Che cosa chiedo come vescovo alla Azione Cattolica diocesana?

Versione stampabileVersione stampabile

Intanto vi chiedo preghiere per l’incarico che ho a livello nazionale. Ho incontrato in vari momenti tutto il centro nazionale e sto lentamente prendendo coscienza del lavoro. E’ mia intenzione stare a Palestrina, anche se si deve sempre obbedire. Il lavoro non  mi spaventa, spero di farlo bene; non  mi interessa se mi accorcia la vita.

  1. Essere convinti del fondamento: orgogliosi e grati di essere laici cristiani. Essere laici è una collocazione di primo piano nella storia della salvezza, non è una collocazione di categoria, ma un invito alla pienezza della comunione con Dio.
  • Perché riferiti a Cristo in presa diretta
  • Perché costituiti “sacerdoti” di un nuovo culto: la bellezza di tutta la vita dell’uomo
  • Perché chiamati per nome a seguire Gesù

E’ l’approfondimento della laicità cristiana

Hanno necessità quindi di formarsi una coscienza cristiana aggiornata e contestualmente per istinto (non stanno bene se) comunicano a tutti lo spirito evangelico che hanno, anzi l’unico modo di acquisire spirito evangelico è di comunicarlo. In questo tempo tale sottolineatura deve essere prevalente, perché definisce uno degli impegni fondamentali della nuova AC. Quali sono oggi i luoghi della missione a Palestrina? La scuola, la vita pubblica, la famiglia. Due di questi spazi privilegiano le giovani generazioni.

2. Fanno della vita associativa un tirocinio severo di vita cristiana. Nel loro relazionarsi, che non è solo e soprattutto al riunione di gruppo, ma tutto il tessuto di relazioni che occorre far crescere di qualità,  non vedono solo efficienza di organizzazione, ma sperimentano i passi di una comunione, dono di Dio; si esercitano alla comunione con tutti, creano un tessuto di relazioni esemplare, evangelico. Si danno delle regole di corpo organico: lavorano tutti per la crescita di ciascuno e di tutti (unitarietà), danno ai luoghi del confronto lo stile della condivisione e non del partito, sperimentano la democrazia possibile, sapendola sempre una immagine imperfetta della comunione. Non vivono di sedute, ma di regalo  reciproco dei doni di Dio, che ciascuno ha in affido.

E’ la consistenza della vita associativa con tutte le sue strutture che vanno aiutate a servire al meglio il fine, che vanno snellite, che debbono trovare sempre configurazioni che rispondono ai problemi di oggi, che si sbilanciano per la missione e la presenza negli ambienti

3. Progettano vita ecclesiale e vita cristiana collaborando con i pastori. Devono perciò coltivare una particolare attitudine: obbedire alla Parola, come è proposta con responsabilità nella comunità cristiana che ha a capo i suoi pastori, devono innervare di laicità l’esperienza globale della comunità cristiana, dalla preghiera alla celebrazione, alla cultura, al linguaggio, alla comunicazione, alla carità, al volto pubblico…sapendo che il compito del discernimento è sotto la responsabilità ultima dei pastori.

E’ la famosa collaborazione con la gerarchia che va accolta senza remore e chiarita sempre meglio. Obbedire non è parola che sminuisce, significa lavorare a costruire un progetto e sapere che il custode del progetto è la comunità cristiana che ha dei responsabili per ministero e non per scelta personale.

4. Non possono fare a meno di essere cooptati dai pastori. Hanno bisogno di un mandato che diventa non un privilegio, ma una determinazione esigente di cammino di vita, di orientamento ecclesiale, di programmazione pastorale. Il mandato non è neutrale, né qualunque, nemmeno interpretabile in tutti i modi, ma fa parte di un progetto che i pastori hanno della Chiesa.

E’ lo studio serio dei documenti della Chiesa.

Vi propongo che ogni qualvolta esce un documento dei vescovi o del papa facciamo sempre una riunione pubblica per presentarlo e leggerlo. Poi troverete voi il modo di farlo conoscere a tutta la parrocchia.

Alla fine della visita pastorale chiedo a ogni associazione parrocchiale di leggere la lettera del vescovo e di mandare una piccola relazione su quale contributo, anche solo di preghiera pubblica e programmata,  che l’AC può dare per l’attuazione.