Universi diversi. Incontrarsi nella differenza

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Universi diversi. Incontrarsi nella differenza

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Il primo campo di battaglia che i coniugi devono affrontare, nell’esiguo spazio delle loro quattro mura domestiche, riguarda il dualismo di genere; un dualismo che ripercorre l’intera storia umana, quasi sempre in termini di dominio dell’uomo sulla donna.

C. Rocchetta, Viaggio nella tenerezza nuziale, EDB Bologna, 2003

Non solo i due sessi comunicano in modo diverso, ma pensano, sentono, percepiscono, reagiscono, amano, provano bisogno e giudicano secondo differenti modalità. Sembra quasi che provengano da pianeti diversi, perché parlano lingue diverse e diverse sono le loro necessità.
L'accresciuta comprensione di queste diversità vi aiuterà a risolvere buona parte delle frustrazioni che scaturiscono dalla convivenza con un membro dell' altro sesso e dal cercare di capirlo. Non è difficile dissipare o evitare gli equivoci e correggere le aspettative sbagliate. Ricordando che il vostro partner è diverso da voi come lo sarebbe un alieno, potrete rilassarvi e allearvi con le differenze invece di opporvi a esse o cercare di annullarle.

J. Gray, Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, Rizzoli, 2008 




What Women Want (Quello che le donne vogliono) di Nancy Meyers, con Mel Gibson e Helen Hunt, 126 min.,  USA, 2000

leggi la scheda

   http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=33095
guarda il trailer

http://www.mymovies.it/trailer/?id=33095



CABARET

Teresa Mannino

 

 

IL DUELLO

sigla: Gli uomini e le donne sono uguali (Cremonini)

guarda il video su http://www.youtube.com/watch?v=94JKI2Lnij4

leggi il testo    http://www.angolotesti.it/C/testi_canzoni_cesare_cremonini_996/testo_canzone_gli_uomini_e_le_donne_sono_uguali_30855.html

domande:

che tipo di amore ci è stato “tramandato”?

Come musica (Jovanotti) 

guarda il video http://www.youtube.com/results?search_query=Come+Musica+Jovanotti&aq=f

leggi il testo    http://www.angolotesti.it/J/testi_canzoni_jovanotti_168/testo_canzone_come_musica_751009.html

è ancora reale/attuale questa visione dell’amore?

L’amore fa (Fossati)

guarda il video  http://www.google.it/search?hl=it&rlz=1I7GFRE_it&tbs=vid:1&q=fossati+amore+fa&btnG=Cerca&aq=f&aqi=&aql=&oq=&gs_rfai=

leggi il testo    http://www.angolotesti.it/I/testi_canzoni_ivano_fossati_2011/testo_canzone_lamore_fa_275362.html

 

Se c’è vero amore, puoi tenerti una parte di te in cui non far entrare nessuno?


Quella che non sei (Ligabue) 

guarda il video  http://www.youtube.com/results?search_query=Quella+che+non+sei+Ligabue&aq=f

leggi il testo    http://www.angolotesti.it/L/testi_canzoni_ligabue_1027/testo_canzone_quella_che_non_sei_32065.html

 

Perché ‘cambiarsi’, 'farsi belli', prima di un appuntamento galante? Per sedurre, per apparire diversi, per nascondere difetti, per far piacere all’altro, per relazionarsi meglio…
 

Jean Ingres, La grande odalisca, 1814, Parigi Louvre  http://www.settemuse.it/pittori_scultori_europei/ingres/j_a_d_Ingres_001_la_grande_odalisca_1814y.jpg

Fernando Botero, Ballerina alla barra, 2001, collezione privata http://www.settemuse.it/pittori_scultori_americani/botero/fernando_botero_029_ballerina_alla_sbarra.jpg


  

Come sono gli uomini: perfetti, tutti d’un pezzo o frammentati, difficili da capire?

Michelangelo Buonarroti, David, 1501-1504, Galleria dell'Accademia, Firenze http://italianbranding.files.wordpress.com/2009/06/david-di-michelangelo.jpg

Pablo Picasso, (Ultimo) Autoritratto, 1972, Fuji Television Gallery, Tokyo http://www.windoweb.it/guida/arte/arte_foto/picasso_autoritratto.jpg

 

 

Nel rapporto uomo/donna, l’uomo è sempre quello coi piedi per terra e la donna quella capace o desiderosa di volare?

