconda parte della mattinata del di sabato 27 aprile al Convegno nazionale delle presidenze diocesane di Azione cattolica. 

Filippo Scalas, primo cittadino di Nurachi in Sardegna, don Claudio Nora, parroco di quattro parrocchie al centro di Milano, Monica e Gianni Borsa, sposi e genitori di quattro figli da Legnano, portano ai responsabili di Ac di tutta l'Italia i loro racconti di vita vissuta, esperienze vive di chi, tra le vicissitudini di ogni giorno, si impegna a vivere e testimoniare il Vangelo.

La drammatizzazione di un ipotetico dialogo serale tra mamma e papà in casa Borsa apre il dialogo. "Figli, lavoro, soldi, malattie, amici, vacanze sono gli argomenti di cui si parla in casa" spiega Monica. "Raramente tra le mura di casa si affrontano temi di sociologia, di antropologia, di teologia. Questo non significa che non ci sia spazio per guardare oltre il quotidiano: ma lo si fa da una prospettiva che affonda le radici nella vita vissuta: si spera nel futuro attraverso i sogni dei ragazzi; si parla di giustizia e di equità constatando i diversi stili di vita delle persone che si incontrano; si pensa alla fede e alla Chiesa commentando il servizio della Caritas in parrocchia o un gesto semplice di papa Francesco" aggiunge.

La testimonianza di papà Gianni Borsa, che è anche il direttore di Segno, il mensile dei giovani e degli adulti di Ac, si concentra su una parola: responsabilità. "Responsabilità come fecondità: del generare i figli ma anche della creatività. Responsabilità verso la città: con il lavoro, nel volontariato, in politica. Responsabilità nel trasmettere il senso del limite in famiglia. Responsabilità nel trasmettere proprio nello scorrere della quotidianità l’apertura verso di Dio, la bellezza e la gioia che nascono dalla fede. Infine, quando la responsabilità va oltre il senso del dovere, allora questa responsabilità ha un nome preciso e si chiama amore e dà una grande e piena felicità".

Don Claudio Nora, già assistente nazionale Acr, oggi si occupa di tre parrocchie nel centro storico di Milano. La sua esperienza di comunione nel cuore della Chiesa milanese significa "camminare insieme per lavorare meglio, fare discernimento insieme per proporre orientamenti pastorali". Il consiglio pastorale condiviso gli sta insegnando che "Bisogna ripartire dalla responsabilità che condividiamo, dalla sfida che insieme cerchiamo di portare avanti". In una realtà complessa e ricca come è quella del centro di Milano, don Claudio invita i suoi parrocchiani a chiedersi "Come Dio ci chiede di essere comunità cristiana, per poi promuovere contesti in cui circolino idee".

Filippo Scalas, sindaco in un comune di duemila abitanti in provincia di Oristano, è cresciuto in Azione cattolica. Incalzato dalle domande del moderatore Marco Iasevoli, spiega come nel suo paese "tutte le dinamiche della vita sono comunitarie: nascita, morte...Tutte le realtà sono portate a interagire e il sindaco è una sorta di pater familias, a cui ci si rivolge per ogni piccolo problema. Aziende che chiudono, disoccupazione, famiglie in crisi sono le difficoltà maggiori". Però spesso manca il senso di corresponsabilità, si fa fatica ad andare fuori dai propri problemi, a condividere. "Dalla crisi e dalla sfiducia nella politica - dice ancora Salas - si esce con una politica più credibile e con cittadini disposti a farsi coinvolgere".

"E l'Azione cattolica cosa c'entra con tutto questo?" provoca il giornalista Marco Iasevoli.

Don Claudio Nora: "L'Ac non è solo un sovraccarico di impegni ma franchezza nella carità, libertà, cura, condivisione, nutrirsi della Parola, costruire legami buoni, mettersi in gioco, capacità di fare posto ai ragazzi e ai giovani".

Sindaco Scalas: "Nell'ultima campagna elettorale il mio competitor era il presidente dell'Ac" racconta, provocando l'ilarità dell'assemblea. "La campagna è stata corretta e ora anche il confronto maggioranza-opposizione è produttivo. Lo stile di condivisione, sobrietà che si impara in Ac è di esempio per la politica. L'Ac può essere di stimolo per chi amministra: ogni scelta politica è parziale, però c'è bisogno di un discernimento comunitario, nella Chiesa come sui temi della società civile".

Monica, mamma e consigliera comunale: "L'impegno politico va condiviso in famiglia. Da questa condivisione saranno poi loro a scegliere se e come impegnarsi in Ac, nella vita e magari anche in politica". Le fa eco Gianni: "Dobbiamo smettere di metterci al centro e dare spazio all'ascolto. Misericordia, benevolenza, studio e intelligenza, seminare senza pretendere di raccogliere significa essere responsabili nel contesto in cui si vive".