SCHEDA: La famiglia migrante

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La famiglia migrante

  

A cura del Gruppo di ricerca socio-politica

 
 

Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa:

  • Cap. 4 (I principi della DSC):
    • parte 4 (Il principio di sussidiarietà), n. 185 -186 - 187
    • parte 6 (Il principio di solidarietà), n.192 -193 -194 -195
  • Cap. 5 (La famiglia cellula vitale della società):
    • parte 1 (La famiglia prima società naturale), n. 212 -213 - 214
    • parte 3 (La soggettività sociale della famiglia), n. 244 - 245
    • parte 5 (La società a servizio della famiglia), n. 252 – 253 - 254
  • Cap. 6 (Il lavoro umano):
    • parte 4 (Il diritto al lavoro), n. 297 – 298
  • Cap. 8 (La comunità politica):
    • parte 2 (Il fondamento e il fine della comunità politica), n. 388 – 389

  

ACI, Progetto Formativo “Perché sia formato Cristo in voi”:

  • Introduzione, 2: Cristiani dentro la vita
  • Introduzione, 3: Dentro una Chiesa radicata in una terra
  • 1.1: Fedeli al nostro tempo;
  • 1.2: Formazione è un’azione interiore
  • 2.2: In Gesù l’uomo riconosce il suo vero volto
  • 3.1: Il crescere della pluralità etico - culturale
  • 4.1: Di Dio per il mondo
  • 4.2: Discernimento
  • 4.2: Fraternità
  • 4.2: Impegnati per la città degli uomini

 

La dimensione familiare, all’interno della problematica migratoria, costituisce un soggetto di studio e di dibattito che, pur avendo radici lontane, ha assunto negli ultimi anni un'importanza particolare in Europa, soprattutto a livello sociale, culturale e pastorale.

L’immigrazione familiare ha introdotto una lenta ma progressiva metamorfosi: l’estensione del pluralismo culturale dallo spazio dell'impresa e dell'economia  a quello della vita quotidiana; gli immigrati non sono più identificati (soltanto) in una “classe specifica di lavoratori” ma rappresentano una “popolazione straniera” o di origine straniera, portatrice di istanze specifiche che interrogano le politiche sociali, educative e culturali dei Paesi di immigrazione. La sola integrazione funzionale e parziale dei lavoratori immigrati nel settore economico, pur conservando un ruolo chiave, è divenuta insufficiente. Nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, pur ribadendosi la necessità di una regolamentazione dei flussi migratori improntata a criteri di equità e di equilibrio, si precisa che «Gli immigrati devono essere accolti in quanto persone e aiutati, insieme alle loro famiglie, ad integrarsi nella vita sociale. In tale prospettiva va rispettato e promosso il diritto al ricongiungimento familiare» (Compendio, 298).

 

 

Il diritto dei migranti ad essere accolti in quanto persone, prima ancora che lavoratori, è stato ribadito a livello internazionale dalla Convenzione Internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU già nel Dicembre 1990, ma entrata in vigore soltanto il 1° luglio 2003 dopo la ratifica del 20° Stato (non v’è ratifica dell’Italia né di altro Stato destinatario di forti flussi migratori; la Convenzione, pur essendo stata adottata dall’Assemblea dell’ONU a larga maggioranza, fino ad oggi è stata ratificata soltanto da Pesi fortemente impoveriti e generatori di flussi migratori).