Marc Chagall, La Promenade, 1917-18, Museo Russo, San Pietroburgo  http://www.artinthepicture.com/artists/Marc_Chagall/promenade.jpeg

 

Nell’amarsi ci si fonde/annulla o si rafforza la propria identità, rispettando la libertà dell’altro?

Giotto, Bacio di Zaccaria e Elisabetta, Cappella degli Scrovegni, Padova  http://www.cappelladegliscrovegni.it/img/6-laurea600.jpg

Gustav Klimt, Il bacio, 1907-1908, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna http://digilander.libero.it/circe70/Circe/images/eCard%20View.jpg

 

  

Basta l’amore per sentirsi bene?

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La domanda finale per entrambe le squadre

"Oltre all’aspetto fisico, cosa differenzia uomini e donne?"

è introdotta dal   monologo di Teresa Mannino a Zelig  

 

Teresa Mannino - monologo - MyVideo


http://www.myvideo.de/watch/8303866


Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire».

E il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse:

«Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta».

Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.

Genesi 2,15-24



Nel secondo racconto della creazione dell’umanità, Dio predica ancora la negatività dell'uomo come individuo, poiché egli non può essere realizzato, completo, felice, da solo. Per raggiungere la sua integrità ha bisogno di un ezer (un aiuto, un simile, un "faccia a faccia" qualcuno che gli corrisponda e lo corrisponda; il termine rimanda quasi sempre all'intervento di Dio per salvare una vita da un pericolo mortale; quindi se un essere umano è solo sarebbe come morto!); l'individualismo genera solitudine e quest'ultima ha un indice inequivocabile: la tristezza, il buio dell'anima. Mentre le relazioni segnano l'essere umano, dalla sua nascita al termine della vita.

Dio colse la tristezza di Adamo nella sua solitudine senza l' altro. E non fece finta di niente. Il Creatore si diede da fare e condusse all'uomo ogni sorta di esseri viventi, ma quegli non trovò in nessuno di loro: "un aiuto che gli fosse simile" (cfr. Gen 2,20).

Allora decise di scavare nell' intimo della sua creatura per carpire il suo desiderio più profondo. Per poterlo conoscere dovette far cadere su lui un infinito torpore ... per poterlo avere "nudo" davanti a Sé ... (cfr. Gen 2,21); fu solo allora che Dio vide che nel profondo dell'essere dell'uomo c'era il suo ezer, la donna ... che il suo mistero era quello di anelare ad una comunione.

La donna è l’ “altro” , è ciò che perfettamente corrisponde all'uomo, assolutamente sullo stesso piano e livello di lui, poiché è essere spirituale.

A differenza di tutti gli altri animali o di tutte le cose con cui l'uomo, l'individuo, - oggi specialmente! - si possa trastullare o stare in compagnia, non c'è niente e nessuno che possa sostituire per. il maschio la femmina, e viceversa, l'essere spirituale pari a lui. Come potrebbe l'umano trovare un reale soccorso in ciò che non possiede la parola per rispondere alla sua chiamata ed entrare in dialogo con lui?

Solo verso di lei sarà il suo desiderio più autentico, solo verso di lui sarà "l'istinto" di lei. Nel desiderio l'espressione in codice della diversità, della distanza, della differenza. Il desiderio è destinato per sempre a bruciare… proprio perché esso attraversa la diversità.

Questi sono dunque i fondamenti della creatura umana, secondo la Bibbia.

Perciò Gesù dirà: Quello che Dio ha congiunto l'uomo non lo separi. (Mt 19,6)

Rossana Virgili, Le stanze dell’amore, Cittadella Editrice, Assisi, 2008


“Un aiuto che gli corrisponda”

Un aiuto che sia simile a lui per quanto riguarda l’immagine e la somiglianza. Questo è necessario per conoscere i suoi bisogni e sopperirvi al tempo opportuno. La parola “di fronte al lui”, implica che ciò che si trova su un piatto di una bilancia sarà opposto in linea retta a ciò che si trova sull’altro piatto se hanno lo stesso peso, ma se i due persi non sono uguali uno sarà in alto e l’atro in basso e non l’uno di fronte all’altro in linea retta.

Rabbi Ovadyah Sforno, Commento alla Genesi, ed. Valleripa, Cesena, 2007

 


Differenti

 

Un uomo, una donna.

Lei: il suo sguardo, le sue idee, il suo dolore, le sue esperienze, le sue accuse, la sua difesa tutto quello che lei ha visto, ha vissuto, ha percepito, ha guardato, ha faticato, ha capito.

