Che cosa è l'Azione Cattolica?

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Punti di non ritorno o qualità imprescindibili per capire in maniera semplice perché una comunità cristiana si deve impegnare a costituire, o curare se c’è, l’Azione Cattolica.

 

E' più facile dirlo descrivendo chi sono gli associati di AC.

  1. Sono cristiani che si mettono assieme stabilmente e liberamente per essere sempre più se stessi come battezzati nella comunità cristiana e nel mondo. Si qualificano dandosi una struttura associativa per realizzare concretamente nel vivere quotidiano, negli impegni della vita, nei doveri professionali, nelle relazioni l’essere cristiani come sta scritto nel loro nuovo DNA impresso nel Battesimo.

E' importante sapere di far parte di una associazione stabile, con tanto di mete, relazioni, stile di vita, processi formativi, volto visibile e riconoscibile, un mettersi assieme nel nome del vangelo

 

  1. Hanno ricevuto il battesimo, si sono lasciati affascinare dalla giustezza e dalla bellezza del vivere il vangelo entro tessuti di relazione ampi e si danno delle regole per trasformare il fascino in una scelta calibrata, quotidiana, confrontabile, ricomponibile ad ogni età o fase della vita.

Si danno un progetto di crescita, per sè, per tutte le età della vita. Non sono assolutamente cristiani per caso, ma perchè rispondono a una chiamata, che diventa progetto di crescita.

 

  1. Scoprono che essere credenti nel mondo di oggi esige darsi spazi stabili di scambio di vita, di allenamento ad assumere responsabilità, di progettazione di azioni, di compagnia fraterna. Da soli si è impotenti, assieme ci si aiuta e si rende presente Dio.

Si allenano assieme ad assumere responsabilità con tirocini severi di vita aggregata. Una associazione offre spazi precisi di responsabilità verificabili, azioni non estemporanee, ma pensate entro una progettualità

 

  1. Vedono che molti uomini e donne cercano un senso alla vita, loro ne hanno intuito la strada per trovarlo e si organizzano, si confrontano, si attrezzano per farlo incontrare a tutti. Valutano assieme le domande che giungono a ciascuno dalla propria esistenza, dal proprio posto di lavoro, dalle relazioni umane e trovano assieme uno stile di vita altamente comunicativo della fede che vivono.

Si aiutano a vicenda a fare una lettura della realtà con i criteri del vangelo e la mettono a disposizione della chiesa e di tutti quelli che vogliono seguire Cristo

 

  1. Sperimentano spesso sulla propria pelle che le giovani generazioni fanno fatica a orientare la vita alle cose vere, solide, di valore; ma sanno che in tutti i giovani c’è desiderio di ideali alti. Per questo si mettono assieme per offrire alle giovani generazioni una esperienza di vita cristiana possibile; si offrono per aiutare i ragazzi a crescere entusiasti, a conoscere Gesù Cristo, a vivere da cristiani protagonisti. Sanno che i ragazzi hanno capacità impensabili di amare Dio.

Vivono con competenza la responsabilità educativa, si dedicano alle giovani generazioni, vi coinvolgono tutte le forze disponibili della famiglia, della società e della chiesa.

 

  1. Sanno che la Chiesa è costituita su un principio di responsabilità e decidono di collaborare strettamente, fino a modificare i propri piani, ad abbandonare le proprie priorità organizzative e decidono di collaborare con i pastori per portare assieme il peso di questa responsabilità.

Sono una forza che condivide, facilita, aiuta, dispiega il progetto pastorale della propria chiesa, prima di curarne un eventuale proprio.  

 

  1. Hanno capito che la vita sociale è complessa e che ha bisogno di un’anima. Solo che dare un’anima all’economia, alla vita sociale, alla cultura è impresa tipica di chi si costituisce secondo il vangelo come soggetto di scambio, di approfondimento, di aiuto, di comunione, come associazione appunto.

Per essere propositivi nei confronti della società non si può andare in ordine sparso, ma occorre camminare assieme, avere strumenti di analisi condivisi, punti di vista maturati in una storia di impegno e di vita, una tradizione; se poi c’è una storia di persone e di fatti vissuti, meglio.

 

  1. Si accorgono che molti ambienti vengono praticamente tagliati fuori dalla conoscenza di Gesù e si attrezzano per condividere le ansie e le gioie, le ricerche e le fatiche di ogni ambiente e portarvi la bellezza del vangelo

Oggi soprattutto che la gente si aggrega per gli spazi che abita, le finalità che coltiva, che si isola in tanti piccoli mondi, l'AC si fa struttura che si specializza per portare in questi mondi o situazioni la novità del vangelo. I movimenti hanno questo compito da vivere nel mondo, nella chiesa e nell’associazione.

 

  1. Decidono di servire la struttura di base della comunità cristiana, la diocesi e in essa tutte le sue componenti come la parrocchia, offrendosi per renderla sempre più abitabile, casa e scuola di comunione e di cristianesimo vivo.

Il primo servizio alla comunità cristiana è di renderla abitabile da tutti in tutti i luoghi in cui essa è presente, parrocchie diocesi, unità pastorali, privilegiando quelle di base, in cui possono stare tutti, senza particolari scelte. La chiesa non è una somma di appartenenze più o meno qualificate a gruppi o aggregazioni, ma un popolo che vi appartiene anche solo per il battesimo o per il desiderio di convertirsi.

 

  1. Ma soprattutto hanno capito che essere cristiani oggi lo si può in un modo solo: da santi. Decidono allora di mettere in piedi una palestra di santità, con tanto di tempi, esercizi, allenamenti, dialoghi, tirocini, allenatori, ascolti e gare. Ogni parrocchia deve avere una sua palestra, l’AC è questa palestra, ben progettata, tenuta efficiente, arricchita di vita sante, collegata alla comunione dei santi.

L’Azione Cattolica forma specialisti della santità, non della pastorale e tanto meno della sacrestia e per essa mette a disposizione  una regola di vita

 

L'AC fa parte della struttura di base della chiesa, per questo va promossa, come una vocazione, con grande libertà di rispondervi, quella dello Spirito, ma anche con senso di responsabilità di chi si cura della struttura di base della chiesa, come i presbiteri, i consigli pastorali, i consigli presbiterali.

 

PS. Il problema sarà sempre quello di vedere se le persone corrispondono agli ideali, se le associazioni vivono seriamente la loro vocazione, ma questo è un problema di tutti, vescovi e presbiteri compresi. Ma non si cancellano i ministeri se ci sono ministri infedeli.

+ Domenico Sigalini

Corso per seminaristi - Bergamo, Seminario diocesano - 27/31 agosto 2008