Cinque idee per vivere la corresponsabilità

Versione stampabileVersione stampabile

La relazione del presidente Franco Miano chiude il Convegno delle presidenze 2013 "Abitare il mondo da figli". E apre gli scenari su cui l'Ac dovrà misurarsi durante l'anno assembleare - di Gianni Di Santo

Il primo pensiero dell'Ac va a papa Francesco. Che, ancora una volta, chiede di pregare per Lui. E l'Azione cattolica lo fa, oggi come ieri. Il secondo pensiero va al Paese, ribadisce Franco Miano nella relazione conclusiva al Convegno delle presidenze diocesane. Sappiamo che il Paese merita un futuro migliore del suo presente, e per ciò l'Ac si impegna. Chiediamo al nuovo governo, sono le parole di Miano, delle soluzioni rapide soprattutto in relazione agli effetti della crisi economica sulle famiglie e sui lavoratori. "Vorremmo anche che si dia nuova speranza alla credibilità della politica, che si guardi alla riforma istituzionale, alla necessità di una riforma dei partiti, sappiamo che è necessario il dialogo per tornare a sperare". L'Ac chiede e spera un'Italia più bella e più giusta.
Per quanto riguarda invece il cammino dell'Azione cattolica, dal punto di vista associativo è un momento importante. Da vivere insieme. Da corresponsabili. La prossima assemblea generale del prossimo anno, con il rinnovo delle cariche associative nazionali, è un momento che tutti i soci vivranno in una "straordinaria normalità " nei loro cammini parrocchiali e diocesani. Nello stesso tempo il cammino dell'Ac italiana si affianca al cammino del Fiac. È un compito, quello della corresponsabilità internazionale, cui tutti dovrebbero concorrere.
In questo senso, tutto l'impegno dell'associazione è rivolto a una corresponsabilità che mette in gioco il nostro tempo, le nostre vite, i nostri impegni.
La corresponsabilità non è un dato tecnico, burocratico. Ci interessa invece, sempre secondo le parole di Miano, nel nostro profondo: la gioia di poter concorrere ad annunciare il vangelo che cambia la vita. È un sentire che vorremmo crescesse tra noi laici. Parlare di famiglia, di parrocchia, di città vuol dire parlare delle nostre vite e del senso della corresponsabilità nelle nostre vite.
Quello che cogliamo anche dalle relazioni ascoltate in questi giorni, è l'indicazione di uno stile. Uno stile proprio dell'Ac. Uno stile amico di tutti, ma non dimenticando le differenze, ma valorizzandole, accogliendole.
Per Miano sono importanti cinque parole: la forma del cuore, la forma della vita, la forma della comunità, la forma del mondo e la forma associativa.
Al cuore di ogni proposta educativa dell'Ac c'è la forma del Cristo vivente. E questa forma dà contenuto alle nostre esistenze. Noi oggi abbiamo bisogno di ritrovare forme credibili del vivere personale e comune.
Noi crediamo, dice Miano, che nel cuore ci sia la sintesi della vita, dove parte tutto lo slancio delle nostre esistenze. C'è un cuore affaticato, a volte, rispetto al nostro rapporto con il tempo. Ecco perché il cuore va curato, ascoltato, perno della nostra gratuità. Aprire il cuore al tempo coltivato e sperato.
Dare forma alla vita. Coniugare vita sociale e vita individuale. "Ecco perché noi vogliamo contribuire a questo nuovo umanesimo che ci sta davanti". Di fronte anche alle nuove povertà di questo Paese l'Ac non può rimanere inerte. La forma della vita è anche la forma di una vita che consente di esprimersi pienamente. Solo quando spiritualità e solidarietà tendono a unirsi allora la forma della vita ha il suo compimento.
La forma della comunità ci mette davanti a una consapevolezza che la nostra comunità sta cambiando. La pratica religiosa cambia, ma non solo. Cambiano i nostri presbiteri, sia di numero, sia nel modo stesso di essere prete. Cambia la nostra pastorale. Come Ac come ci poniamo di fronte a questi cambiamenti? Con ascolto, attenzione e responsabilità.
La forma del mondo: il tema della mondialità dovrebbe divenire un momento della formazione ordinaria del nostro impegno. E non un fatto straordinario. Forma del mondo significa prendere sul serio la globalizzazione, capire che non c'è solo la nostra parrocchia o la nostra diocesi. Ma c'è altro. Un altro che oggi è molto più vicino a noi. Anche da mondi lontani.
Per l'Ac è tempo di lavorare alle tante potenzialità non espresse. Le forme dell'associazione, cioè una forma di testimonianza comunitaria, è ancora oggi più importante della testimonianza personale. Oggi, ribadisce Miano, " è il punto in cui tocca lavorare di più ".
La chiave fondamentale del prossimo percorso assembleare è raccontare il legame buono della vita associativa. Riprenderlo a raccontare perché è aiuto fondamentale a uscire da se stessi, a mettersi in marcia, a camminare con i fratelli. Questo legame non è un legame chiuso, bensì è un legame aperto.
In questo senso queste cinque parole accompagneranno il cammino dell'Ac in questo anno preassembleare. Un tempo ricco, stimolante, e aperto al nuovo che avanza  per immaginare una Chiesa, un Paese e un'associazione da vivere e da sognare.