Lui: il suo sguardo, le sue idee, il suo dolore, le sue esperienze, le sue accuse, la sua difesa tutto quello che lei ha visto, ha vissuto, ha percepito, ha guardato, ha faticato, ha capito.

Hanno vissuto insieme nello stesso luogo, il loro rapporto, hanno costruito insieme la loro vita, sono usciti al mattino dalla stessa casa, sono andati in vacanza negli stessi luoghi, hanno gli stessi parenti, gli stessi amici, sono genitori degli stessi figli, hanno mangiato lo stesso pane, hanno guardato i  TV gli stessi film, in banca hanno il conto in comune; lui sa pressappoco cosa piace a lei, lei sa pressappoco cosa piace a lui.

Eppure. Eppure, quando lei parla, quando lui parla, emerge potente la loro differenza, sembra quasi una estraneità: sono ancora stranieri l’uno all’altro; di. due mondi stranieri: lingua, usi, costumi, tradizioni, cibo, riferimenti, idee, giudizi, aspettative, tutto, tutto è segnato, marchio a fuoco, da una diversità, mai colmata –mai attenuata. Anzi, ironia della sorte, sembra quasi che il tempo, il tempo della vita, la maturità, la crescita dei figli, gli affanni del lavoro, non abbiano accomodato, non attenuato, non smussato questa diversità, ma l'abbiano resa più acuta e più evidente, un elemento sempre presente, che può diventare difficoltà, ostacolo, barriera, scandalo.

A volte si ripetono frasi banali senza capire a fondo il senso o la possibilità o la ragionevolezza: "bisogna venirsi incontro"; "si devono smussare gli angoli"; "una volta cedi tu una volta cedo io"; "possibile che tu abbia sempre ragione?". Ma nello smussare o nel venirsi incontro, nell' accomodare "per quieto vivere" (altre parole usate) si insinua pericolosa e infida la fatica della sopportazione, o, peggio, l'incomprensione del proprio io.

Forse perché così diverso mi hai attratto, ma allora perché ti combatto?

Perché ciò che mi piaceva di te ora, quasi, non lo sopporto?

Questa diversità, questa differenza che senso ha?

Si frappone fra quei due come un ostacolo e il rapporto, nel corso della vita, sembra abbia assunto quest'unico scopo: abbattere la diversità, togliere questo macigno che sembra impedire unità o armonia (altra parola molto usata).

Quante parole, quante energie, quante discussioni e quanta lotta per riversare sull' altro la propria visione, per ridurre a propria dimensione l'altro, quante obiezioni sull' altro per non avere obiezioni su di sé.

Quel luogo che si abita -la relazione, il rapporto, il legame diventa una stanza stretta da cui si esce così facilmente: il lavoro, i figli, gli affanni; tutto, anche un banale raffreddore, diventa una porta da varcare per andare lontano, via.

Che percorso difficile questa differenza! lo e tu, io e un altro io mai riducibile a me; ma che ha, lo intuisco, le stesse esigenze, gli stessi bisogni, le stesse fatiche, gli stessi desideri profondi, lo stesso destino.

È una strana uguaglianza questa fondata sulla differenza e sulla diversità.

È la stessa umanità che prende forma diversa.

Come il tempo sempre uguale che diventa giorno e notte, luce e buio, inverno ed estate.

Come lo spazio che diventa montagna e mare, deserto e fertilità.

Dico giorno al giorno perché conosco la notte e luce alla luce perché conosco il buio.

Bene al bene perché conosco il male, amore all' amore perché conosco l'odio.

Così su ogni cosa, su ogni particolare banale e importante, su ogni istante della vita, definisco ciò che vivo e che ho davanti, lo conosco, perché ho in me un paragone di differenza.

La differenza è questo profondo, immediato, impalpabile e concreto, inafferrabile e continuamente usato principio di conoscenza, principio di identificazione.

L'altro, così diverso, così irriducibile a me, così inafferrabile, così imprendibile, così libero, così vicino e così lontano, così familiare e così estraneo, così partecipe di me e così originale, è nella mia vita principio di conoscenza, principio di identità.

La stessa umanità: stesso destino, stesso scopo, stessa natura, sì che possiamo capirci e far parte l'uno dell' altro, sì che possiamo affiancarci e aiutarci, sì che possiamo conoscerci e commuoverci: ma tutto, proprio tutto, con una forma diversa: maschile e femminile.

