La Chiesa in uscita

Versione stampabileVersione stampabile

Incontro educatori ACR-scout-catechisti-giovani

Parma, 6 ottobre 2014

La Chiesa in uscita

+ Mansueto Bianchi

Assistente Nazionale di Azione Cattolica

Trascrizione di un partecipante – non rivista dall’autore

La categoria dell’”uscita“ è propria del Dio cristiano che per amore della creatura sceglie di uscire da se stesso , si decentra, non fa più centro su se stesso ma pone il centro nella creatura. È un Dio che va in estasi di fronte alla creatura , e perciò intraprende la strada dell’esodo per raggiungere la creatura lontana e avvolgerla in un abbraccio di perdono e misericordia. Per questo non solo il breve tragitto da Gerusalemme ad Emmaus ma l’intera storia umana è un “Emmaus” , una strada sulla quale Dio si fa compagno, si rende amico e viene a popolare tante nostre solitudini , tristezze e sgomenti. Una Chiesa in Uscita deve essere prima di tutto una Chiesa che impara dal Dio nel quale crede che cosa vuol dire uscire. Non può essere una Chiesa che fissa essa stessa il significato e lo stile di questo gesto perché sarebbe ancora una Chiesa ripiegata, una Chiesa che si curva su se stessa approdando all’inaridimento .

La Chiesa impara che cosa vuol dire uscire da quello che il Signore ha fatto per lei e continua a fare per ogni uomo. La Chiesa trova la sua strada e avvia i suoi passi nella direzione dell’uscita accorgendosi di come Dio è uscito dalla sua deità ed è entrato nella nostra umanità per poter stringere la nostra lontananza nell’abbraccio della sua prossimità e vicinanza.

L’uscita della Chiesa è un uscita DERIVATA, ESEMPLATA DALL’USCIRE DI DIO INCONTRO A NOI,  e occorre che da lì lo impari e lo riceva e con quel modello continuamente si misuri e si verifichi.

Una Chiesa che sceglie di seguire il Signore sulla strada , discepola del cammino di Dio incontro all’uomo, è una Chiesa CHE NON SOSTA DAVANTI ALLO SPECCHIO , che non indugia nel guardarsi e riguardarsi.

È una Chiesa che reagisce all’inevitabile disagio che l’erosione numerica dei credenti porta con sé evitando due rischi opposti: quello  di diventare una Chiesa” ringhiosa” che si concepisce e costruisce come parallela al mondo e quello di diventare una Chiesa “ scodinzolante” , una Chiesa che va conformandosi al mondo e non sa dire altro se non :” sono come tu mi vuoi “, una Chiesa che diventa citazione di ciò che altri dicono e fanno e perde l’originalità di essere la serva del vangelo.  Occorre superare l’atteggiamento della CHIESA ALLO SPECCHIO, la Chiesa che ogni domenica si conta e si accorge con ansia crescente che c’è qualcuno di meno e che siamo tutti di sette giorni più vecchi .

La Chiesa in Uscita chiede di ripensare radicalmente il nostro modo di esprimerci ,di fare pastorale.

Il papa nella Evangelii Gaudium dice che essere Chiesa in Uscita non vuol dire aggiungere un ufficio in più con la scritta “Chiesa in uscita”, vuol dire riformulare le nostre modalità pastorali e i nostri obbiettivi pastorali in funzione dell’ annuncio del vangelo e della missione.

Il nostro sistema di Chiesa è progettato per rispondere alle richieste che gli vengono rivolte , pensa e attrezza se stesso in modo da essere risposta alle domande e alle attese che lo riguardano.

Diventare una Chiesa in Uscita , ripensare la nostra vicenda pastorale in chiave missionaria vuol dire non essere più semplicemente un’ agenzia che fornisce risposte alle domande ma concepirci come una presenza che suscita quelle domande che sempre meno emergono dentro le persone e sempre meno ci vengono rivolte .

Una PASTORALE MISSIONARIA, di annuncio non è prima di tutto una pastorale che propone i sacramenti ma che si propone l’incontro con la persona, incontro che non mira immediatamente a consegnare una dottrina o un sacramento, un apparato concettuale o liturgico-sacramentale, ma cerca prima di tutto l’incontro per scatenare la domanda dentro la persona, per aiutare la persona a leggersi e decifrarsi il cuore.

