Sono passati 50 anni dal Convegno svoltosi nel febbraio del 1974 La responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di carità e giustizia nella città di Roma, meglio noto come il Convegno sui Mali di Roma. Partendo dalla memoria di quel Convegno, quest’anno la Chiesa di Roma ha voluto fare un percorso di riflessione riprendendo alcune delle sfide che oggi attraversano la città di Roma: povertà educativa, povertà sanitaria, povertà della casa, povertà del lavoro. Seminare la speranza è il compito che attende tutti.
Il percorso ha avuto lo scorso 25 ottobre un momento pubblico di assemblea intorno al suo vescovo, papa Francesco, che ha rilanciato a tutta la Chiesa di Roma le attese e le speranze degli uomini di oggi affinché sia veramente «giubileo per tutti». È un appello che non può lasciarci indifferenti.
Lo stesso arcivescovo Baldassare Reina, vicario di Roma dallo scorso 6 ottobre e futuro cardinale nel prossimo Concistoro del 7 dicembre, ha sottolineato come questo convenire è occasione perché tutti prendano coscienza dei problemi che ci sono. Perché “nessuno si salva da solo”.
I problemi della città sono problemi che occorre sentire propri. La Chiesa è parte integrante della città e la città è il luogo in cui siamo chiamati ad annunciare il Regno.
L’invito quindi è quello di «chiamare a raccolta tutti e ciascuno con la propria responsabilità…. Creando … delle occasioni stabili di confronto e di collaborazione con le istituzioni, con il vasto mondo delle associazioni, con gli uomini e le donne di buona volontà a cui sta a cuore il bene della persona umana e insieme lavorare per seminare speranza».
Un appuntamento quindi non solo «per celebrare un pezzo di storia di Chiesa e di città», ma soprattutto per intravvedere tracce, percorsi, prassi, processi da rimettere in campo, facendo “rete”, sentendosi “comunità”.
Cosa possiamo fare noi?
Un invito a cui tutte le realtà ecclesiali e non presenti a Roma non possono sentirsi estranee, perché in quest’anno giubilare si riesca a intercettare veramente tutti. Siamo chiamati a domandarci, come ci invita papa Francesco: «cosa possiamo fare noi? Vediamo nella storia ferita di queste persone il volto di Cristo sofferente? Siamo capaci di vederlo? Avvertiamo il problema per farcene carico? Cosa possiamo fare insieme?». Cosa significa «portare ai poveri il lieto annuncio, ricucire lo strappo, seminare la speranza»?
L’invito di Francesco è chiaro: «è necessario ricucire questo strappo impegnandoci a costruire delle alleanze che mettano al centro la persona umana, la sua dignità. Per fare questo occorre lavorare insieme, armonizzare le differenze, condividere ciascuno il dono e la missione che ha già ricevuto».
«E questo significa anche crescere nel dialogo: il dialogo con le istituzioni e le associazioni, il dialogo con la scuola e la famiglia, il dialogo tra le generazioni, il dialogo con tutti, anche con chi la pensa diversamente. Per ricucire lo strappo serve la pazienza del dialogo senza pregiudizi, confrontandosi con passione sulle idee, sui progetti e sulle proposte utili a rinnovare il tessuto della città. Insieme possiamo rischiare delle strade nuove, vincendo il virus dell’indifferenza, che tutti ci contagia come se quanto accade, negli angoli della nostra città e del pianeta, non ci riguardasse»
«Rivolgo a tutti voi – dice sempre il Papa – un appello forte a realizzare opere concrete di speranza. Oggi dobbiamo avviare nuovi processi, nuovi processi di speranza: sognare la speranza e costruire la speranza attraverso il nostro impegno, che è un impegno responsabile e solidale! Osate! Tutti voi osate nella carità, non abbiate paura di sognare imprese grandi anche se queste iniziano con impegni piccoli».
Alleanze e sinergie
E ancora «è importante, formare le coscienze alla dottrina sociale della Chiesa, perché il Vangelo sia tradotto nelle diverse situazioni di oggi e ci renda testimoni di giustizia, di pace, di fraternità». Alleanze, sinergie, rete per contrastare le diverse povertà e valorizzazione nella pastorale ordinaria e nella catechesi, del pensiero sociale della Chiesa. L’appello è quello di farsi «tessitori di una nuova rete sociale e solidale nella Città, per ricucire gli strappi che la lacerano».
Seminare la speranza
L’Ac di Roma fa propria l’urgenza della formazione delle coscienze e lo fa attuando quello che è il metodo della dottrina sociale della Chiesa: vedere, giudicare, agire per attivare processi e prassi concrete di vicinanza e di azione. Tanti sono ad esempio i gruppi associativi e i soci che si spendono in gesti di carità verso categorie fragili, anziani, ammalati, ma tante sono anche le attenzioni che l’associazione diocesana ha avuto nei recenti incontri sul tema dei migranti, della ricerca abitativa dei giovani studenti, del lavoro, della disuguaglianza sanitaria, proponendo percorsi come l’iniziativa del farmaco solidale, alleanze con Acli o Caritas o occasioni di riflessione e di confronto per promuovere dialogo, costruire reti.
Due webinar dell’Ac di Roma
In particolare su due urgenze l’Ac di Roma intende spendersi: la povertà educativa e quella partecipativa. Prossimamente sono quindi in programma due webinar, entrambi sul canale youtube dell’Azione Cattolica di Roma.
Il primo è il 5 novembre sulla povertà educativa, che è povertà valoriale, culturale, relazionale e di capacità interpretativa della realtà e che quindi abbraccia tutti (bambini, giovani e adulti) e la responsabilità della comunità educante per pensare insieme percorsi di accompagnamento creando sinergia (seguirà poi nei prossimi mesi anche un focus sui preadolescenti, una fascia d’età profondamente cambiata negli ultimi anni per la quale è fondamentale ripensare non solo l’azione pastorale ma anche quella formativa ed educativa).
Il secondo webinar il 18 marzo 2025 sul tema della partecipazione, intesa come presenza viva e attiva nella vita sociale, civile, culturale, politica ed economica oltre che ecclesiale.
Il desiderio è quello di contribuire a una consapevolezza e valorizzazione del metodo vedere, giudicare, agire, capace quindi di attivare prassi e processi sistemici, in rete con altre realtà, territori e istituzioni, affinché le azioni non siano sporadiche ma possano realmente incidere e attivare percorsi e gesti concreti.
*l’autrice dell’articolo è segretario generale dell’Ac diocesana di Roma