Traccia di lavoro per l’itinerario assembleare 2026/2027
Diamo avvio all’itinerario che ci accompagnerà verso la XIX Assemblea Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana. Un percorso che abbiamo voluto intitolare «E vi fu grande gioia in quella città» (At 8,8), lasciandoci guidare dalla forza generativa della Parola e dall’esperienza delle prime comunità cristiane, capaci di annunciare il Vangelo guidate dallo Spirito Santo e dentro la storia degli uomini e delle donne del loro tempo. Questo cammino assembleare desidera essere per tutta l’associazione un’occasione di ascolto, verifica, partecipazione e discernimento condivisi. Un tempo da vivere coinvolgendo e attivando la responsabilità di soci, responsabili, educatori, assistenti, simpatizzanti e di quanti riconoscono nell’Azione Cattolica una presenza significativa per la vita della Chiesa e del Paese. A ciascuno è affidato il compito di contribuire, con il proprio sguardo e la propria esperienza, perché il cammino dell’associazione continui a essere espressione di quella corresponsabilità laicale che da sempre ne costituisce la ricchezza e lo stile.
L’orizzonte che accompagna questo percorso è quello della gioia evangelica. La gioia di riconoscere il cammino compiuto, di custodire il bene seminato nelle comunità, di accorgerci dei frutti dello Spirito maturati attraverso l’impegno quotidiano di tanti soci e responsabili.
Ma è anche la gioia di immaginare insieme il futuro, con la fiducia di chi sa che il Signore continua a precederci e ad abitare la storia, aprendo strade nuove da percorrere. Con tale gioia e gratitudine guardiamo all’accompagnamento che in questi anni papa Francesco ha riservato all’associazione e all’intera Chiesa, sollecitandoci a essere una realtà popolare, missionaria, capace di abitare le periferie esistenziali del nostro tempo e di rileggere le priorità a partire dagli ultimi. Allo stesso modo accogliamo con impegno e disponibilità il magistero di papa Leone XIV, riferimento imprescindibile per il cammino dei prossimi anni. Nel solco della continuità e della novità che caratterizzano la vita della Chiesa, desideriamo lasciarci guidare e interrogare dalle sue parole e dai suoi orientamenti, per continuare a servire il Vangelo dentro la storia e le sfide del nostro tempo. Raccogliamo dall’esperienza del Giubileo l’invito a proseguire tale cammino come pellegrini di speranza, riconoscendo in quest’ultima ciò che sostiene l’impegno e genera la responsabilità. Questo percorso assembleare si colloca inoltre dentro un passaggio particolarmente significativo per la vita della Chiesa. Dopo gli anni intensi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, l’approvazione del documento “Radicati e costruiti in Cristo” consegna a tutte le comunità la responsabilità di tradurre in scelte concrete i passi compiuti. Anche l’Azione Cattolica desidera vivere questo orizzonte ecclesiale, riconoscendo nella sinodalità un appello a rinnovare il proprio servizio alla Chiesa. Le attenzioni che il documento dedica alla trasmissione della fede e alla formazione intercettano, infatti, il cuore della sua esperienza associativa. Per questo l’Ac desidera continuare a mettere le proprie energie a servizio delle Chiese locali, contribuendo alla crescita di comunità capaci di educare alla fede, formare le coscienze e alimentare una testimonianza cristiana capace di incidere nella società.
Questo itinerario assume poi un significato ancora più profondo perché si intreccia con il 160° anniversario della nascita dell’Azione Cattolica. Una ricorrenza che invita tutta l’associazione a riscoprire la propria identità e la propria missione. Fare memoria della storia vissuta significa riconoscere la fecondità di intuizioni, scelte e testimonianze che continuano a orientare il nostro presente. Le figure che ne hanno segnato il cammino – uomini e donne, giovani e adulti, santi e testimoni della vita quotidiana – ci ricordano che la fedeltà al Vangelo prende forma dentro la concretezza della storia e delle relazioni, nella vita delle comunità e nell’impegno per il bene comune. Ragion per cui siamo chiamati a vivere questo tempo anche come occasione di verifica delle scelte finora compiute e del triennio che sta per concludersi, alla luce degli Orientamenti 2024-2027 «Voi stessi date loro da mangiare». In questi anni siamo stati accompagnati a rinnovare la fiducia nel Signore, a condividere con generosità i doni ricevuti e a generare processi di bene nelle comunità e nei territori. È tempo di riconoscere insieme quanto questi orientamenti abbiano plasmato la vita delle nostre associazioni e quali prospettive si aprano loro.
Desideriamo fare tutto questo con le associazioni territoriali e diocesane, a partire dalle loro storie e dalle differenti condizioni e contesti in cui l’associazione è chiamata a vivere la propria missione.
Questo percorso assembleare appartiene a tutti: ai bambini e ai ragazzi dell’Acr, ai giovanissimi, ai giovani, agli adulti e agli adultissimi. Ciascuna stagione della vita custodisce uno sguardo prezioso e un contributo insostituibile per leggere l’oggi e progettare il domani dell’associazione. Per questo vogliamo promuovere occasioni di ascolto e partecipazione capaci di raggiungere tutti, valorizzando linguaggi ed esperienze differenti, e aprire il cammino assembleare alla vita delle comunità, alle altre aggregazioni laicali – soprattutto quelle con cui già viviamo percorsi di alleanza – e, dove possibile, alle organizzazioni e istituzioni presenti nei territori, come interlocutori di un processo di progettazione più aperto e incisivo. In un tempo segnato da conflitti, divisioni e crescenti tensioni internazionali, siamo consapevoli che proprio questa corresponsabilità diffusa e questo coinvolgimento delle generazioni e delle realtà ecclesiali e civili rappresentano una condizione essenziale per costruire la pace. Una pace da intendersi come scelta quotidiana, che nasce dal riconoscimento reciproco, dall’ascolto e dalla partecipazione di ciascuno. Educare alla pace significa dare spazio a tutti e a ciascuno, perché nessuna voce resti esclusa e nessuna esperienza sia considerata marginale.
Affidiamo dunque questo strumento di lavoro alle associazioni territoriali e diocesane, ai consigli, alle presidenze e a tutti i soci. Il cammino verso l’Assemblea Nazionale chiede di essere vissuto come un’esperienza concreta di corresponsabilità e di comunione, in cui ciascuna realtà possa offrire il proprio contributo e lasciarsi interrogare dal confronto reciproco. È in questa trama di relazioni e di partecipazione che l’associazione continua a rinnovarsi e a generare futuro, rimanendo fedele alla propria vocazione di presenza viva nella Chiesa e nel Paese.