La differenza come principio di identità fra l'uomo e la donna, fra la donna e l'uomo, diventa principio di conoscenza di sé: posso dire io e riconoscermi solo accanto a un altro io uguale a me, ma differente, che mi rivela nella sua diversità la mia, nella sua forma la mia.

La differenza fra l'uomo e la donna è il fondamento del legame, è la forza del cammino sulla strada della vita, è la risorsa sempre presente per conoscere di più se stessi, è l'energia della ricerca, è la rivelazione del proprio volto, è la condizione per realizzare ciò che si è, è il luogo della memoria del proprio destino, è il segno dell' alterità, è l'esperienza nella carne che solo un "tu" presente e accolto nella propria vita, implicato con sé ma mai sé, legato a sé ma mai confuso con sé, alleato con sé ma mai soggiogato a sé, mai ridotto nella propria identità ma esaltato nella propria identità, solo un tu presente, riconosciuto e onorato nella sua integrità, rivela, innalza, esalta, realizza la propria persona.

Ciascuno dei due porta alla vita dell'altro quella parte suggestiva e nascosta della propria umanità che senza l'altro non si sarebbe rivelata e realizzata.

Un uomo e una donna, nel lavoro quotidiano della loro unità e della loro alleanza rivelano a se stessi e agli altri, attraverso questa forma così naturale e profonda dell'amore coniugale, la pedagogia più essenziale, semplice, inscritta nel nostro esistere: solo in una relazione profonda con un altro che mi sceglie, mi riconosce, mi esalta, spende la sua vita per me, implica tutto di sé, io posso riconoscere il mio volto. E io per l’ altro, così, uguale così.

Solo la differenza, mantenuta, riconosciuta, custodita, rispettata, amata, onorata, permette nel rapporto uomo-donna questa esperienza profonda, questo penetrare più a fondo il mistero della vita, questo essere segno l'uno per l’altro di qualcosa di grande: questo poter fare esperienza ogni giorno attraverso gli occhi amorosi della donna, attraverso gli occhi amorosi dell’uomo che dice: «io sono più se lascio farmi da te», implica onorare ogni momento la  propria persona e perciò la persona dell' altro.

V. Maioli Sanese, Perché ti amo, un uomo, una donna, Marietti, 2006

 


In realtà essere donna o essere uomo non significa essere totalmente e unicamente donna o uomo, ognuno infatti è tanto più “intero” quanto più ha integrato dentro di sé aspetti maschili e femminili, l’emotività e la ragione, l’attivo e il passivo, il pieno e il vuoto, la capacità di parlare e di stare in silenzio, di chiedere e di dare ecc…

 

…Il rischio che corre oggi la coppia non è tanto più quello del dominio, del potere di un sesso sull’altro, ma il diffondersi dell’idea maschile, non solo tra gli uomini, ma oggi speso caparbiamente perseguita anche dalle donne, di poter essere indipendenti emotivamente, di poter prescindere come individuo dal legame tra uomini e donne, per cui di fatto si è psicologicamente tutti “maschi”…

Una coppia in cui uno o entrambi sono orientati per un malinteso senso donativo a sacrificare il proprio sé per incontrare l’altra metà, non può evolvere, è bloccata in posizioni polarizzate. Ciò non significa necessariamente conflittualità o rottura della relazione, ma certamente i due partner non potranno fare esperienza della vitalità e delle opportunità di crescita che la coppia può offrire quando riesce a favorire la crescita di entrambe le identità di genere…

…Spesso quindi l’identificazione di genere viene irrigidita con le nostre fantasie, con i nostri modi di considerare la sessualità.

Si enfatizzano le differenze, mentre occorre cercare le somiglianze e occorre scoprire ciò che unisce, nella consapevolezza che la strada che permette di conoscere se stessi e di rendere vitale la coppia non può che essere la ricerca dell’integrazione tra elementi maschili ed elementi femminili. Tuttavia questo processo di integrazione deve avvenire riconoscendo la diversità del sentirsi uomo o donna, permettendo ad ognuno di avviarsi a coltivare la differenza innanzi tutto dentro di sé… La donna può capire un uomo nella misura in cui aspetti femminili sono integrati nella sua dimensione maschile: la scissione impedisce di riconoscerli.

