Rosario Livatino, testimone di speranza

Nel giorno in cui la Chiesa ricorda Rosario Livatino, Azione cattolica ed Editrice Ave organizzano un incontro per riflettere sul valore della memoria. Perché fede e giustizia camminino insieme.

«La vicenda di Rosario Livatino, come quella di tutti gli altri uccisi per aver adempiuto al proprio dovere, vittime delle mafie e dei terrorismi, evoca una sola parola: memoria. La memoria è diversa dal ricordo, è qualcosa che parte dal cuore e giunge all’intelligenza, alla volontà, alla coscienza e infine di nuovo al cuore delle persone: è qualcosa che attiva le energie migliori. Ecco perché è utile ogni occasione che consenta di fare memoria, come è per Il piccolo giudice di Ida Abate, da poco pubblicato dall’Editrice Ave e dedicato a Rosario Livatino».

Le parole che Francesco Cananzi scrisse su Segno nel mondo nel 2005 a proposito di Rosario Livatino, rendono vivo il ricordo di un testimone di speranza e giustizia a noi caro.

Livatino è stato un magistrato siciliano che è via via entrato nella memoria collettiva di molti italiani a causa della sua storia e del suo martirio, raccontati da alcuni libri, documentari, inchieste giornalistiche e persino un film, Il giudice ragazzino. Venne ucciso il 21 settembre del 1990, a soli 37 anni, sulla strada Caltanissetta-Agrigento mentre si recava, senza scorta, in tribunale. Quattro criminali della Stidda agrigentina lo freddarono senza scrupoli dopo aver speronato la sua auto e averlo inseguito per i campi limitrofi.

Quella di Livatino è una storia di un uomo “normale” che ha servito la giustizia anche attraverso la fede. Impegnato da ragazzo nell’Azione cattolica italiana, in una sua relazione a un Convegno de 1986 dal titolo Fede e diritto, delinea in modo chiaro i compiti e i confini di una giustizia che sappia ispirarsi al Vangelo. Un uomo e un magistrato normale che ha pagato il prezzo del martirio per aver condotto indagini molto approfondite sul sistema mafioso in Sicilia, che poi hanno dato il via ad altre inchieste ancora più rilevanti. Una “normalità” e quotidianità dell’esercizio del potere giudiziario dove è riuscito a essere testimone credibile di profezia evangelica.

Lo diceva lo stesso Livatino che più che cristiani credenti, bisogna essere cristiani credibili. Una unicità, la sua, vissuta tra l’essere magistrato e l’essere cristiano. La criminalità, a causa di ciò,  gli diede appellativi spregiativi come “scimunito” o “santocchio”, ma proprio questa sua forza “spirituale” era la linfa della sua forza morale che lo portava a battersi senza paura contro le mafie.

Nel 1993, incontrando i suoi genitori, Giovanni Paolo II definì Livatino «un martire della giustizia e indirettamente della fede», mentre papa Francesco ha riconosciuto in Livatino: «un esempio per tutti coloro che operano nel campo del diritto: per la coerenza tra la sua fede e il suo impegno di lavoro e per l’attualità delle sue riflessioni».

Nel 1993 inizia l’iter della causa di beatificazione e la professoressa Ida Abate, insegnante di Livatino, scomparsa recentemente nel luglio del 2017, viene incaricata di raccogliere le testimonianze. Nel 2011 si entra nel merito della fase diocesana del processo di beatificazione, durante la quale vengono ascoltate circa 45 testimonianze sulla vita e la santità di Rosario Livatino, che si chiude nel 2018. Il 21 dicembre 2020 papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto riguardante il martirio, aprendo la strada alla sua beatificazione che si è svolta il 9 maggio 2021 nella cattedrale di Agrigento, proprio nell’anniversario della visita apostolica di Giovanni Paolo nella città dei Templi. La ricorrenza di Livatino si celebra il 29 di ottobre. Livatino è il primo magistrato beato nella storia della Chiesa cattolica.

Ecco perché, proprio nel giorno in cui la Chiesa fa memoria del beato e martire Rosario Livatino, durante il Convegno dei presidenti e assistenti unitari diocesani di Ac che si svolge a Roma, Azione cattolica italiana ed Editrice Ave presentano Rosario Livatino, testimone di speranza.

Alle ore 21,30, nell’Auditorium Bachelet della Domus Mariae, Rosy Bindi, già parlamentare e presidente della Commissione Antimafia nella XVII legislatura, Francesco Minisci, Sostituto procuratore della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, e Annachiara Valle, giornalista di Famiglia Cristiana, discutono del libro di Ida Abate (Il Piccolo Giudice. Fede e giustizia in Rosario Livatino, Ave) dedicato proprio al “piccolo giudice”, ora beato, assassinato dalla mafia nel 1990. 

Perché fede e giustizia non abbiano mai un cammino separato.

L’incontro è possibile seguirlo in diretta streaming sul canale Youtube dell’Azione cattolica italiana e in contemporanea sulla pagina Facebook dell’Associazione.

Questo il link: https://youtu.be/s4JmBOPrMf4

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Autore articolo

Gianni Di Santo

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