L’appello al Governo per sostenere e rilanciare il servizio civile

Servizio civile, non si può dire no

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Come i mesi più duri dell’emergenza Covid hanno dimostrato, il servizio civile ha costituito un formidabile strumento di coesione sociale e di solidarietà nei territori e nelle comunità più colpite. Eppure oggi sono poco più di 32mila i giovani in servizio, malgrado in Italia ci siano ogni anno circa 100mila giovani fra i 18 e i 28 anni disponibili a impiegare un anno della loro vita al servizio del prossimo e della difesa non armata della Patria. Un patrimonio civico inestimabile che rischia di ridursi a esperienza di nicchia a causa della continua riduzione delle risorse dedicate.

Eppure con la riforma del Terzo settore e il conseguente decreto attuativo del 2017 lo Stato ha sancito l’universalità del servizio civile, che significa che ogni giovane che voglia fare questa esperienza deve poterla fare. Con i fondi oggi previsti nella legge di Bilancio, invece, nel prossimo biennio non potranno aderire più di 18/19mila giovani. Una soglia lontanissima da quella promessa dal Governo in carica (50mila ragazzi l’anno) e a distanza siderale dall’impegno di almeno 100mila volontari l’anno implicita nel progetto del servizio civile universale. Non si può più stare a guardare questo scempio. Il periodico Vita, in collaborazione con le più importanti realtà di Terzo settore, in occasione dell’avvio della discussione sulla Finanziaria ha deciso di promuovere l’appello “Servizio civile, non si può dire no  (in allegato) firmato da 132 opinion leader del mondo della cultura e della società civile, tra questi il presidente nazionale di Ac Matteo Truffelli, per dire che il servizio civile deve essere una delle fondamenta del patto civico che sta alla base della ricostruzione del nostro Paese.

Possiamo permetterci il lusso di lasciare a casa decine di migliaia di giovani che vorrebbero fare servizio civile, ma ogni anno vedono la loro richiesta non accolta?
Nella prossima legge di bilancio il Governo deve trovare i fondi necessari per tutti i giovani che desiderano impegnarsi col servizio civile facendo domanda. Dire NO ogni anno a decine di migliaia di ragazzi e uno scandalo che deve finire:
Perché il nostro Paese non può rinunciare a migliaia di ragazzi disponibili a finalizzare un anno della loro vita “alla difesa non armata e nonviolenta della Patria, all’educazione, alla pace tra i popoli, nonché alla promozione dei valori fondativi della Repubblica” (decreto legislativo 40, del 6 marzo 2017).
Perché il servizio civile è uno straordinario strumento di coesione e tenuta sociale. L’opportunità di un Servizio civile universale per tutti i giovani e le giovani del nostro Paese sarebbe un grande laboratorio di socialità e di donazione, ma soprattutto di protagonismo personale per generazioni troppe volte umiliate dalla politica;
Perché in un momento in cui la disoccupazione giovanile nella fascia di età 15-24 anni è ormai al 31,1% non si può affossare uno strumento formativo che permette di acquisire sul campo soft skills sempre più richieste dal mercato del lavoro per una quota pari a circa un quinto di una generazione;
Perché non è accettabile che a fronte di un investimento pubblico crescente delle spese militari che quest’anno raggiungeranno la cifra record di 26,3 miliardi, non si trovino 500 milioni l’anno per il servizio civile universale;
Perché se la politica prende un impegno, quello di rendere il servizio civile universale, lo deve rispettare.