P. Bassani, Navigare a vista, San Paolo, 2004


Rabbi Eleazar diceva: “un uomo che non ha moglie non è un vero uomo, poiché è detto: Maschio e femmina li creò [...] e dette loro nome Adamo (Gen 5,2)”

Ciò che Rabbi Eleazar vuole sottolineare è innanzitutto il modo in cui Dio crea l’umanità nel segno della differenza, cioè della distinzione maschio/femmina, rimanendo coerente alla logica con cui ha creato le realtà precedenti distinguendo luce/tenebre, terra/acqua, ecc...; contemporaneamente però egli ricorda che tale distinzione è per la relazione che, nel caso dell’uomo e della donna, si realizza pienamente nell’unione matrimoniale attraverso la quale i due divengono un’unica realtà che rimanda all’originario Adamo, e che esprime l’unità nella diversità dei generi. Per questo, come ricorda la Tradizione rabbinica, l’occupazione principale di Dio dalla creazione in poi sarebbe quella di “combinare matrimoni...”.

Prendendo innanzitutto in considerazione la differenza uomo/donna, maschile/femminile, ci si accorge che nella Scrittura è strettamente connessa al modo di comprendere l’amore nella sua dimensione sponsale. La radice ebraica ’-h-v, da cui derivano sia le configurazioni verbali di “amare” che il sostantivo “amore”, compare nel testo biblico ben 251 volte delle quali 41 nei Salmi, 32 nei Proverbi, 23 nel Deuteronomio, 19 in Osea, 18 nel Cantico dei Cantici e 15 nella Genesi. L’orizzonte semantico di questa radice comprende anche i significati di “aderire” e “preferire”, e il suo contrario è sempre “odiare”. Conformemente alla mentalità semitica, la Scrittura più che parlarci dell’amore in sé ci testimonia e ci narra esperienze d’amore, di rapporti concreti, dei quali quello primario è il rapporto uomo/donna compreso come segno “divino” nella storia.

Una particolare interpretazione mistica della parola ’ahavà, “amore”, rileva infatti che le lettere ebraiche da cui è composta stabiliscono una significativa relazione fra l’uomo, la donna e il Nome divino. La lettere ’alef e bet sono simbolicamente collegate alla sapienza e all’intelligenza che la Qabbalà riconduce rispettivamente alla dimensione “paterna” e “materna” dell’albero sefirotico quindi all’uomo e alla donna; le due lettere rimanenti, cioè le due he, sono presenti nella stessa posizione anche nel Nome impronunciabile di Dio: JHWH. Pertanto il sostantivo ’ahavà, “amore”, può essere considerato come l’espressione di un rapporto mistico fra la coppia umana e il suo creatore nell’ambito del quale l’uomo e la donna “completano” il Nome divino stesso.

Sempre in ambito mistico, c’è chi invece interpreta il testo biblico in base al valore numerico delle lettere che compongono ogni parola: ogni lettera dell’alfabeto ebraico corrisponde ad un numero, pertanto, sommando il valore di ciascuna, è possibile ricavare il valore numerico di ogni singola parola stabilendo relazioni fra termini con valore numerico uguale o corrispondenti a numeri di particolare significato simbolico. Secondo questo metodo si può ad esempio rilevare che il valore numerico della prima coppia umana ’adam wechawà, “Adamo ed Eva”, corrisponde a 70 come la differenza fra zakar, “maschile” (valore numerico 227) e neqevà, “femminile” (valore numerico 157). In altri termini: la coppia Adamo ed Eva equivale numericamente alla differenza maschile/femminile, in qualche modo si può dire che la loro unione equivale alla loro differenza che, non a caso, è pari a 70, numero che indica gli infiniti volti della Torà, la rivelazione divina al Sinai. Per questa ragione la coppia Adamo-Eva può essere considerata la “radice” del mondo.

Un altro esempio di questo tipo è l’interpretazione del secondo versetto del capitolo quinto della Genesi dove, come ci ha inizialmente ricordato Rabbi Eleazar, si dice che Dio dopo aver creato l’uomo e la donna li chiamò “adamo” (Gen 5,2). Se scriviamo per esteso ogni lettera che forma la parola ’adam, “adamo” (alef-dalet-mem), otteniamo un valore numerico totale pari a 625 e corrispondente a quello del termine haketer, “la corona”. Nella Qabbalà “la corona” è il culmine della creazione, e ciò dimostrerebbe perché anche la coppia umana è il culmine della stessa].

