Quel sogno (infranto) chiamato globalizzazione

La prospettiva di integrazione planetaria sembra essersi arenata. Ciò che credevamo essere solido e sicuro, come i rapporti commerciali e politici tra Stati, si sta dimostrando sempre più incerto e fragile

Il conflitto in Ucraina sta precipitando l’economia mondiale in una spirale di incertezze che sembra destinata a minare alle fondamenta l’ordine politico e finanziario mondiale che ha governato il globo negli ultimi decenni, e il motore su cui tale ordine poggiava: la globalizzazione. Termine utilizzato per la prima volta dall’economista Theodore Levitt nel 1983 e che descrive un fenomeno che possiamo riassumere nella generica definizione proposta da Wikipedia: “L’interdipendenza delle economie nazionali, che ha portato anche a interdipendenze sociali, culturali, politiche, tecnologiche e sanitarie i cui effetti positivi e negativi hanno una rilevanza planetaria”. Soprattutto: il sogno che il mondo sarebbe stato finalmente un posto migliore, prospero e in pace.

Un sogno svanito? Di certo la realtà oggi racconta un’altra storia e la prospettiva di integrazione planetaria sembra essersi arenata sulle sponde ucraine del Mar Nero. Ciò che credevamo essere solido e sicuro, come i rapporti commerciali e politici tra Stati (G7, G8, G20, WTO, FMI etc.), si sta dimostrando sempre più incerto e fragile. Il mondo appare oggi tutt’altro che un unico grande e prospero Paese. Prima il Covid e poi l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica e di materie prime che ne è seguita, hanno svelato l’abbaglio di un modello di pace (da commercio) mondiale artificiale quanto illusorio. Chiunque vinca questa guerra, nulla sarà come prima. Ancora una volta, come nel 1914 o nel 1939, la storia del mondo è cambiata per sempre. La Russia di certo è già oltre i vecchi equilibri e si affretta a disegnarne di nuovi guardando ad Est dei suoi confini (Cina e India, per capirci).

Diciamocelo con franchezza, la globalizzazione non è ciò che credevamo fosse ma ciò che in realtà si è dimostrata: se traduciamo globalizzazione con democrazia – che qualcuno ha provato ad esportare a suon di bombe e fallendo – questa non ha prevalso né nel cuore del Medio Oriente né in Russia, che, ricordiamolo, è il più grande Paese del mondo con quasi un terzo della superficie mondiale; sul piano prettamente economico, poi, la globalizzazione (quella in cui siamo immersi) ha arricchito (molto) chi già lo era, pensiamo ad esempio a multinazionali come Apple, Aramco, Microsoft, Amazon (le prime quattro più grandi società quotate in borsa del mondo) ma non sembra aver fatto altrettanto con le tasche dei lavoratori, semmai sempre più esposti a condizioni di precarietà o di perdita del lavoro.

Questa globalizzazione – la globalizzazione dei capitali, ma non delle coscienze, non dei diritti – si credeva avrebbe conquistato il mondo e diffuso al contempo il “virus” della democrazia in tutto il mondo. La Cina e la Russia, in particolare, hanno dimostrato il fallimento del postulato. Non solo questi Paesi non sono delle democrazie, ma – quasi per ironia della sorte – da mercati da conquistare grazie alla globalizzazione sono divenuti loro i colonizzatori dell’Occidente. Insomma, non pare essere stata una grande idea aver fatto entrare Cina e Russia nelle nostre piazze commerciali senza chiedere nulla in cambio in termini di diritti umani e vera democrazia, rispetto del diritto internazionale, glasnost e perestrojka si sarebbe detto un tempo. Queste dittature hanno sempre preso senza mai dare; hanno assimilato lo stile di vita occidentale per controllare meglio i propri cittadini, ma negando i loro diritti.

Una diversa globalizzazione è possibile? Difficile dirlo. Di certo noi europei possiamo intanto dedicarci alla costruzione di un’Europa più unita, più coesa e più forte. Con un unico esercito e un unico sistema di difesa. Solo un Europa politicamente coesa e forte può provare a imporre regole diverse di convivenza al resto del mondo. Farsi paladina credibile dei diritti umani e della democrazia.

Autore articolo

Antonio Martino

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