LA STORIA DELL'AC

Una scuola per tutti e per ciascuno

Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia
(D. Pennac)

PRO-VOCAZIONE

Cuerdas, cortometraggio

PER RIFLETTERE

Se la scuola non deve lasciare indietro nessuno, come è giusto che sia, è necessario che riservi un interesse specifico ai più fragili e cioè ragazzi con disabilità, studenti di origine straniera, figli di famiglie fragili. In tal senso è auspicabile incentivare la collaborazione fra scuola e terzo settore e formare ulteriormente le figure da dedicare a questi ragazzi.
Dunque, si dovrebbe agire almeno su due fronti: la formazione e l’aspetto burocratico.
In merito alla formazione degli adulti, si può citare, ad esempio, il progetto Inclusi. Dalla scuola alla vita, andata e ritorno. Ne scrive Antonietta Nembri su «Vita», “Riportiamoli in classe”. Il progetto mira a «migliorare ulteriormente l’inclusività della scuola italiana rispetto agli alunni con disabilità» (Emanuela Bertini, direttore generale di Anffas.
Uno dei primi passi del progetto è stato formare 70 operatori scolastici sull’attuazione della Convenzione
ONU sui diritti delle persone con disabilità).

La formazione volta all’inclusione non può tralasciare l’aspetto «missionario e vocazionale» di queste figure specifiche, ma allo stesso tempo non può essere delegato solo ed esclusivamente ad esse.
Questa propensione deve essere coltivata da tutti, docenti e operatori, «perché l’inclusione non va delegata solo all’insegnante di sostegno», ma tutto il corpo docente è sempre coinvolto e deve coinvolgere a sua volta tutta la classe (Silvia De Vogli, responsabile progetto Inclusi, che ha per capofila il consorzio Consolida).

Inoltre, per quanto riguarda l’aspetto burocratico, gli Uffici scolastici regionali e provinciali non possono agire seguendo solo criteri numerici e di graduatorie, ma devono salvaguardare la continuità, soprattutto nel nominare i docenti di sostegno per i ragazzi con disabilità. I docenti di sostegno sono figure preziose e punti di riferimento indispensabili e non possono cambiare ogni anno se si vuole avere maggior cura dell’inclusione dei più fragili.

Altra problematica riguarda i ragazzi di origine straniera. Sarebbe opportuno valorizzare la mediazione linguistica sia per gli alunni stranieri sia per le relative famiglie, in modo da integrarli, sia dai punti di vista linguistico e socioculturale, sia anche nei meccanismi e nelle finalità del sistema scolastico italiano: «La scuola da sola non ce la fa. È l’ottica di sistema che fa la differenza» (Ketti Krassevez, dirigente scolastico).

La scuola italiana è effettivamente una scuola per tutti e per ciascuno?

A quali iniziative ulteriori potrebbe pensare la scuola italiana per tutelare le categorie degli studenti stranieri e/o con disabilità?

Si investe abbastanza nella formazione di docenti e operatori che possano effettivamente accompagnare nella crescita le categorie a rischio nella scuola italiana?

Per approfondire

  • S. Pignataro, Patti territoriali, in «Vita. Riportiamoli in classe», settembre 2022.
  • A. Nembri, Fragilità, «Vita. Riportiamoli in classe», settembre 2022.

G. Mazzariol
Mio fratello rincorre i dinosauri
Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più
Einaudi, Torino 2016

R.J. Palacio
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Giunti Editore, Firenze 2013

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