LA STORIA DELL'AC

Autonomia scolastica

Il contesto come bussola

Ogni studente è una persona che vale, quali che siano i suoi risultati scolastici.
(M. Veladiano)

PRO-VOCAZIONE

L’autonomia scolastica

PER RIFLETTERE

L’autonomia scolastica di cui alla l. n. 59/1997 ha rappresentato un passaggio centrale nel processo di riorganizzazione del sistema formativo e ha comportato la progressiva attribuzione alle scuole delle funzioni già di competenza dell’amministrazione centrale e periferica, la realizzazione di una autonomia organizzativa, didattica e di ricerca e la possibilità per le istituzioni scolastiche di promuovere accordi di rete.
Il riconoscimento e la valorizzazione dell’autonomia scolastica persegue l’obiettivo di progettare e realizzare interventi educativi volti a promuovere lo sviluppo della persona umana al fine di garantire il successo formativo di tutti e di ciascuno e comporta quindi l’elaborazione di progetti che rispondano alle esigenze del territorio.
Di conseguenza, in questi anni l’autonomia scolastica – nella pratica – per i docenti ha significato l’attuazione di un preciso principio: l’elaborazione di progettazioni disciplinari spesso distinte secondo le esigenze degli alunni.
Il percorso di innovazione nella scuola, che ha a cuore il benessere degli studenti, però, è sempre in itinere. L’applicazione dell’autonomia scolastica dovrebbe realmente consentire ai docenti di non essere vincolati ai programmi e ai tempi di realizzazione previsti dal Ministero, ma di «rimodulare le programmazioni didattiche, contenuti, competenze, strumenti, materiali, obiettivi» (cfr. L. Biancato, Nulla sarà più come “prima”, «Vita e pensiero», 5, 2022), sempre tenendo conto dei contesti in cui si opera e dei bisogni e della sensibilità di chi si ha di fronte; quando si parla di scuola ogni tentativo di operare secondo logiche astratte è destinato al fallimento. Questo comporta anche un riadattamento su più punti di vista: organizzazione, orari, spazi.
Ad oggi, queste linee d’azione devono essere perseguite anche alla luce dell’esperienza della pandemia e della Dad: «Non si può procedere come se nulla fosse accaduto, perseguendo i programmi » (cfr. L. Biancato, cit).

Un altro aspetto da non sottovalutare è legato all’autonomia finanziaria, di fatto risolta con l’assegnazione di fondi, troppo esigui, però, rispetto alle esigenze reali. È questo un modo di intendere l’autonomia, dunque, che ha favorito la nascita di competizioni più o meno valide e sane all’interno degli istituti e tra di essi, con il rischio che gli obiettivi formativi del sistema scolastico passino in secondo piano rispetto agli obiettivi di gestione delle risorse finanziarie.
A tutto questo si aggiunge il dibattito aperto sull’autonomia regionale differenziata, che divide la politica e rischia di accrescere il divario Nord – Sud anche nella scuola, data l’innegabile differenza di risorse tra l’area settentrionale e quella meridionale del nostro paese. La scuola invece, tra autonomia e saperi e formazione, deve farsi garante di un processo formativo per tutti, di qualità e di merito («Studi sulla formazione 2022 – Open Journal of Education», Editoriale).

Autonomia scolastica: quanto incidono il contesto e le esigenze degli alunni nell’elaborazione dei progetti disciplinari?

Come perseguire progetti di autonomia regionale differenziata senza alimentare il divario tra Nord e Sud?

È possibile un giusto equilibrio tra obiettivi formativi e obiettivi di gestione delle risorse finanziarie?

Per approfondire

L. Biancato, Nulla sarà più come “prima”, «Vita e pensiero», 5 (2022).
S. Fornaro, Insieme per migliorare la scuola, «Città nuova», maggio 2023.