Festa della Liberazione. Intervista al Presidente nazionale dell’Ac, Matteo Truffelli

Le sfide di questo 25 aprile

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Il 25 aprile 2020 sarà una festa particolare e diversa da quella degli scorsi anni: non sono state organizzate, infatti, manifestazioni e parate nelle strade e nelle piazze del nostro Paese a causa dell’epidemia di Covid-19; tuttavia, forse sarà possibile vivere questa occasione in maniera più intima e sentita e con un nuovo senso di identità nazionale. Chiara Santomiero ne ha parlato con Matteo Truffelli, Presidente nazionale dell’Ac intervistato per “Radiopiù.eu Roma”, la web radio della diocesi di Roma, nella rubrica di attualità InformAC curata dall’Ac diocesana. Qui la pagina con l’audio dell’intervista

Il 25 aprile 1945 l’Italia chiudeva la tragica pagina della Seconda guerra mondiale e iniziava la ricostruzione materiale, politica e morale del Paese: «Anche oggi abbiamo davanti a noi la sfida della ricostruzione materiale e morale, due dimensioni che si fondono tra loro - inizia il Presidente Truffelli - ma ce ne sono anche altre che ci aspettano, come ad esempio affrontare la crisi economica e la disoccupazione che ne deriva, limare la frattura tra privilegiati ed emarginati, occuparsi della coesione territoriale e della distanza tra generazioni messe a dura prova. Le prove saranno tante e ci aspettano tempi difficili: tuttavia, a differenza del secondo dopoguerra, noi non ripartiamo da zero: ci sono tante risorse su cui contare, nonché i valori che si festeggiano il 25 aprile, cioè la solidarietà vissuta anche in questi ultimi due mesi, che dovrà essere più forte rispetto al rischio di scadere nell’egoismo; oppure le idee di giustizia, di custodia e cura della democrazia e il tema della pace come alternativa alla violenza».

Pace, solidarietà, generosità
In particolare, l’idea della pace, che ha plasmato la casa comune europea alla quale il nostro Paese appartiene, dev’essere uno dei principali valori di riferimento in questa fase di crisi: «Costruire l’Europa è un processo che continua anche oggi sul valore della pace, che ci è stato consegnato dalla generazione che l’ha pensata e realizzata e che ora sta scomparendo proprio a causa del Covid19 - continua Matteo Truffelli. L’Europa si fonda sull’idea della pace e della cooperazione, sulla volontà di rinunciare a qualcosa per vivere meglio tutti assieme: questa è stata la scommessa e questa sarà la scommessa anche dei prossimi mesi, durante i quali andrà riscoperto il senso della condivisione e della generosità reciproca per non sprofondare. L’esperienza del virus ci sta insegnando che non siamo una popolazione, una generazione al sicuro da tutto come pensavamo di essere, lontano cioè dalla guerra, dalla povertà, dalla malattia: ogni generazione deve battersi per riconquistare e custodire il valore della pace che ci è stato affidato dal passato».

Sale della terra
In questo periodo di nuove sfide, i laici di Azione Cattolica possono impegnarsi su molteplici fronti e dimostrare che assumersi delle responsabilità non è fuori moda o troppo faticoso, se c’è spirito di collaborazione: «Come Azione Cattolica Italiana siamo chiamati ad essere fermento e Vangelo nella società nei luoghi della quotidianità, anche durante la pandemia. Queste non sono solo parole e concetti astratti - conclude il Presidente dell’AC nazionale - Essere Vangelo tra gli uomini significa vivere la fraternità, guardare il povero, ricercare insieme agli altri l’autentico bene per l’umanità, coltivare il senso profondo della speranza. E soprattutto, come laici di AC abbiamo il compito di ricordare che non è possibile fare tutto da soli, nemmeno tra cattolici: è necessario allearsi tra uomini e donne di buona volontà, tra generazioni, tra cittadini e istituzioni per poter consegnare la pace a chi verrà dopo di noi».