Rapporto Save the Children: l’impatto del Coronavirus sulla povertà educativa

Riscriviamo il futuro

Versione stampabileVersione stampabile

di Maurizio Tibaldi* - La crisi sanitaria in corso ha portato con sé, come sappiamo, conseguenze molto pesanti anche dal punto di vista economico e occupazionale. Il rapporto di Save the Children su “L’impatto del Coronavirus sulla povertà educativa” - che lancia la campagna “Riscriviamo il futuro” - fotografa la situazione italiana dal punto di vista dei più piccoli e delle loro famiglie, dei loro bisogni e del loro futuro.

Due aspetti in particolare vanno segnalati rispetto all’immagine preoccupante restituita da questa indagine:

  • Il primo è il legame tra povertà economica e povertà educativa: una connessione strettissima e che tuttavia per quanto evidente risulta fortemente sottovalutata.
  • Il secondo aspetto degno di nota è che “alle difficoltà contingenti, dovute all’emergenza, si aggiungono le carenze storiche del nostro sistema scolastico ed educativo, che presenta ancora molte sacche di esclusione”. I trend negativi evidenziati dall’indagine, infatti, non sono il prodotto diretto della situazione emergenziale che stiamo attraversando, ma perdurano da più anni.

I motivi di questa crisi, che è stata esacerbata e resa ancor più drammatica dall’emergenza in corso, sono le differenze economiche, appunto, le differenze geografiche e le differenze di nazionalità. Queste disparità hanno avuto un impatto notevole, per esempio, sulla possibilità di accedere effettivamente alla didattica a distanza, che ha surrogato completamente l’offerta scolastica negli ultimi mesi.

Ne sono derivati effetti negativi che non si limitano all’ambito strettamente scolastico: il mancato accesso alla didattica a distanza, la conseguente perdita di apprendimento oltre che la sospensione di tutte le altre attività educative, motorie e ricreative rischiano di tradursi in una perdita di motivazione e in un isolamento che possono facilmente produrre un ulteriore aumento della dispersione scolastica e del numero dei cosiddetti NEET: i ragazzi che rimangono al di fuori dei circuiti educativi e lavorativi.

Save the Children ha già messo in campo nelle ultime settimane una serie di azioni volte a rispondere a questa situazione di emergenza e fa appello a tutti i soggetti che siano interessati a prendere parte a quegli “interventi mirati e puntuali che coltivino il terreno delle opportunità, non solo per investire nell’istruzione o per rimodulare gli spazi e i tempi scolastici, ma anche per rinsaldare il legame della scuola con le famiglie, la comunità e il territorio”.

Nasce così il Manifesto di “Riscriviamo il futuro”, del quale ci sembra importante sottolineare due aspetti.

  • Viene sottolineata innanzitutto la necessità di una rimodulazione complessiva dell’offerta formativa che guardi oltre l’emergenza, dentro e soprattutto fuori la scuola, puntando su un aumento dell’accessibilità, sulla crescente personalizzazione dei percorsi formativi e sulla ritessitura delle relazioni personali, messe a dura prova dal prolungato distanziamento sociale a cui siamo stati sottoposti.
  • Il secondo aspetto da segnalare è la consapevolezza che questo rilancio “dovrà essere un impegno collettivo che veda tutti coinvolti - cittadini, famiglie, scuole, terzo settore, aziende e istituzioni - per una ripartenza che identifichi i diritti dei minori come bussola per intervenire nel presente e riscrivere il futuro.

Il modello proposto è quello della comunità educante che proprio in quanto comunità si fa carico dei bisogni dei più piccoli. Non può non farsi viva, da questo punto di vista, l’immagine del villaggio dell’educazione proposta da Papa Francesco, lanciando il patto educativo globale. Possiamo educare soltanto in quanto abitanti di un villaggio, membri di una comunità, e l’esperienza associativa con i propri tratti peculiari di intergenerazionalità e unitarietà ce lo fa sperimentare quotidianamente. Non possiamo costruire la nostra storia, non possiamo riscrivere il futuro se non all’interno della storia di una comunità che scelga di accoglierci, di farci essere davvero cittadini.

*Consigliere nazionale Acr