Settimana sociale cei. Notarstefano: antifragilità per ripartire

“Parliamo tanto di transizione ecologica, ma la transizione è ancora troppo lineare: la trasformazione è qualcosa di più complesso, più profondo, perché quello che dobbiamo fare non è soltanto una pennellatura di verde nei nostri modelli produttivi, è qualcosa che richiede un esigente cambiamento del modo di vivere delle persone”.

Lo afferma Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica, in una video-intervista che parte da una seria che askanews ha realizzato in vista della 49a Settimana sociale dei cattolici italiani intitolata “Il pianeta che speriamo”, che si svolgerà a Taranto dal 21 al 24 ottobre prossimi. Ambiente, lavoro, futuro, tutto è connesso, sottolinea la Conferenza episcopale italiana. Notarstefano ha scelto per noi una parola-chiave, antifragilità. 

“La parola-chiave che vorrei sottolineare è antifragilità. Un’espressione utilizzata dal matematico israeliano Nassim Micholas Taleb, studioso dei mercati finanziari ma anche intellettuale e filosofo, che si differenzia dal concetto pure importante e significativo di resilienza, usato in questo tempo. L’antifragilità è la reazione che ci aspettiamo oggi a livello sistemico, in particolare del nostro sistema Paese, e che le Settimane sociali vorrebbero accompagnare, animare, innescare. 

Vorremmo, cioè, utilizzare questa crisi, che non dobbiamo sprecare, come occasione per una trasformazione. Parliamo tanto di transizione ecologica, ma la transizione è ancora troppo lineare: la trasformazione è qualcosa di più complesso, più profondo, perché quello che dobbiamo fare non è soltanto una pennellatura di verde nei nostri modelli produttivi. È qualcosa che richiede un esigente cambiamento del modo di vivere delle persone, e quindi riguarda gli stili di vita, i processi educativi, i meccanismi sociali, la maniera in cui ci si rapporta all’utilizzo delle risorse, ci si prende cura dei beni comuni, si custodiscono e si rigenerano gli spazi in cui le persone vivono e abitano. Gli stessi modelli della produzione, quindi, devono essere ispirati all’economia circolare: la riduzione dello spreco, l’utilizzazione di energie rinnovabili, l’adozione di una logica inclusiva, dove il lavoro e il capitale umano ritornano a essere il fattore centrale della produzione. 

Penso che questa sia la grande sfida: avviare una trasformazione. In questa prospettiva va l’ “umile apporto”, per usare l’espressione utilizzata da papa Francesco in Fratelli tutti, che i cattolici italiani vogliono dare al Paese attraverso un metodo di lavoro che parte da uno sguardo contemplativo sulla realtà, cioè dalla consapevolezza che accanto ai problemi, ai drammi delle persone, c’è anche  la capacità di andare oltre. Uno sguardo biblico, che dice come l’uomo sia ancora oggi cosa buona e che guarda in avanti con speranza vedendo la possibilità di cambiamento. 

È questo quanto la Chiesa e i cattolici vogliono fare oggi. Abbiamo di fronte sfide drammatiche, epocali. Per il tema ambientale è l’ultimo appuntamento: non possiamo più sbagliare, perché non c’è un “pianeta B”, come dicevano qualche mese fa i ragazzi che seguivano Greta. Esiste anche, però, una grande capacità di bene. Questo è un altro elemento di metodo delle Settimane sociali, che abbiamo potuto constatare concretamente. Non si tratta solo, quindi, di un’ingenuità, di una favola della buona notte che ci raccontiamo: abbiamo visto modelli di impresa diversi, come quelli delle tante cooperative giovanili che hanno dato nuova vita ai beni confiscati alle mafie al Sud, o  quelli delle realtà socialmente responsabili che hanno rigenerato spazi comuni al Nord. Abbiamo visto nuovi modi di armonizzare lavoro e vita all’interno delle aziende, la valorizzazione dei giovani, delle donne, dei più fragili. Le interessanti buone pratiche mappate in questi anni ci hanno ispirato anche a identificare nuovi modi possibili per ripensare l’economia in senso trasformativo.

Credo che lo sforzo che dobbiamo compiere sia esigente. Esso richiede, come ricordano i nostri giovani, la costruzione di un’alleanza tra le generazioni, tra la società civile e le istituzioni, tra la Chiesa e il mondo laico. Un’alleanza ad ampio raggio, cui vorremmo dare un contributo, come diceva d. Tonino Bello, di organizzazione della speranza Bisogna rialzare lo sguardo, in modo non ingenuo ma positivo, verso il futuro, che diventa bello e significativo se mette in moto il presente. 

Le Settimane sociali vogliono assumere e stimolare una logica di circolarità non solo economica e produttiva, riguardante l’utilizzo dei beni, ma fatta anche di scambio generativo tra le persone, le esperienze, le sensibilità, le diverse età e condizioni di vita. Una circolarità che permetta di dare al nostro Paese la possibilità di guardare avanti tutti insieme, in una logica di responsabilità che ci proietta verso il futuro”. 

26 agosto 2021

Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Autore articolo

Askanews

Prossimo articolo