Giornata internazionale per i diritti dei migranti

Quell’umanità in cammino che reca sviluppo

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Il 18 dicembre si celebra la Giornata internazionale per i diritti dei migranti istituita dall’Onu nel 2000. La data coincide con l’adozione della Convenzione internazionale sui diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie avvenuta il 18 dicembre 1990. Gli Stati membri, le associazioni governative e non governative sono invitati ad osservare la giornata attraverso la diffusione di informazioni sui diritti umani e sulle libertà fondamentali dei migranti.
Successivamente, in occasione dell’incontro sulla Migrazione internazionale e lo sviluppo, svoltosi nell’ottobre 2013, gli stati membri dell’Onu hanno adottato all’unanimità una dichiarazione che riconosce l’importanza del contributo che le migrazioni hanno apportato allo sviluppo e che chiede maggiore cooperazione per affrontare le sfide della migrazione irregolare. La dichiarazione ha sancito anche la necessità di rispettare i diritti umani dei migranti, condannando le manifestazioni di razzismo e di intolleranza, e di promuovere le norme internazionali del lavoro.
Oltre al quadro di indirizzo politico generale sulle migrazioni voluto dall’Onu, ci sono anche i numeri che vale la pena ricordare per avere presente le dimensioni reali - e non quelle propagandate -  del fenomeno migratorio, che - lo ricordiamo - accompagna l’uomo sin da prima che si iniziasse a scrivere la sua storia.
Come sottolinea il sociologo delle migrazioni Maurizio Ambrosini in un bel editoriale pubblicato oggi dal quotidiano Avvenire: «I migranti internazionali nel mondo sono attualmente stimati in 272 milioni, tra cui circa 24 milioni rientrano nella categoria dei rifugiati oltre confine e dei richiedenti asilo. Rappresentano il 3,6% della popolazione mondiale. Sono cresciuti (erano 220 milioni nel 2010), ma non in modo esorbitante, tenendo anche conto del fatto che è aumentata nello stesso tempo la popolazione mondiale». «Il fenomeno è rilevante, ma non sconvolgente - commenta Ambrosini -. Oltre il 96% degli esseri umani rimangono sedentari, o al massimo circolano all’interno del proprio Paese. I “tutti” che non potremmo ospitare, secondo una ricorrente polemica, semplicemente non esistono. Non si spostano da casa loro».
Dunque, altro che invasioni. È solo il 4% della popolazione mondiale che si sposta e, tra l’altro, su più direttrici. Senza contare che 4 migranti su 10 si muovono verso Paesi in via di sviluppo.
Varrebbe la pena dunque ridire ancora una volta che «la migrazione è un potente motore di crescita economica e inclusione e permette a milioni di persone di cercare nuove opportunità, favorendo allo stesso modo le comunità di origine e di destinazione», come dichiarato da António Guterres, attuale segretario generale delle Nazioni Unite, in occasione della giornata del 2018. «Certo», aggiunse, «la migrazione dei popoli va regolata, perché quanto mal regolata la migrazione può intensificare le divisioni all’interno della società, esporre le persone allo sfruttamento e agli abusi e minare la fiducia nel governo».
In tal senso è importante l’adozione dell’accordo Onu chiamato Global compact for safe, orderly and regular migration. Il documento, firmato da oltre 190 paesi, ma non dall’Italia, prevede la condivisione di alcune linee guida generali sulle politiche migratorie, partendo dall’assunto che sia necessario affrontare a livello internazionale l’emergenza della migrazione e creare una rete per l’accoglienza di migranti e rifugiati. L’Italia, che ha deciso di fare un passo indietro e non firmare l’accordo si colloca dunque sulla stessa linea di paesi estremamente conservatori e ostili ai migranti, come Polonia, Bulgaria, Ungheria e Slovacchia.