Verso la presentazione del Progetto formativo “Perché sia formato Cristo in voi”/2

Progettare, voce del verbo accompagnare

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di Luca Micelli e Vincenzo La Carrubba* - Quante volte ci sarà capitato di pensare, in mezzo a tutti gli impegni quotidiani, che sarebbe bastato guardare la guida giusto un’oretta prima dell’incontro per capire cosa dire, cosa fare, cosa trattare con il gruppo? Magari ci saremo affidati all’esperienza che abbiamo maturato negli anni, convincendoci che per portare avanti un gruppo, come educatori o animatori, bastasse solo saper parlare, saper cogliere ciò che la guida proponeva per quel particolare tema e poi… improvvisare. Del resto, poi, “l’incontro è andato bene”!

Perché progettare?
In realtà, una buona azione educativa ha sempre bisogno di una attenta progettazione. Una progettazione che abbia ben chiari gli obiettivi, ma prima ancora, che conosca quanto meglio possibile la situazione di partenza è simile ad un filo che tiene insieme le perle di un’esistenza a frammenti che spesso ci capita di vivere e che proiettiamo anche nel nostro servizio formativo. L’intelligenza di chi svolge un servizio educativo sta nel saper cogliere la situazione di vita del singolo e del gruppo, per costruire attorno ad esse un percorso strutturato che vada al di là della situazione precisa, pur tenendo in altissima considerazione le situazioni contingenti. Per essere concreti: così come non si può (e non si deve!) non tener conto di questo particolare momento storico, che impone un nuovo modo di “organizzare” le nostre relazioni e la socialità, una progettazione meditata non può fermarsi solo a predisporre incontri centrati unicamente su “come vivere la nostra fede in tempi di Covid”, appiattendosi sulla dimensione del “qui e ora”, ma occorre avere uno slancio che ci porti a ripensare da capo categorie attorno a cui prima facevamo ruotare tutto, dalla vita personale a quella del gruppo. Ce lo suggerisce già l’etimologia del termine: “pro-gettare” vuol dire “gettare avanti” qualcosa, porre obiettivi, mettere mano a strumenti, individuare tempi di realizzazione, verificare in itinere il percorso. Sì, si può fare anche in questo delicato momento storico, anzi, forse l’oggi ce lo chiede ancora con più insistenza, vista l’impossibilità di programmare a lungo termine.

Le coordinate di una buona progettazione
Ma precisamente quali sono gli elementi di cui la progettazione non può fare a meno e quali soggetti coinvolge?
«L’azione formativa volta alla maturazione della fede attinge ad alcuni doni fondamentali: innanzitutto la parola di Dio, con cui Dio oggi continua a guidare la nostra vita e a darle una fisionomia secondo il suo cuore» (PF, 2.2). Nel processo di elaborazione di una buona progettazione, centrale è il confronto continuo con la Parola che illumina tutto il resto.
Ogni educatore/animatore, poi, nel momento in cui si trova a dover fare la sua progettazione all’inizio dell’anno, deve conoscere il tema annuale, gli obiettivi che l’associazione intera si propone nell’arco del triennio, le mete indicate nei sussidi. A partire da questo, al principio dell’intero percorso e di ogni parte di percorso (ad esempio i vari tempi dell’anno liturgico, le tappe, i moduli), potrà formulare obiettivi a misura del gruppo, tenendo conto del contesto sociale ed ecclesiale e della vita reale delle persone che gli sono state affidate.
È importante ricordare anche che le guide proposte annualmente dal Centro Nazionale altro non sono che la traduzione in percorsi concreti delle attenzioni educative messe a fuoco dal Progetto Formativo e sviluppate dagli Itinerari Formativi. Non sono da interpretare come un “pacchetto preconfezionato” o un manuale da seguire dettagliatamente passo dopo passo, ma offrono una serie di spunti da sviluppare a seconda dei contesti, delle esigenze e delle attese.
Nella progettazione educativa, inoltre, non si può trascurare il valore del lavoro dequipe. È vero, talvolta è difficile avere la disponibilità di più persone, ma allo stesso tempo dobbiamo immaginare che, per avere uno sguardo meno soggettivo possibile sulle persone di cui ci prendiamo cura, è necessario il contributo di altri: educatori, membri del consiglio parrocchiale, adulti o giovani di comprovata esperienza umana e associativa. Il confronto arricchisce e semplifica tutta la fase di lettura del contesto e del gruppo, e la conseguente formulazione degli obiettivi. Nell’ambito di questo approccio, il confronto continuo con l’assistente, sia nel progettare il cammino, sia nel divenire del cammino stesso è importantissimo. Egli, infatti, contribuisce con l’apporto specifico della sua sensibilità e delle sue competenze alla progettazione del percorso formativo e delle varie esperienze associative, ponendosi come fratello e padre nella fede che aiuta a vivere la dimensione profonda delle varie esperienze ecclesiali.
Tutto questo poi deve anche trovare una collocazione adeguata nel cammino che svolge la comunità parrocchiale in cui si è presenti: il cammino della Chiesa è uno, pur nella molteplicità e diversità dei singoli percorsi di ogni comunità. Agli educatori va il compito di saper pensare creativamente una formazione che si inserisca all’interno di questi percorsi, dando originalità alla progettazione.

Cinque elementi indispensabili per una progettazione efficace

  1. Aderenza alla vita dei destinatari. È una questione di metodo molto seria se non vogliamo che la nostra azione educativa e formativa cada nel vuoto. Per poter dar luogo ad una formazione che sia aderente alla vita occorre considerare alcune esigenze: sono sempre più importanti le domande di vita delle persone, la loro vita stessa, delle “esigenze organizzative”: sono le ultime a servizio delle prime, e non viceversa. Aderenza alla vita, inoltre, vuol dire usare una comunicazione alla portata di tutti, creando un contesto in cui ciascuno si senta valorizzato e a proprio agio.
  2. Gli obiettivi e i tempi. Bisogna avere ben chiaro, per quanto possibile, quello che sta facendo e in quali tempi si intende farlo: obiettivi semplici, comprensibili, formulati in modo non standardizzato e freddo. A partire da ciò, il cammino verrà così suddiviso nelle tappe più congeniali alla vita del gruppo, tenendo insieme sistematicità e organicità con flessibilità ed elasticità: ancora una volta, gli obiettivi e gli strumenti sono strumenti di progettazione, non gabbie invisibili che non ci consentono di adattarci alle situazioni correnti e impreviste.
  3. La creatività. Vuol dire inventare e reinventare i percorsi associativi dei nostri gruppi, non dare mai niente per scontato, trovare modalità sempre nuove, andando oltre la prassi del «si è sempre fatto così», come ci ricorda papa Francesco. Che non vuol dire né dare più importanza allo strumento comunicativo usato dell’obiettivo che si vuole raggiungere, né sminuire l’importanza nel padroneggiare i metodi per mantenere vivo l’interesse e il livello di partecipazione. Creatività è capacità di dare un volto nuovo alle sfide sempre attuali di una vita di fede al passo con i tempi.
  4. Gli strumenti (soprattutto i sussidi annuali). La funzione del sussidio non è quella di essere un prontuario, un manuale di attività già belle e pronte da leggere velocemente prima di iniziare l’incontro; piuttosto esso vuole imprimere uno stile, fornendo dei suggerimenti (sia contenutistici che di modalità di sviluppo) sempre a partire dalla situazione reale di vita. I sussidi annuali ci aiutano a leggere la vita concreta e a metterla a confronto con la Parola per passare poi ancora da questa alla vita.
  5. La verifica. Nessun percorso educativo, poi, può dirsi ben progettato se non prevede una fase di verifica, da articolare a vari livelli: quello dell’efficacia della progettazione rispetto agli obiettivi, quello della capacità di rispettare i tempi previsti in relazione ai tempi di vita delle persone, quello della condivisione con tutto il gruppo delle tappe e di tutto il cammino dell’anno, per avere suggerimenti/critiche che aiutino a ricentrare il cammino sull’Essenziale.

Ovviamente tutto ciò non vuole essere una ricetta, ma una serie di sollecitazioni che portino ad una sempre maggiore consapevolezza di quanto sia delicato e fondamentale il compito educativo in associazione. Tra qualche giorno avremo tra le mani il Progetto Formativo aggiornato, sia l’occasione per riscoprire, proprio in questo tempo in cui siamo messi alla prova, quali sono i nodi fondanti del nostro essere Azione Cattolica.

*Responsabili del Laboratorio Nazionale della Formazione