Lavoro dignitoso e Sicurezza : nella Bibbia …

a cura di don Oronzo Cosi, assistente nazionale Movimento Lavoratori Azione Cattolica

Perché parlare di lavoro dignitoso e sicurezza sul lavoro?

Ma soprattutto: perché parlarne a partire da una prospettiva biblica? 

Cosa ha da insegnarci la Sacra Scrittura sul lavoro dignitoso?

In realtà non esiste nella Bibbia una sezione specifica dedicata al lavoro, tantomeno al lavoro dignitoso: tuttavia la Scrittura ha molto da dire sul lavoro. Ci sono persino delle indicazioni che possiamo interpretare come relative alla sicurezza sul lavoro.

Qualche esempio potrebbe essere utile a farci capire di che cosa stiamo parlando:

“Chi estrae pietre può farsi male, e chi spacca legna deve starci attento”. Sir 10,9

“Quando costruisci una casa, devi fare anche un parapetto intorno al tetto, così che, se qualcuno cadesse di sotto, tu non faccia ricadere sulla tua casa la colpa del sangue versato”. Dt 22,8

Ma queste, o altre citazioni, non sono sufficienti per poter affrontare un serio discorso sul lavoro dignitoso o sicuro, avendo come fondamento la Bibbia: è necessario chiedersi, infatti, perché la Bibbia parla del lavoro e in che cosa consiste un lavoro dignitoso secondo la Bibbia.

Un testo dal quale potremmo partire è Gv 5,19-20, il cui titolo è: Discorso sull’opera del Figlio Gesù riprese a parlare e disse loro: 

“In verità, in verità io vi dico: il Figlio da sé stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.

Cosa fa il Figlio? Qual è la sua opera? Annuncia la buona notizia del Regno, perdona i peccati, guarisce dalle malattie, dona speranza di fronte al mistero della morte. Dunque l’opera che il Figlio compie, e che vede fare dal Padre con il quale collabora, consiste in questo: risollevare l’umanità, restituire dignità alla vita umana ferita e smarrita.

Gesù annuncia che la persona è apice dell’opera di Dio ha una dignità altissima

Ciò che fa il Figlio, la sua opera, diventa la chiave di lettura o il paradigma di ciò che noi dobbiamo fare: risollevare l’umanità. Collaborare con l’opera di Cristo per restituire dignità alla vita dell’uomo, compresa la visione del lavoro, legata alla visione della persona.

Anche la nostra opera di sensibilizzazione su questo tema, ciò che facciamo in questo momento, può essere interpretato come una collaborazione con l’opera di Dio e di Gesù, un tentativo di risollevare la visione del lavoro da un piano puramente utilitaristico (portare il pane a casa: che rimane comunque una nobile causa), a una profondità maggiore, che va alle origini della creazione ed è legata alla nostra collaborazione con l’azione creatrice di Dio.

La persona è l’apice della creazione di Dio. Nella visione biblica la creazione è finalizzata alla persona, la quale è creata a immagine e somiglianza di Dio. Quindi ha una dignità altissima.

Il Lavoro deve essere dignitoso, per risollevare la dignità delle persone, come ha fatto Gesù

Avendo la persona tale dignità, donatagli da Dio, anche il suo lavoro deve essere dignitoso, perché se il suo lavoro non è dignitoso, vuol dire che non è rispettata la sua dignità di persona. Se io lavoro per una ditta che in quattro o cinque anni ha assorbito ed esaurito tutte le mie energie vitali, come oggi spesso accade, al punto che dopo non riesco più a fare nulla, vorrà pur dire qualcosa! La domanda che ci poniamo è: che visione del lavoro c’è in questo caso? Quale visione antropologica? La persona è solo un ingranaggio nell’immensa macchina produttiva? O è qualcosa di più? Quindi: il modo in cui viviamo e vediamo il lavoro, testimonia la nostra visione della persona e della sua dignità. Ma come restituire dignità alla persona e quindi al suo lavoro? Lavorando, operando (per utilizzare un termine evangelico), per offrire una visione diversa del lavoro: per dire che è necessario risollevare le sorti di chi non ha dignità come persona e di conseguenza come lavoratore. È esattamente il lavoro compiuto da Gesù: risolleva le sorti delle persone.

Il nostro lavoro allude così a qualcosa di più profondo, cioè al nostro modo di vedere la persona, la sua dignità: il lavoro diventa una cartina tornasole per capire se noi attribuiamo o meno dignità alla persona. Quando Gesù opera e lavora per risollevare la vita delle persone, dal suo operare si vede il suo modo di guardare la persona: ogni persona ha la dignità del figlio di Dio, creato a sua immagine e somiglianza, e quindi deve vivere con dignità e lavorare con dignità, perché dal lavoro si comprende il rispetto o meno della dignità della persona.

Il lavoro è dignitoso quando pone la persona nelle condizioni di dire a sé stessa: io non sono né un numero, sacrificabile e sostituibile, né un ingranaggio nella grande macchina produttiva, che può essere sostituito quando sarà troppo vecchio e non servirà più alla produzione. Il lavoro è dignitoso quando la persona può dire: facendo questo lavoro io sono risollevato dalla miseria, riesco ad andare incontro ai miei bisogni e alle mie necessità, non resto intrappolato nella logica dell’assistenzialismo, ma sono riconosciuto nella mia dignità di persona. C’è un canto che dice: hai sollevato i nostri volti dalla polvere, e dopo un po’ aggiunge: per amore. Il datore di lavoro, per amore della dignità della persona che gli è affidata, deve collaborare con l’opera di Cristo e di Dio, per risollevare i volti di coloro che gli sono affidati dalla polvere, attraverso un lavoro dignitoso. Il mio lavoro, quello che io vivo quotidianamente, deve aiutarmi a fare questo: risollevarmi, rendermi libero/a.

In questa opera ci scopriamo più umani, ci accorgiamo che il fondamento di tutto è la dignità della persona. Noi, quindi, non dobbiamo ascoltare solo la parola di Gesù, ma dobbiamo metterci in ascolto anche delle sue opere e imitarle, imitare il suo lavoro: ridare dignità alla vita delle persone. Le opere di Gesù, cioè il suo lavoro, sono il metro di misura delle nostre opere, cioè del nostro lavoro.