Gli esempi di questo tipo sono numerosi, c’è solo l’imbarazzo della scelta, e l’obiettivo è sempre quello di mostrare come la sacralità dell’amore umano dipende dalla positività della differenza uomo/donna, maschio/femmina che insieme esprimono l’immagine divina presente in loro (cf Gen 1,27 e 31).

Elena Bartolini, La fecondità nella Bibbia, trascrizione di relazione non rivista dall’autore


La reciprocità del maschile e del femminile è via per superare la solitudine, realizzarsi come persone, vivere la vocazione all'amore secondo la dinamica del mutuo dono reciproco. La coppia è unità duale: l'uomo contempla la donna con stupore e si sente realizzato dalla sua presenza; la donna si dona all'uomo e cammina con lui verso l'esistenza in «una sola carne». Sboccia l'evento del matrimonio, fondato sul reciproco dono totale, evocatore del mistero trinitario dell'amore. La reciprocità accende e illumina la differenza maschio-femmina: è vibrazione della Tenerezza divina. Si intuiscono alcuni orizzonti stupendi della spiritualità coniugale/familiare ...

- L'amore coniugale, espresso nella reciprocità del maschile e del femminile e animato dalla dinamica del dono, rivela Dio.

- L'esistenza «in una sola carne», animata dall'oblatività e aperta alla fecondità, rende visibile il mistero degli sposi che originariamente sono insieme «ad immagine di Dio».

- Uomo e donna sono chiamati a vivere la reciprocità nell'alterità, accogliendosi vicendevolmente e offrendosi spazio vitale. Ciascuno deve riconoscere, stimare, accettare l'altro nella sua originalità personale.

P. Gusmitta, Verso le vette dell'amore. Percorsi di spiritualità coniugale e familiare – vol. 1, EDB, 2006


Oggi, poiché siamo finalmente convinti della parità di uomini e donne, si può parlare di alcune specializzazioni del cervello maschile e femminile. «Baron-Cohen ha ideato un test per determinare il livello di percezione di ciò che gli altri sentono. Il test è chiamato QE, cioè Il quoziente empatico" (non "intelligenza emotiva", significato che QE ha assunto in molte lingue), e le donne in media battono gli uomini. Le donne superano gli uomini anche nei test di cognizione sociale, come capire un eventuale passo falso in una certa situazione sociale, e nell'attenzione empatica, cioè intuire le sensazioni o i pensieri di un'altra persona. Come sottolinea Baron-Cohen, gli uomini ottengono in media punteggi più alti delle donne nei test sull'abilità intuitiva per la meccanica; nella comprensione di sistemi complessi; nel tipo di attenzione necessaria a individuare figure nascoste in mezzo a disegni complicati e nella ricerca visiva in generale. E in questi test le persone affette da autismo superano la maggior parte degli uomini, così come ottengono il punteggio più basso di qualsiasi altro gruppo nei test sull'empatia...