Una pastorale in uscita pretende, tenta di educare gli occhi delle persone a guardare l’erba del proprio prato , della propria vita dalla parte delle radici.

E cura essenzialmente L’INCONTRO , l’intensità dell’incontro la sua autenticità e la purezza del Vangelo che intende proporre e consegnare alla libertà della persona e sul quale la libertà della persona si pronuncia con responsabilità.

Una CONVERSIONE PASTORALE per una Chiesa in Uscita ,vuol dire meno scadenze e meno formule,più itinerari, più personalizzazione dei rapporti ; non avere solo un sussidio da consegnare o una conferenza da ascoltare per capire, ma avere UN AMBIENTE DI VITA da offrire alle persone.

La nostra grande povertà oggi è che non abbiamo comunità cristiane decenti da offrire alle persone, a quelli che chiamiamo con vocabolario terribile “ i ritornanti” o quelli che semplicemente cercano.

A queste persone che comunità offriamo? forse abbiamo un sussidio da proporre, degli incontri….

Una Chiesa che è madre nella fede, che genera la fede e non per automatismo ma perché ti diventa casa e patria, diventa ambito umano nel quale ti riconosci, al quale ti affezioni e che si affeziona  a te. Diventa comunione di persone che si sforzano di credere nel Signore e di vivere nel Vangelo , una comunità di persone in cui si possa constatare che tentano di volersi bene e che tentano di volere bene al Signore.

Questa è la nostra grande povertà: noi Chiese strutturate  da due millenni siamo poveri di comunità cristiana, ricchi di molte altre cose che appartengono più alla strutturazione ma poveri di questo luogo, di questa culla in cui la fede e l’amore si respirano , si constatano.

E ancora, la conversione pastorale, mette in gioco la nostra FEDELTA’ AL VANGELO: il papa dice che uno dei grandi nemici della capacità della Chiesa di lasciarsi rigenerare dalla forza del Vangelo e dalla visita del Signore, di ripensarsi nella luce del Regno che viene annunciato e portato sulla soglia delle persone, è la ragione del “ SI E’ FATTO SEMPRE COSI’”: il passato non viene elaborato in vista del futuro, ma viene semplicemente proiettato sul futuro.

Diventa motivo per continuare a fare sempre così mentre una fede e religione come la nostra  ci chiede di prendere sul serio la storia fino al punto che Dio stesso si è fatto storia, e ha percorso il tempo.

La fedeltà non è questione di conservazione ma di CONVERSIONE.

Non si tratta di conservare per domani quello che si è fatto ieri, si tratta di ritornare al fatto sorgivo, all’evento fontale  e di accoglierlo e ripensarlo, riprogettarlo e riformularlo in funzione di ciò che siamo oggi.

Altra caratteristica  della Chiesa in Uscita della Chiesa in missione è la LEGGEREZZA : la Chiesa in Uscita è una CHIESA LEGGERA .

Se scorriamo nei Vangeli, Mc 6 e Lc 10,  l’affidamento missionario di Gesù ai dodici,  è chiesto loro di di essere “leggeri”. C’è un verbo che ritorna martellante: “ non prendete, non prendete”..due sole cose devono prendere con sé: i calzari e il bastone.

Non è una dotazione ma servono per la strada: i calzari perché la strada è sassosa , taglia i piedi e  impedirebbe di camminare mentre non puoi permettere che le ferite della strada ti fermino.

E il bastone perché la strada è in salita e la fatica non ti deve vincere.

Occorre prendere solo ciò che serve a non fermare il cammino.

Dobbiamo alleggerirci nelle nostra strutture , nei nostri apparati.

Mi domando se l’affanno che noi preti viviamo continuamente alla rincorsa delle emergenze fino al punto di essere mangiati nella robustezza spirituale, nella consistenza dell’interiorità, mi domando se in tutto questo non ci sia una pedagogia di Dio perché finalmente intendiamo che è diverso lo stile della Chiesa che Lui ci sta chiedendo.

