Sogni da giovani, un’associazione che accompagna

“Ma come? Se te ne vai chi penserà a tutte queste cose?”. Non lasciamo che i giovani vivano con il senso di colpa le loro scelte ambiziose! Accompagniamoli e sosteniamoli attraverso la cura delle relazioni. Ce ne parla Silvia Orlandini, vicegiovani della diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnato

Durante uno dei miniconvegni del modulo formativo “Cambio di Rotta” a Montesilvano abbiamo incontrato Angela Moscovio. Campana di nascita e lombarda di adozione, ha lavorato nello scorso triennio alla stesura del “Progetto Fuorisede. Studenti e lavoratori per il mondo”. Durante l’incontro abbiamo trattato delle esperienze di mobilità e, per introdurre il dibattito, Angela ha portato due testimonianze molto diverse di ragazze fuorisede.   

Dal confronto è emerso che, per accompagnare nella mobilità, è fondamentale interrogarsi sulle esigenze del territorio, poiché ogni diocesi si differenzia in base alle necessità e alle risorse: alcune infatti sono chiamate a strutturare percorsi di accoglienza per i giovani che arrivano; altre sono invece luoghi di “partenza”, chiamate a stare vicino ai giovani che per motivi di studio o di lavoro cambiano città e si spostano.

Un giovane che si sposta ha voglia di sentirsi a casa nel nuovo luogo in cui vive. Proprio per questo, ci sono varie attività che la diocesi ospitante può mettere in campo, presentandosi accogliente e promuovendo attività coinvolgenti. Per guidare i giovani nei loro primi passi in un ambiente nuovo si possono proporre aperitivi di benvenuto, feste per fuorisede oppure la creazione di un canale Telegram per mantenere tutti connessi e aggiornati. Angela ci ha ricordato l’importanza di un “referente fuorisede”, figura fondamentale per riuscire a fare rete nel territorio e promuovere l’appartenenza alla dimensione associativa nazionale. 

La sfida della mobilità non riguarda però solo la diocesi “di arrivo”: per una diocesi di partenza “connessioni” deve essere la parola d’ordine. Educatori ed educatrici devono affrontare consapevolmente lo spostamento dei giovani e sostenerli nella scelta universitaria o lavorativa. Una festa diocesana settembrina per inaugurare le partenze può essere un’idea vincente. Inoltre, insieme al Msac e al Mlac, si possono promuovere dei percorsi di orientamento. Ma, soprattutto, i giovani devono sentire che l’associazione è loro vicina. È necessario incoraggiarli nel proseguimento dell’esperienza associativa perché il loro lavoro non è finito. È con questa provocazione che è stato introdotto un altro importante argomento di discussione: il senso di colpa. 

Il ragazzo o ragazza che lascia la sua diocesi ha passato gli ultimi anni dividendosi fra vita privata e servizio in AC. Quante volte avrà desiderato il dono dell’ubiquità per andare al Consiglio diocesano, alla festa di carnevale in parrocchia, alla riunione di programmazione del campo estivo oppure a stampare dei fogli per l’attività dell’ACR (tutti rigorosamente da ritagliare a mano). “Ma come? Se te ne vai chi penserà a tutte queste cose?”. Non lasciamo che i giovani vivano con il senso di colpa le loro scelte ambiziose! Accompagniamoli e sosteniamoli attraverso la cura delle relazioni. 

Certamente, è uno sforzo impegnativo. Motivo per cui, nella seconda parte del miniconvegno svolta il giorno successivo, abbiamo provato a pensare a idee concrete che possano alleggerire il lavoro di tutti. Dalla condivisione è emerso che per riuscire a sensibilizzare sul tema della mobilità non si può aspettare che il o la giovane abbia già la valigia in mano. Bisogna lavorare prima, da quando sono giovanissimi, così che crescano con la consapevolezza che l’Azione cattolica cammina insieme a loro. La collaborazione con il Settore adulti, i movimenti e l’articolazione è fondamentale. Gli adulti, per esempio, possono condividere delle testimonianze che aiutino ragazzi e ragazze nella loro scelta universitaria o lavorativa. Questo, inoltre, si coniuga con l’attenzione che le diocesi dovrebbero avere riguardo la crescita della dimensione spirituale dei giovani. È inoltre importante che il Consiglio diocesano si muova unitariamente scegliendo un membro come referente fuorisede, organizzando incontri di formazione e comunicando assiduamente con le parrocchie. Tutte queste operazioni concrete possono aiutare a creare rete e prossimità. Tra i buoni propositi 2022 il Settore può certamente scrivere: “Progetto fuorisede”. 

“Bello! Ma nella mia diocesi è impossibile”. 

“Con tutto quello che c’è da fare non posso pensare anche a questo!”. 

“Ma chi me lo fa fare? Troppo sbatti!” 

“Mi piacerebbe farlo, ma purtroppo sono da solo/a”

Se anche solo una di queste frasi ti è passata per la testa alla fine di questo articolo, allora fermati e sorridi. Siamo tutti nella stessa barca. A Montesilvano eravamo più di 300 a condividere gioie e frustrazioni del servizio associativo. Ciò che è stato davvero gratificante è vedere giovani da tutta Italia che raccontavano delle loro diocesi imperfette e sgangherate, ma sempre con quella luce infondo agli occhi di speranza e ambizione. Da Bolzano fino a Palermo non troverai mai un Settore giovani perfetto, ma certamente incontrerai un’Associazione che cammina insieme a te e ti supporta.

Autore articolo

Silvia Orlandini