Baron-Cohen afferma che la struttura ottimale è costituita da un cervello Il equilibrato", capace sia di provare empatia, sia di sistematizzare. Un medico con queste qualità, ad esempio, sarebbe in grado di fornire diagnosi precise e ottimi programmi di cura, facendo contemporaneamente sentire i pazienti ascoltati, capiti e accuditi».
Proviamo ora a tracciare alcuni scambi basati sulla differenza.
L'uomo non necessita tanto di consigli dalla sua donna (men che meno di sostituzioni, input e pappe fatte) quanto di approvazione e fiducia, poiché i consigli giungono a lui come prova di esser "dipendente" e non valutato o stimato.
E viceversa, la donna, quando è presa dalle sue domande-dubbi-paure, ha bisogno anzitutto di ascolto empatico, di sentirsi rispettata e consolata; di solito, se - per sorreggerla! - lui minimizza, sdrammatizza, non prende sul serio i suoi problemi, lei si sente non ascoltata e non può fargli dono dei suoi sentimenti.
La riprova di questi diversi bisogni dell'uomo e della donna? È il fatto - da noi più volte constatato - che quando cominciano serie difficoltà in un rapporto di coppia, si instaura un movimento circolare diabolico:
- più lui si chiude (e le sottrae ascolto)
- più lei gli ritira la sua fiducia ("Con te non si può parlare, tu non capisci!")
ma più lei lo svaluta,
- ancor più lui si arrocca e si chiude.
Non ci pare di poter dire seriamente molto altro su questa dinamica di fondo, se non aggiungere che:
Lei è propensa ad essere molto attenta ai legami, ha un sesto senso per cogliere come sta andando la relazione, ci tiene a "tenerla pulita", purificandola da ciò che non va, a costo di buttarsi (generosamente) a sollevare i coperchi, a svegliare il cane che dorme, ad anticipare future tempeste. Su questo piano è disponibile ad affannarsi, angosciarsi, a buttare nel rapporto piene emotive che rischiano di farlo crollare.
Lui invece è più attento alla concretezza, a dare significati impliciti alle cose fatte insieme, a risparmiare parole, non perché lo comprometterebbero (come pensa lei) ma perché ama esser poco complicato e stare sulla parola; di solito si difende dalle piene emotive di lei, magari cambiando stanza, ma non perché non vi partecipi o non senta confusamente le buone ragioni di lei, ma perché teme di scatenare la guerra; e - si sa - se parte per la guerra, lui è tenuto a fare il valido guerriero.
Anche nello scambio sessuale in senso stretto, i codici possono essere diversi. Immaginiamo ora un interno coniugale: se c'è stata una litigata e lui (per non strozzarla, pensa) è uscito, di sera, lasciandola a chiedersi che cosa abbia fatto per meritarsi di esser lasciata sola, e poi al ritorno le si infila nel letto e vorrebbe far l'amore, non è perché è un insensibile (come pensa lei) o un profittatore egoista (come lei è disposta a giurare) ma è che lui così le mostra che si vuole riconciliare e, per lui, chiedere un rapporto è il massimo della riconciliazione. Per lei - invece - il massimo sarebbe parlarne, parlarne e ancora parlarne fino al chiarimento definitivo e solo dopo può fare l'amore in pace, ma non (come pensa lui) per sottometterlo e mostrarle quante siano buone ragioni le sue, bensì per essere sicura di non essere in qualche modo falsa, poiché al rapporto ci tiene più di ogni altra cosa.
Quelle prospettate non sono - ovviamente - differenze necessarie, potrebbero essercene altre e quasi capovolte: ciò che occorre tener fermo è che la differenza ci sia e che nessuno dei due è esentato dall'imparare l'altra lingua e dalla fatica di tradurre la propria nella lingua dell'altro.
Non ci sono, dunque, automatismi nel funzionamento della differenza di genere. Tener aperto il discorso non con l'uguale a sé, ma con il diverso è la ricchezza a portata di mano che, anche se a suon di fatiche, colora la vita. Ogni donna e ogni uomo sa che un'intesa con l'altro/a vaIe la pena!
Vi sono invece criteri a portata di mano perché sia in atto un Il dialogo basato sulla differenza":
a) che l'altro/a si senta rispettato, proprio per come è;
b) che non si senta costretto a camuffare o nascondere la sua mascolinità o la sua femminilità;
c) che ciascuno entri nel rapporto non come essere "neutro", ma con tutte le ricchezze della sua identità sessuale;
d) che ciascuno sia grato all'altro/a per come è maschio o femmina, nonostante i limiti, le incertezze o le paure;
e) che, soprattutto, ciascuno permetta all'altro/a di educarlo/a ad arrivare fino a sé, alla originalità del suo esser quell'uomo lì o quella donna l

Bonetti - Gillini - Zattoni, L'Acqua e il vino: verso Cana, Effatà, 2009


 

In ogni coppia, ciascun membro influenza ed è influenzato dall’altro. Spesso però si progettano sistemi per permettere di cambiare questo circolo vizioso. La vita, le nostre relazioni, i nostri contatti con gli altri ci trasformano continuamente. Nessuno può essere fermato, bloccato, in una fotografia formato tessera. Le “Tessere ci sono nella memoria e nelle nostre paure”. Ci portiamo nella mente una galleria di ritratti in cui cerchiamo ostinatamente (nel bene e nel male) di “fissare” le persone con cui viviamo. Nei quadri appesi nella memoria le persone non cambiano, rimangono mute e rigide, anche quando sorridono: non permettiamo loro di cambiare.

E facciamo loro un grande torto.

Andiamo spesso per il mondo con i quadri appesi nella mente, come se fossero i nostri interlocutori: abbiamo “fissato” le persone, con cui viviamo, e perfino noi stessi, in una sorta di muta galleria. E’ stranissimo quanto ci diamo da fare per dialogare con i nostri muti quadri, per litigare con loro, per vendicarci di loro. Così ci dimentichiamo di guardare in faccia le persone reali di cui conserviamo la memoria. Abbiamo lo strano potere di reitificare le relazioni, cioè di dire, con una accanita convinzione:”Quello è così e è così, lo so io che è così; anzi so che non cambierà mai”. Questo è il sottofondo di tutti i miti, di tutte le favole in cui i protagonisti si trasformano in statue di sale!