Una Chiesa Leggera ha  chiaro nella testa che IL VANGELO VIENE PRIMA DELLA MORALE, DELLA DOTTRINA E DELLA DISCIPLINA.

Non tutto ha la stessa importanza.

Tutti questi aspetti sono importanti ma non tutti hanno la stessa importanza. Alcuni sono realtà fontali , altre verità derivate.

Dovremmo recuperare una di quelle categorie anche teologiche che il Concilio Vaticano II ci ha insegnato per es. parlando di ecumenismo: LA GERARCHIA DELLE VERITA’:  non significa che non tutte le cose sono vere; tutte sono vere ma non tutte hanno la stessa importanza.

La Chiesa in Uscita deve essere una CHIESA MISERICORDIOSA : non si può andare incontro alla gente con il codice della legge. Dio non è venuto incontro a noi con il codice della legge: “Il padre lo vide da lontano e gli corse incontro e gli gettò le braccia al collo e lo baciò” ;  Era sporco puzzolente e aveva tradito, aveva speso tutto e lo aveva disprezzato “ dammi la mia parte di beni” che vuol dire : “ vorrei che tu fossi morto..”

Dio con noi ha fatto così…La misericordia non abroga il giudizio ma lo comprende e lo supera . La misericordia non è in contrasto con la verità, non c’è contrasto tra amore e verità perché nella rivelazione cristiana la verità è amore.

Quando l’apostolo Giovanni nella sua prima lettera cerca di spiegare alla sua comunità l’evento cristiano, il volto di Dio, dice: “Dio è amore”. La verità e l’amore sono una cosa sola e non possono entrare in contraddizione  l’uno con l’altro.

A volte sono in tensione a causa delle nostre limitatezze ma la verità e l’amore non possono essere rivendicate l’una al deprezzamento dell’altro, l’una a limitazione dell’altro. Così come i precetti e l’amore: i precetti non possono essere pensati a contenimento e limitazione dell’amore, la legge a contenimento e limitazione dell’amore.

Sant’Agostino dice che tra l’amore e la legge c’è lo stesso rapporto che intercorre tra la rondine e le ali: le ali della rondine messe sulla bilancia pesano, ma messe al corpo delle rondini , diventano lo strumento della loro leggerezza e la possibilità del loro volo.

Un altro elemento da aggiungere al tema della Misericordia-  perché una Chiesa in Uscita deve essere una Chiesa Misericordiosa, perché questa è la strada su cui incontra le persone, la strada da Gerusalemmme a Gerico- è questo: la persona è più grande dei suoi peccati e dei suoi errori, è più grande rispetto alla parola che dice , al gesto che compie.

A questo di più che la persona è bisogna fare riferimento.

Non dobbiamo sottrarre speranza , impoverire possibilità nei confronti di questo di più che ogni persona è nei confronti dei suoi stessi errori.

C’è una bella immagine di don Tonino Bello: “ nel cuore di ogni deserto c’è un ‘oasi, un ramoscello verde ed è la firma di Dio su quella vita”

A quella dobbiamo appellarci, perché quella è la possibilità di rifioritura di tutto, di far fiorire il deserto.

Una Chiesa in Uscita è una CHIESA UMANA E UMANIZZANTE, attenta alla persona, alla singola persona.

I rapporti di evangelizzazione oggi  non funzionano più da singolo a massa, a folla, le strade di percorrenza sono quelle dell’incontro , della relazione, del riconoscimento reciproco, dell’ascolto reciproco.

Una Chiesa in Uscita è una CHIESA ACCOGLIENTE  che ti fa sperimentare che tu eri atteso, che sei prezioso. Non può essere una Chiesa che quando suoni il campanello ti chiede : “ scusi, lei la domenica veniva  a messa ?”

Una Chiesa che ti fa sentire che hai suonato alla porta di casa e lì c’è qualcuno che ti accoglie e ti accoglie come sei, ti apprezza ,ti abbraccia come sei, come fa il padre nei confronti del figlio , come fa Dio nei nostri confronti.

E noi non possiamo avere un altro stile, un altro comportamento rispetto a quello che il Vangelo ci consegna, rispetto a quello che il Signore usa nei confronti di ciascuno di noi.

