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La tavola rotonda con il card. Zuppi

Sogniamo una Chiesa diversa

Sogniamo una Chiesa diversa, che sia capace di dialogare con tutti, che sappia prendersi cura delle persone, vicina, prossima, che sappia mettere al centro della sua esperienza il valore della comunità.

Questa Chiesa è già presente in tante esperienze. Lo abbiamo visto nelle realtà parrocchiali e diocesane. Nei luoghi del nostro cammino. Vogliamo vivere questo tempo come un tempo di discernimento: e vivere nella celebrazione della bellezza il valore di essere comunità.

Il presidente nazionale di Ac, Giuseppe Notarstefano, ha introdotto così la tavola rotonda di sabato 26 agosto, moderata da Stefano Ziantoni, di Rai Vaticano, con il card. Matteo Zuppi.

Un incontro davvero fruttuoso, senza peli sulla lingua, come è nello stile del presidente della Cei.

Basta paure

Un incontro e tante domande che hanno parlato di una Chiesa che deve ribellarsi alle paure e a questo tempo di crisi generale, attrverso la bellezza del raccontare il Vangelo e la strada. E non servono nemmeno i numeri, che spesso ci angosciano. Serve invece brillare, ascoltare l’uomo e l’umanità ferita, e non temere del coraggio di guardare con sorriso al futuro che viene.

Amiamo i nostri giovani

Un incontro e un dialogo continuo con le giovani generazioni, che il card. Zuppi ha voluto fortemente declinare al presente. C’è un Sinodo universale che a ottobre prenderà forma e contenuto, c’è una Chiesa italiana che con coraggio ci mette la faccia – soprattutto con l’aiuto dell’Ac, associazione storicamente dedita alla corresponsabilità –, c’è una Gmg di Lisbona che ci ha raccontato cose nuove sui giovani. Ma che ha parlato anche a tutte le età.

C’è da recuperare non solo il senso della laicità. E della corresponsabilità. Ma anche c’è da recuperare il senso di cittadinanza. La politica è ancora oggi il centro per progettare futuro bello. I giovani ci chiedono di esser credibili, il popolo di Dio ci chiede di essere convincente.

Questioni di linguaggio…

Nell’essere convincenti dobbiamo migliorare il linguaggio, che non basta da solo. Il linguaggio è il primo step, poi tocca aggiornare i nostri contenuti. Che sono più importanti dei linguaggi. Aggiornare le frontiere, saper capire e accompagnare le migrazioni, non aver paura del diverso, essere vicini alle fragilità e alle povertà del mondo globale, ascoltare i consigli delle generazioni più mature. Ma fare qualcosa. Adesso. Subito. Il Sinodo è l’occasione giusta. 

Perché la Chiesa è comunità. Non potrebbe essere altrimenti. La Chiesa che sogniamo è comunità.

E questa Chiesa che sogniamo ha bisogno del contributo dell’Ac. Soprattutto in questo periodo difficile di passaggio e di crisi. Un’Ac pronta a mettersi in gioco, come ha sempre fatto nel corso della sua storia.

Credibili, convincenti, vicini all’Altro, chiunque esso sia. Le prossime sfide di una Chiesa che vuole diventare comunità vera.

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