Rischiare la fraternità

Note di politica/3. Ogni seria questione interna a una nazione è oggi sempre prevalentemente internazionale e le sole soluzioni efficaci e sostenibili sono quelle messe in atto da tante nazioni insieme, in forma collaborativa e inclusiva. Basta leggere l’enciclica Fratelli tutti: ci vogliono solo tre ore per capire e decidere come orientarsi alle prossime elezioni, al di là delle barriere della geografia e dello spazio

In questo nostro tempo, e in particolare pensando al 25 settembre prossimo, serve un buon discernimento internazionalista delle scelte elettorali, cioè quali visioni di nazione e di mondo progettare e costruire nei prossimi anni. È necessario anzitutto avere in mente una buona visione olistica di dove siamo e cosa sta succedendo all’umanità, almeno per quel che riguarda i lineamenti principali. Questo primo passo è il più difficile perché le sfide della neo-globalizzazione sono divenute davvero immense (per leggere gli altri contributi pubblicati cliccare qui).

Iniziamo a leggere la Fratelli tutti

Abbiamo però a disposizione strumenti semplici per facilitare il discernimento. Tre anni fa (57 anni dopo la visione straordinariamente chiara sulla pace, sullo sviluppo e sulle relazioni tra i popoli proposta da San Giovanni XXIII nella sua lettera enciclica Pacem in Terris), papa Francesco ha richiamato in una nuova enciclica la nostra attenzione sulla fraternità di stile francescano, tra tutti gli esseri umani e fra tutti i popoli, le nazioni, le culture e le religioni come l’unica modalità capace di generare pace e prosperità per il mondo intero. Fratelli tutti definisce infatti un cambio fondamentale di paradigmi politici nazionali e internazionali e rappresenta dunque la più moderna e completa raccolta della dottrina sociale della Chiesa applicata al mondo contemporaneo.

Fratelli tutti rappresenta dunque uno straordinario strumento di discernimento «al di là delle barriere della geografia e dello spazio» (Ft, 1), per chi volesse scegliere il voto migliore nelle competizioni elettorali, che si sono aperte a causa di diverse crisi di governo in vari paesi del mondo. Essa, infatti, illustra bene tutte le scelte che sono necessarie. Per leggere Fratelli tutti senza fretta – e comprendere dunque le trasformazioni che richiede – ci vogliono circa tre ore. Un tempo molto breve, considerate le complessità del mondo di oggi e le scelte politiche da fare. 

Tra incertezza, ambiguità, volatilità e complessità

Infatti, viste le sorprese del cambio d’epoca, gli esperti di geopolitica globale hanno descritto l’inizio del terzo decennio del terzo millennio con l’acronimo Vuca, le iniziali in inglese di Volatilità, Incertezza, Complessità, Ambiguità. In Asia – che rappresenta più della popolazione e dei mercati di tutto il resto del mondo messo insieme – si descrivono le trasformazioni economiche, politiche e sociali in atto con altri due acronimi: Bani, che significa Fragile, Ansiogeno, Non-lineare, Incomprensibile, e Rupt, che significa Rapido, Imprevedibile, Paradossale e Ingarbugliato. Queste dodici caratteristiche bastano da sole per capire l’ordine di grandezza delle sfide da affrontare a livello globale. 

Nel fare il secondo passo, quello delle azioni da intraprendere da parte nostra, vediamo che diversità e contraddizioni scuotono l’Occidente dalle due parti dell’Atlantico. Per esempio, il fatto che la politica estera delle democrazie occidentali sia spesso in stallo non è causato semplicemente da visioni profondamente diverse della libertà personale e dei beni pubblici in competizione nelle politiche nazionali e internazionali; in realtà è sempre stato così. 

Alla ricerca di “fatti alternativi”

La novità è invece la scomparsa del consenso sulla definizione dei fatti e delle verità fondamentali. Il discernimento necessario e le mappe stesse per orientare i cammini della pace, dello sviluppo sostenibile, della giustizia e dell’uguaglianza sono troppo spesso sfumati se non addirittura capovolti come il negativo di una fotografia. Nelle mie consultazioni recenti con studiosi e consiglieri di capi di Stato e di governo delle principali democrazie (interessante è “fare un giro” sul sito di Sandro Calvani) mi è capitato di intravedere immagini simili a quelle del famoso romanzo di Carol Lewis di 150 anni fa, Attraverso gli specchi, in cui Alice, (protagonista del più famoso Alice nel paese delle meraviglie dello stesso autore) si deve confrontare con situazioni completamente capovolte. 

Le biblioteche dei prossimi anni dovranno creare una nuova sezione di studi sulle politiche estere sotto il nome di “fatti alternativi”, categoria concettuale coniata nel gennaio 2017 da Kellyanne Conway, consigliera di Donald Trump, che invitava la stampa a riconoscere non solo fatti storici documentati e fotografati ma anche altre visioni immaginarie e dar loro la stessa dignità. Questa categoria in continua crescita comprende situazioni contemporanee disumane come, per esempio, l’invasione dell’Ucraina decisa da Putin e presentata alle Nazioni Unite come un’operazione speciale di de-nazificazione; i reiterati genocidi in Myanmar definiti come operazioni anti-terrorismo. Si tratta di molteplici situazioni simili a quelle che speravamo di aver seppellito nella storia del secolo scorso con i “campi di sterminio” nella guerra in Cambogia. Vanno poi aggiunte altre decisioni deliranti di politiche globali con effetti devastanti per le prossime generazioni: per esempio, l’ignavia dei governi nella risposta (già accordata) al cambio climatico e al rispetto dei diritti dei sistemi viventi, mascherata come difesa dell’occupazione; l’ipotesi di realizzare un blocco navale a protezione di 8000 chilometri di frontiere marittime dell’Italia contro immigrati naufraghi e rifugiati; oppure l’idea di far pagare tasse uguali a ricchi e poveri, e tante altre contraddizioni disumanizzanti. 

Ci vuole un Whatever it takes educativo

In conclusione, la lista delle tessere del mosaico di scelte politiche da mettere al posto giusto in una umanità completamente interdipendente si compone di migliaia di aspetti. Di fronte a tanta complessità ingarbugliata, molte persone si girano dall’altra parte, verso il proprio orticello, la propria famiglia, le proprie tradizioni e la propria nazione. Lo stesso fanno tanti politici che dicono di avere soluzioni per il lavoro, le pensioni, la salute pubblica e l’economia adatte al proprio paese, lasciando che a gestire gli “affari esteri” sia qualcun’altro, cui non prestare alcuna attenzione. In realtà ogni seria questione interna a una nazione è oggi sempre prevalentemente internazionale e le sole soluzioni efficaci e sostenibili sono quelle decise e messe in atto da tante nazioni insieme, in forma collaborativa e inclusiva, come ci siamo proposti nei trattati europei e come previsto nell’articolo 11 della Costituzione: «L’Italia consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo». Per superare le tante difficoltà a capire questa visione, ci vuole un Whatever it takes educativo, la priorità di formare a tutti costi le menti delle nuove generazioni alla pace e alla cittadinanza globale.                                                                                              

Papa Francesco chiude Fratelli tutti con questa preghiera a Dio Creatore: «Il nostro cuore si apra a tutti i popoli e le nazioni della terra, per riconoscere il bene e la bellezza che hai seminato in ciascuno di essi, per stringere legami di unità, di progetti comuni, di speranze condivise» (Ft, 287).

Spero che essa sia anche un’aspirazione prioritaria per le nostre scelte politiche.