23 maggio, Giornata della legalità e anniversario della strage di Capaci

Ricordare per generare legalità

Versione stampabileVersione stampabile

di Giuseppe Bellanti* - Il 23 maggio, in tutta Italia, viene celebrata la Giornata della legalità, una giornata per salvaguardare la memoria, per ricordare Capaci, dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Vito Schifano, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.
In questa occasione l’Azione Cattolica di Palermo promuove l’iniziativa Insieme per la legalità. L’Associazione, con la partecipazione dei suoi soci, sarà presente agli appuntamenti in programma che coinvolgeranno migliaia di cittadini oltre circa 70.000 studenti delle scuole e delle università siciliane e i mille ragazzi e ragazze che arriveranno al porto di Palermo con la Nave della Legalità partita dal porto di Civitavecchia.
Le celebrazioni istituzionali si terranno nell’Aula Bunker dell’Ucciardone, luogo simbolo del Maxiprocesso a Cosa Nostra. Altre attività sono previste, poi, nelle piazze e nelle scuole della città.
In particolare saremo alle 17.30 al raduno presso l’Albero Falcone dove alle 17.58 è previsto il momento di silenzio in memoria delle vittime della mafia.
Venerdì 24 maggio ci incontreremo con il presidente del centro studi “Paolo e Rita Borsellino” - il magistrato Vittorio Teresi - per tracciare, insieme con lui, uno stile nuovo di come vivere il senso di responsabilità comune nei semplici gesti quotidiani.
L’iniziativa, in collaborazione anche con la Caritas diocesana e l’Associazione “Le Balate”, intende riflettere sulla lettera “Convertitevi”, il documento dei vescovi siciliani per rievocare il grido profetico lanciato, venticinque anni fa, il 9 maggio 1993, da Papa Woityla nella Valle dei Templi ad Agrigento per invitare la Chiesa di Sicilia a proseguire con coraggio nell’impegno di annuncio del Vangelo, soprattutto là dove regna una cultura dello scarto e della morte.
Ci incontreremo per dialogare e riflettere insieme per la legalità interrogandoci su come le istituzioni, le associazioni, la famiglia e la scuola, possono favorire la creazione di una comunità educante, che abbia la finalità  di incoraggiare un “cambiamento di vita” e, conseguentemente, promuovere la diffusione della cultura della legalità, e su come potere aiutare principalmente i nostri giovani a credere in questo cambiamento consigliandogli nuovi percorsi di speranza per ripartire proprio dal proprio ambiente e senza abbandonare la propria terra.
Chiederemo al dott. Teresi quale deve essere il modus vivendi e l’impegno che tutte le persone credenti e di buona volontà dovrebbero adottare per contrastare la cultura dell’illegalità e del malaffare.
Incoraggiati anche dal messaggio di qualche giorno fa del nostro arcivescovo, mons. Corrado Lorefice, che ha sottolineato che: «una Chiesa neutra e anche peggio di una Chiesa collusa». Don Corrado sogna una Chiesa che si sveglia, che rompe il silenzio, cioè una Chiesa che capisce, che sta nel mondo non secondo i criteri del mondo e della logica del potere ma secondo i criteri e la forza del Vangelo, una Chiesa forte solo del Vangelo capace di annunziare e incidere nei cuori.
Nel messaggio che ha voluto indirizzarci a proposito di questa iniziativa ci ricorda che nel documento “Convertitevi” la parola fondamentale è: «un Vangelo che performa la logica dei Cristiani ed è per questo che gradualmente la Chiesa può performare la logica di questo nostro tempo, di questo contesto sociale».
La Chiesa performata dal Vangelo può contribuire a debellare ogni mafia, ogni struttura mafiosa, ma anche la mentalità mafiosa. Per questo è fondamentale e doveroso non dimenticare l’azione e il pensiero di grandi uomini e donne nei confronti dei quali abbiano un debito di futuro. Ricordare è generare la forza necessaria per poter abbattere i muri del silenzio che, purtroppo, ancora ci circondano. Coltivare piccoli semi di legalità è l’unica strada percorribile, la strada che ci hanno indicato i martiri, che ci permette di custodire nella parte più profonda della nostra coscienza quell’eredità morale che non è morta né sull’asfalto dell’A29 a Capaci, né sull’asfalto di via d’Amelio, e che ci sprona ad essere generatori di una cultura della legalità.

*Presidente diocesano Ac Palermo