Per “uscire” occorre avere un FORTE ANCORAGGIO ECCLESIALE , un forte inserimento ecclesiale perché il vangelo è dato alla Chiesa . E’ la Chiesa che evangelizza , che è al servizio del mondo, in ordine alla salvezza del mondo; non è al servizio si se stessa , in ordine alla propria perpetuazione, ma è al servizio del mondo , in ordine alla salvezza del mondo.

Un evangelizzatore è un “esponenza ecclesiale”, non è un cavaliere solitario nella prateria, un eccentrico,un protagonista.

Una Chiesa che evangelizza deve avere una grande cura di quelle persone che per prime sono nell’occasione, nella situazione, sulla linea dell’evangelizzazione: queste persone sono i LAICI , sono tipicamente i laici.

Le nostre comunità parrocchiali, devono essere un’esperienza valida come spazio di incontro con le periferie, le lontananze presenti sul nostro territorio proprio perché sono strutture distribuite nella capillarità, nelle articolazioni della vita. Occorre che pensino se stesse in funzione della gente, del territorio, occorre che programmino se stesse come presenze in uscita verso il territorio e la comunità umana in mezzo alla quale vivono.

La scelta dell’Azione Cattolica nei confronti della parrocchia riceve ulteriore validità da questa impostazione di Chiesa, da questa conversione pastorale purché l’Azione Cattolica stia in parrocchia come una forza che spinge verso l’uscita, come una profezia che chiama continuamente l’intera comunità cristiana a guardare fuori di sé, a guardare quell’orizzonte al quale il Signore la manda.

La Chiesa in Uscita è una CHIESA CORRESPONSABILE.

La corresponsabilità esige la responsabilità di ciascuno di noi di fronte alle situazioni che incontra, di fronte alle attese che scorge attorno a sé ma anche un pronunciarsi di ciascuno di noi di fronte alla comunità di cui facciamo parte, e di fronte agli appelli che il Signore ci rivolge, attraverso ciò che viviamo e incontriamo nella nostra vicenda di vita.

La responsabilità è prima di tutto un atteggiamento interiore, del cuore , dell’anima e ha la sua radice e consistenza dentro la persona stessa.

La corresponsabilità prima ancora che una scelta funzionale utilitaria, prima ancora che un fare qualcosa, è l’assunzione di una relazione costruttiva con gli altri, è una condivisione di responsabilità nei confronti degli altri.

Certo, questo non porta a una semplificazione della strada perché noi e gli altri siamo spesso reciprocamente opachi, occasione di fatica, di pena gli uni per gli altri.

Occorre coraggio e pazienza : sembra un ossimoro, due aspetti che si respingono a metterli insieme, invece si tengono per mano e si abbracciano : il coraggio di avere pazienza e la pazienza nell’avere coraggio .

Anche nella corresponsabilità è necessario coniugare questi due aspetti perché costruire il noi della della corresponsabilità è faticoso per quella ombra che spesso scarichiamo gli uni sugli altri e che sembra inizialmente inutile , fastidiosa, una complicazione di strade  e percorsi che altrimenti noi penseremmo semplici .

Chiesa corresponsabile significa far prevalere l’incontro sullo scontro, non solo all’esterno ma anche all’interno.

Far prevalere la forza delle motivazioni sulla forza delle passioni.

Occorre disciplina e ascesi, per esserne capaci.

Nella Chiesa in Uscita i LAICI devono essere persone esperte delle periferie, persone che già sono “uscite” e guidano gli altri, la comunità, gli stessi pastori dove già sono stati, dove già conoscono e vivono.

È questa una storia che ritorna continuamente nella storia della  salvezza: Mosè diventa il condottiero del popolo di Dio ma per condurlo là dove già lui è stato: deve abbandonare l’Egitto, diventa un pastore nelle steppe di Madian,  ha l’incontro con Dio ai piedi dell’Oreb , diventa il conduttore di un intero popolo in quella geografia che lui ha già conosciuto e percorso.

E così Giosuè e coloro che vengono mandati come esploratori nella terra promessa e  i viaggi di Gesù nel suo ambito, in Samaria, in Galilea, nella Decapoli: prima ancora che gli Atti degli Apostoli ci raccontino il cammino e l’uscita della Chiesa in quei territori , Gesù stesso è uscito in quella direzione.

