"Povertà estrema via entro il 2030". Slogan o vera promessa?

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Gigi Borgiani, segretario nazionale Ac - Promessa o slogan? Al vertice annuale della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (Washington 11-13 ottobre), il  presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim annuncia  il suo obiettivo: far scendere il tasso di povertà assoluta del 9% nel 2020 ed eliminarla completamente nel 2030. Un obiettivo ambizioso.
Qualcuno si ricorda che in occasione del vertice del millennio del 2000, i paesi ricchi, tra i quali anche i paesi dell’Unione europea, hanno fatto una serie di promesse ai poveri del mondo: gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio! Questi avevano una scadenza ben precisa (il 2015), data entro la quale ci si prefiggevano obiettivi specifici quali: ridurre la fame, migliorare l’istruzione e la sanità, diminuire la mortalità infantile, promuovere la Sostenibilità ambientale.  
Una sfida  complessa, molti progressi sono stati fatti negli ultimi anni, ma non sufficienti, anzi! La strada è ancora lunga.
La percentuale delle persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno si è notevolmente ridotta (dal 42 al 25%), ma supera comunque il 50% nell’Africa subsahariana. La contrazione dell’economia minaccia di annullare i progressi fatti; chi era uscito dalla fascia più critica rischia di scivolare di nuova verso la povertà a causa della  crisi che provoca  un aumento dei lavoratori indigenti e delle situazioni occupazionali vulnerabili. Anche i piccoli passi avanti compiuti nel contrastare la denutrizione e la malnutrizione infantile hanno raggiunto discreti risultati (il tasso di mortalità  è passato da 12.4 milioni nel 1990 a 8.1 milioni nel 2009), ma anche in questo caso l’aumento dei prezzi seguito alla crisi sta determinando un rallentamento. In molti paesi l’accesso all’istruzione ha conosciuto buoni progressi (Benin, Bhutan, Burkina Faso, Etiopia, Guinea, Mali, Mozambico), così come l’accesso all’acqua sia nelle aree urbane che in quelle rurali è passato, complessivamente, dal 69% nel 1990 all’86% nel 2008.
La strada è ancora lunga. Ora arriva questa nuova promessa. Ma le prospettive sono ampie anche perché il progetto parte da una riorganizzazione della Banca Mondiale. Jim Yong Kim prevede di passare dalla attuale suddivisione in aree geografiche e settoriali (al momento l'istituto è organizzato fondo per fondo, paese per paese e regione per regione) in aree più grandi e accorpate per temi e funzioni, 14 aree globali tra cui l'agricoltura, l'istruzione, la sanità, l'energia e il commercio.
Questo servirà a rendere l’istituto più snello ed efficiente, più veloce nel rispondere alle varie esigenze territoriali.
Infatti scarsa collaborazione e il timore del rischio hanno portato spesso ad immobilismo e rallentamenti. La nuova e più leggera struttura dovrebbe garantire migliori risultati. Significativo inoltre il taglio di quattrocento milioni di dollari dei propri costi amministrativi. Questa riduzione prevede un reinvestimento in nuovi finanziamenti per contrastare la povertà.
Si può davvero parlare di un impegno per la fine della povertà? Restiamo cauti. Intanto, però, occorre l’impegno e la responsabilità di tutti per mantenere alta l’attenzione sull’obiettivo e per stimolare e richiamare costantemente agli impegni presi da coloro che fanno le promesse. E ognuno può fare qualcosa. Non sono questioni “alte” ( troppo grandi per il nostro piccolo, per le nostre forze) o questioni “altre” (che non ci riguardano, che vincolano solo le istituzioni mondiali). Non è difficile percepire attorno a noi condizioni di povertà estrema (sarebbe più corretto una volta per tutte chiamarla “miseria”). Guardando ed impegnandoci in casa nostra possiamo allargare lo sguardo e fare passi avanti anche a livello globale. Si tratta di educarci continuamente all’altro e ai bisogni veri dell’altro; di far circolare informazioni e notizie; di sostenere tutte quelle azioni (e ce ne sono!) che non vogliono che si resti sempre alle promesse. Domani ne parliamo in parrocchia e nel gruppo di Ac?