 

 

La Convenzione ha ribadito che la dignità dei lavoratori migranti, e quindi i loro diritti fondamentali, sono indipendenti da ciò che essi sanno o possono produrre o dal servizio che sono in grado di rendere; in particolare è tenuta in considerazione la loro dimensione sociale, il loro diritto di vivere in famiglia, ritenuta cellula fondamentale e naturale della società. Come si legge nel Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, «La famiglia, soggetto titolare di diritti inviolabili, trova la sua legittimazione nella natura umana e non nel riconoscimento dello Stato. Essa non è, quindi, per la società e per lo Stato, bensì la società e lo Stato sono per la famiglia»  (Compendio, 214). La famiglia quindi merita di essere salvaguardata dallo Stato (cfr. Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, art. 16), mentre quella emigrata, molto spesso, non ha nessuno Stato a cui riferirsi. Di qui l’importanza di una Convenzione che richiami la Comunità internazionale ad una protezione particolare della famiglia migrante. La Chiesa incoraggia la ratifica degli strumenti internazionali legali tesi a difendere i diritti dei migranti, dei rifugiati e delle loro famiglie (cfr. Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Istruzione Erga Migrantes Caritas Christi,n. 6) e l’importanza della Convenzione è stata sottolineata espressamente da Papa Benedetto XVI nel Messaggio per la 93a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (2007) sul tema “La famiglia migrante”.

 

 

Nel Messaggio, Papa Benedetto XVI ribadisce la necessità di assicurare uno sviluppo armonico alla famiglia immigrata attraverso un suo effettivo inserimento e una reale partecipazione alla vita sociale della comunità di accoglienza; il Pontefice – come già aveva fatto Papa Pio XII con la Costituzione Apostolica Exsul Familia del 1 agosto 1952 - invita a guardare alla Santa Famiglia di Nazaret, icona di tutte le famiglie, per riflettere sulla condizione della famiglia migrante: «Nel dramma della Famiglia di Nazaret, obbligata a rifugiarsi in Egitto, intravediamo la dolorosa condizione di tutti i migranti, specialmente dei rifugiati, degli esuli, degli sfollati, dei profughi, dei perseguitati».

 

 

Il recente Messaggio si pone in continuità con quelli del 1980, 1986 e 1993; in particolare nel Messaggio del 1986, Papa Giovanni Paolo II evidenziò gli ostacoli frapposti allo sviluppo armonico della famiglia emigrata, richiamando innanzitutto i traumi dovuti ai periodi di separazione forzata dei coniugi e dei genitori dai figli e ponendo l’accento sulla condizione della famiglia immigrata ricongiunta: «la precarietà del permesso di soggiorno e di lavoro incide non di rado nella situazione familiare di migliaia di lavoratori, con la conseguente incertezza per qualsiasi loro progetto, incluso quello della scolarizzazione dei figli, che richiederebbe di per sé una certa stabilità per un lungo arco di tempo. Peraltro, non è solo la precarietà del lavoro a minare la stabilità delle famiglie migrate. Non è raro che persistano nei loro confronti discriminazioni che si manifestano nella condizione degli alloggi, situati nei settori fatiscenti delle grandi metropoli; o nel rifiuto della loro partecipazione a livello socio-politico; o nell’emarginazione della donna emigrata. L’assunzione di lavori pesanti ricusati dalla popolazione nativa spesso comporta turni e durate di lavoro che rendono assai difficile una sana e armoniosa crescita del nucleo familiare. Tutto questo può indurre la famiglia dei migrati a non aprirsi alla società ospitante e a rifiutarsi di assumere responsabilità al di fuori dei piccoli interessi privati. Superato, dopo le difficoltà iniziali, il problema della sussistenza, la famiglia immigrata è tentata di seguire solo i valori materialistici e consumistici e a trascurare le pur necessarie scelte di ordine culturale e spirituale» (Messaggio di Giovanni Paolo II per la Giornata mondiale delle migrazioni 1986, 2).

 

 

Sul piano sociale, la riunificazione della famiglie si esprime nella tendenza alla diminuzione della mobilità geografica della popolazione immigrata (i lavoratori singoli infatti sono molto più mobili); nel cambiamento qualitativo della domanda di alloggio sociale (in considerazione soprattutto del volume medio più elevato della famiglia immigrata); e nella crescente propensione dei figli degli immigrati, scolarizzati in Europa, a esprimere aspirazioni professionali (socialmente più gratificanti ed economicamente più redditizie) differenti da quelle dei loro genitori.

 

 

Sul versante culturale, l’immigrazione permanente dell'intero nucleo familiare introduce sul territorio urbano nel quale generalmente si insedia, degli spazi di vita comunitaria e di espressione delle proprie identità collettive (coesione etnica e culturale) che producono dinamiche che esigono a loro volta capacità e attitudini di apertura, di accoglienza alle diversità (siano esse linguistiche, etniche, religiose) e alle relazioni intercomunitarie. L’accentuazione del pluralismo culturale produce riflessi rilevanti sul piano educativo/formativo: «si tratta di decidere se educare ad un’identità – personale, culturale, religiosa – che si costruisce nel confronto e nel dialogo, oppure ad un’identità difensiva, che si rafforza nel rimarcare le differenze» (ACI, Progetto formativo “Perché sia formato Cristo in voi, 3.1”).

 

 

In questo nuovo contesto la popolazione immigrata non può più essere “gestita” solo da qualche istituzione statale specifica (Ministero dell'Interno, Ministero del Lavoro, Dipartimenti di Polizia) ma dall'insieme delle componenti pubbliche e private della società. Gli aspetti educativi e culturali diventano determinanti, insieme a quelli economici: infatti molti giovani, nati e cresciuti in Europa, non conoscono ancora la realtà dell'impresa e del lavoro, ma sono coinvolti di fatto in tutte le altre realtà sociali e culturali. L’istituzione scolastica e socio-educativa, quella della giustizia, della polizia, dell'alloggio sociale, del tempo libero, della gioventù, della cultura, della comunicazione, della sanità, degli affari sociali e della famiglia, sono tutte obbligate, di fronte alle nuove generazioni dell'immigrazione, a “rivisitare” radicalmente i modelli sui quali avevano istituzionalizzato, codificato e normalizzato i rapporti sociali. E questo, tanto più che la riunificazione familiare e la crescita endogena (nascite) riguardano comunità originarie di paesi, di civiltà e religioni differenti da quelle insediate e praticate in Europa (vedi L’immigrazione familiare e femminile in Europa e problemi pastorali, Contributo del Pontificio Consiglio per la Pastorale per i Migranti e gli itineranti, in People on the Move n. 90 Dicembre 2002).

 

 

La responsabilità verso la città degli uomini richiede la conoscenza e la comprensione di tali processi che stanno trasformando profondamente il contesto sociale, economico e politico «assumendo l’atteggiamento di chi queste trasformazioni non si limita a rifiutarle o a celebrarle in maniera acritica, ma le affronta come frutto del proprio tempo, ponendosi in esse e lavorando per indirizzarne gli sviluppi» (ACI, Progetto formativo “Perché sia formato Cristo in voi”, 4.2).

 

 

Indicazioni bibliografiche

 

Per una introduzione al tema:

  • AA.VV., Un mondo da condividere, in Dialoghi n. 3 luglio – settembre 2008
  • Antonio Golini, Migrazioni e diversità in dialogo, in “Condividere il mondo. La dimensione universale del bene comune”, Ed. AVE, 2009, pp. 87 – 100
  • AA.VV., Le migrazioni nell’era della globalizzazione. Quale etica sociale cristiana? Quale legislazione giusta?,  in Rivista di teologia morale, n. 160 ottobre – dicembre 2008

 

Per un approfondimento:

  • Agostino Marchetto, La famiglia degli emigranti, in Familia et vita, 2-3/2009, p.219-232
  • AA.VV., I minori stranieri crescono in fretta: una sfida di impegno civile per dare futuro all’Italia che ha paura del futuro, in Minori giustizia, 3/2008 (fascicolo monografico)
  • Caritas Italiana - Fondazione Migrantes - Caritas diocesana di Roma, Dossier Statistico Immigrazione. XX Rapporto, Edizioni Eidos, Ottobre 2010
  •  People on the move. Rivista del Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e itineranti