Soprattutto I laici hanno la capacità e il dovere di essere quelli che guidano con sapienza ed esperienza il cammino dell’intera comunità verso quelle periferie che sono la loro normale geografia di vita, il loro quotidiano ambito di vita , perché essi di questo sono esperti, di questo hanno conoscenza, conoscono le istanze, le attese,  i codici per decifrare e decodificare questi ambienti di vita.

Indico alcune periferie.

LA FAMIGLIA : dove si rischia di diventare periferici gli uni per gli altri, di essere nella categoria della lontananza tra coniugi, tra genitori e figli: la categoria della lontananza e della periferia si ripropongono all’interno stesso di una comunità e vicenda umana che dovrebbe essere il canto del noi, la lirica dell’incontro.

LA GRANDE SFIDA EDUCATIVA su cui la Chiesa si sta spendendo in questo decennio.

Il grande versante dell’IMPEGNO SOCIO-POLITICO con le enormi povertà che stanno emergendo e i tradimenti che si stanno consumando; penso al silenzio e all’assenza  della presenza della testimonianza cristiana di laici cristiani che responsabilmente si giochino e giochino la loro fede in questa periferia  e lontananza.

In questo ambito l’Azione Cattolica ha una tradizione che ha fatto il meglio dell’Italia: penso alla Costituente, all’impronta dell’antropologia cattolica nella Costituzione.

Un’altra caratteristica della Chiesa in Uscita è la capacità di parlare alla gente in un modo che scalda il cuore perché non si tratta di essere professionisti, si tratta di essere INNAMORATI , se sei innamorato di Gesù Cristo, del Vangelo, della vita, delle persone, hai la capacità di fare innamorare gli altri, di muovere la vita degli altri che non si muove con i teoremi, con le dimostrazioni. La si muove con la TESTIMONIANZA e questa è essenzialmente un’espressione d’amore.

Credo che in questa Chiesa in Uscita ci sia un RUOLO FORMIDABILE DEI LAICI. La figura caratteristica di questa Chiesa in Uscita , di questa evangelizzazione, è essenzialmente il laico.

Se l’evangelizzazione di un’Europa precristiana è stata soprattutto un’impresa monastica, se l’evangelizzazione del nuovo mondo nel XV° XVI° sec. è stata essenzialmente un’impresa degli ordini religiosi francescani, domenicani gesuiti, la nuova evangelizzazione di un’Europa postcristiana è opera essenzialmente di laici perché avviene nella forma dell’incontro, del contatto personale, della relazione tra persone e ha il suo luogo tipico non nella piazza, nel rapporto singolo-folla, ma nel capillare della vita che è l’ufficio, la scuola, il tempo libero, il bar, la fabbrica, il crocicchio della strada, la professione,.

La figura tipica del missionario di questa Chiesa in Uscita è quella del laico.

Per essere Chiesa in Uscita , missionari su questa strada che porta incontro alle persone, alla gente, a suscitare la domanda, ad aprire gli occhi delle persone perché siano resi capaci di leggersi in profondità dentro la vita, l’esperienza , le attese, le inquietudini, una Chiesa in Uscita con lo stile evangelico, occorre che si abbia SIMPATIA per l’interlocutore.

Non si può uscire con arroganza, esibendo sicurezza o pretendendo dominio sugli altri in nome di una verità che si possiede.

Una Chiesa in Uscita ha SIMPATIA PER IL MONDO , per la gente , ha stima per la persona con cui parla e prima di aprir bocca per parlare apre l’orecchio per ascoltare e apre il cuore per capire perché certi livelli di comprensione non avvengono  nella testa ma nel cuore ed è questo che fa la differenza tra l’evangelizzazione e il proselitismo: il fatto che si ha simpatia e stima per colui che si cerca e si sceglie di incontrare.

Il primo gesto da compiere , gesto di stima, è quello di ascoltare e solo dopo, umilmente, per quello che si può e si riesce, mettiamo a sua disposizione e a suo servizio quello che ci ha motivato e sostenuto la vita.

Documenti: