Mons. Russo: preghiera, azione e sacrificio. Protagonisti di una storia bellissima

L’Omelia del Segretario generale della Cei. “Questo è il vostro momento. Non potete sprecarlo”. “Voi siete i continuatori di una storia bellissima e lunghissima”. “Il vostro compito: quello di essere seme buono e valido!”

Ritrovarci intorno alla mensa, convocati dalla Parola fa di noi ancora più sorelle e fratelli. Siamo chiamati ad ascoltare la stessa Parola di salvezza e mangiare lo stesso pane intorno alla stessa tavola. Permettetemi di salutare con affetto e gratitudine don Gualtiero per l’impegno e la cura che usa verso l’Azione Cattolica e i suoi assistenti. Grazie a Giuseppe per la disponibilità a guidare l’Azione Cattolica in questo tempo così intenso. So quanto bene ha fatto Matteo Truffelli in questi ultimi anni e so quanto era necessario continuare a camminare con lo stesso entusiasmo. Siete tutti particolarmente legati tra responsabili in questa vostra storia associativa.

L’Azione Cattolica con la nuova presidenza e il nuovo consiglio non comincia mai da zero. Voi siete i continuatori “pro tempore” di una storia bellissima e lunghissima. Mi permetto di dirvi questo, prendendo in prestito il titolo di un film anche abbastanza vecchio, voi dell’Azione Cattolica ricominciate da 3. Ricominciate dalla preghiera, dall’azione e dal sacrificio che mi sembra siano scritte nel DNA associativo. Sono queste 3 cose che vi precedono e che andranno avanti oltre voi e che vi portano verso il futuro. Sono queste tre cose i vostri testimoni in un’ipotetica gara che dovete lasciare a chi arriverà dopo di voi. Preghiera, azione e sacrificio sono i tre cuori che vi tengono in piedi, che vi fanno fare le cose e che vi mettono nel corpo il fiato necessario e il desiderio di futuro. Da queste tre cose si riparte sempre, altrimenti tutto sarà un vano organizzare incontri, riunioni ma senza l’odore del futuro.

In questo periodo così drammatico per la vita del mondo dobbiamo fare la scelta di pensare percorsi insieme, di mettere insieme cuore e mani, intelligenza e gambe, che poi è quello che il Cammino sinodale ci sta chiedendo e ci chiederà per il futuro, per poter essere annunciatori e testimoni del Vangelo nella nostra società. L’Azione Cattolica, voi presidenti e assistenti dovete ancora di più rafforzare questa palestra di sinodalità che da sempre vi contraddistingue. Mi sembra di poter dire che questo è il vostro momento. Non potete sprecarlo.

Vorrei condividere con voi alcune riflessioni che vengono dalla Parola che abbiamo ascoltato. Ma vorrei partire dall’antifona d’ingresso che ci viene proposta che di solito non leggiamo perché facciamo il canto iniziale:

Non abbandonarmi, Signore, mio Dio,
da me non stare lontano;
vieni presto in mio aiuto,
o Signore, mia salvezza. (Sal 37,22-23)

Ogni volta che ci avviciniamo a qualcosa di grande sentiamo il bisogno di chiedere al Signore nostro Dio di stare ancora più vicino a voi, di aiutarci, di guidarci e di accompagnarci. Siamo desiderosi tutti di una mano che ci sostenga nei grandi percorsi della nostra vita. Quanto l’Azione cattolica potrebbe fare bene questo: essere mano che aiuta.

Abbiamo ascoltato nella prima lettura: “Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore”: èil cammino dell’interiorità. Mosè chiede al popolo che lo sta ascoltando qualcosa di molto alto. Non si tratta più solo di ricordare in qualche passaggio o di prendere nota su qualche quaderno di appunti, è questione di saper fissare in modo indelebile i precetti di Dio nel cuore, nella parte più sacra della nostra storia e della nostra vita. Non sono solo cose da fare ma i precetti del Signore riguardano la nostra felicità. Per fissare qualcosa nel cuore c’è bisogno di molto coraggio perché sai bene che non potrà più andare via. Le cose fissate nel cuore non si cancellano. Capiamo bene che tutto questa rientra in un percorso da innamorati. Solo chi si ama fissa nel cuore. Perché nel cuore non si fissa tutto ma solo quello che conta.

Il vangelo ci propone uno dei tanti incontri di Gesù: “si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?»”. Gesù è un uomo che si fa avvicinare. Non pone mai distanze di sicurezza, nemmeno i discepoli riescono a tenerlo lontano dagli incontri. Gesù fa spazio a tutti, accorcia le distanze perché ogni incontro per Lui diventa un annuncio. Gesù è un uomo che accoglie le domande. Tutte le domande quelle fatte per la vita e anche quelle fatte solo per la curiosità di sapere il suo pensiero. Gesù prende sul serio le parole dell’umanità, non si sottrare, non si fa mai vedere distratto. E gli occhi di questo scriba gli sembrano molto sinceri: qual è il primo di tutti i comandamenti? Sembra quasi chiedere: Gesù aiutami a capire fra tutti i comandamenti, fra tutti i 613 precetti qual è il primo. Quello che conta per davvero. E Gesù si inserisce nella tradizione e non sbaglia: il primo è: Ascolta. Ricordati quello che hai ascoltato negli anni, trova una postura di ascolto perché l’ascolto non è solo far silenzio, l’ascolto è la capacità di farsi cambiare dal di dentro dalle parole che ti vengono rivolte. Questo è il primo. Ma ne esiste uno più grande di tutti che non è misurabile, che oltrepassa ogni legge e ogni lista di precetti. È il più grande quello che raccoglie tutti, quello che darà senso a tutti gli altri ed è: Amerai. Tutto da qui parte per noi e per il resto della storia. Amerai il prossimo, quello più vicino a te, quello che conosci benissimo e che volentieri eviteresti pensando di potere amare quelli che sono molto lontani e che spesso ci fanno tenerezza. Si parte però da quelli vicini che qualche volta ci fanno rabbia. Sì proprio da lui.

Allora cara Azione Cattolica, tante cose avete detto e sentito in questi giorni. La bellezza della ripartenza e soprattutto della ripartenza da casa vostra (la Domus Mariae) sicuramente suscita nella vostra vita il desiderio di mettere i passi giusti. Fatelo ma ascoltando e amando con serenità, accogliendo tutte le domande che vi arriveranno dritte nel cuore.

Mi piace concludere con una frase che credo sia davvero ideale per il vostro inizio e il vostro impegno. È una frase di Vittorio Bachelet che credo conosciate molto meglio di me: “Nel momento in cui l’aratro della storia scavava a fondo rivoltando profondamente le zolle della realtà sociale italiana che cosa era importante? Era importante gettare seme buono, seme valido. Ecco questo vi auguro sempre e sempre meglio. Ma non affannatevi a capire di quale tipo di seme buono si tratta, perché in questo rivoltamento di terra il seme buono seminato siete voi.

Questo il vostro compito: quello di essere seme buono e valido!

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Autore articolo

Stefano Russo