Le statue di sale sono molto ingombranti e insoddisfacenti, anche quando sono perfette.

E’ necessario però a poco a poco avere il coraggio di lasciar sciogliere le antiche statua e di sale e a poco a poco, senza fretta, scoprire la novità del sistema in trasformazione.

L’acqua buona che ha sciolto le statue di sale è diventata sua volta un po’ salata.

 

G. Gillini-M.T. Zattoni, Benessere in famiglia. Proposta di lavoro per l’autoformazione di coppie e di genitori, Queriniana, 1994


Se lo specchio del bagno potesse parlare, che cosa direbbe... Già, ma perché dovrebbe parlare? Lo specchio è il perfetto dipendente dell'azienda che apprezza e premia lo yesman: riflette sempre il volto (e il pensiero) del capo, senza averne uno proprio. E poi, parlare per' dire cosa? Lo specchio di casa nostra è uno scettico. Sa con cognizione di causa che un conto sono le apparenze e un altro, diversissimo conto è la realtà.

 

La realtà è il padrone di casa che si affaccia allo specchio di primo mattino. Con l'aria sfatta. I capelli sembrano l'assemblea del condominio: ciascuno per conto suo. Gli occhi sono usciti dalla sceneggiatura di Intervista con il vampiro, ognuno sorretto da una borsa esuberante, roba da far impazzire i mercati. Poi c'è lo sbadiglio: lungo, lunghissimo, interminabile, privo di pause, un estenuante piano sequenza di Antonioni. Lo sbadiglio potrebbe essere fatto ovunque; ma un misterioso motivo rituale esige che sia fatto davanti allo specchio del bagno.

Lo specchio vede tutto ciò. Inoltre, e ben peggio, è costretto a sorbirsi orrendi motivetti, perlopiù mugolati o fischiettati, mentre lui si rade la barba. Alla fine, un tocco qua un tocco là, dal bagno esce un essere umano. Apparenze.

Poi entra lei. Prima di entrare ha bussato tre o quattro volte pronunciando la consueta, cordialissima frase: «Ne hai ancora per molto?». Tale frase viene pronunciata sia se il bagno, specchio incluso è occupato da un minuto, sia se lo è da cinque, dieci o venti. A prescindere da quando uno ci sia entrato, infatti, la cosa che conta è una sola: quanto intenda ancora restarci. Una volta dentro, lei procede al restauri, agli stucchi, agli ammodernamenti. Lo specchio assiste attonito (che altro potrebbe fare?), ma essendo uno specchio riflette (che altro potrebbe fare?). Apparenze.

I bambini. Lo specchio li riconosce, e li teme, perché sbucano dal di sotto. Gli specchi sono sistemati sempre troppo in alto per loro, ma la palese discriminazione non li preoccupa più di tanto. Infatti dello specchio non sanno che farsene. E non hanno tutti i torti. Quando la mamma strilla: «Ma guardati allo specchio!», in genere sta disapprovando la loro . condotta. Per capirci, per la loro mamma i bambini non sono mai abbastanza lavati e stirati. No, tra bambini e specchio c'è scarsa comprensione. Lo specchio è collegato non a cose gradevoli e divertenti come la gara di boccacce o le scritte con il rossetto fucsia rubato dalla borsetta della zia: ma a fastidiosi doveri che hanno a che fare con denti, mani e capelli. Mai, appunto, abbastanza lavati e stirati. Per salvare le apparenze.

Se lo specchio del bagno sapesse parlare, direbbe non mi schizzare, non sbadigliare, non canticchiare. E soprattutto: ne hai per molto?

U. Folena, Survival in famiglia, PIEMME, 2003 

Indicazioni per lui e per lei

Per lui:

1.      

Tornando a casa, per prima cosa cercatela e abbracciatela.

2.      

Esercitatevi ad ascoltare e a fare domande.

3.      

Resistete alla tentazione di risolvere i suoi problemi. Assumete invece un atteggiamento comprensivo.

4.      

Regalatele dei fiori e non solo in occasioni di compleanni e anniversari.

5.      

Complimentatevi con lei per il suo aspetto.

6.      

Offritevi di aiutarla quando è stanca.

7.      

Quando sapete che farete tardi, telefonatele per avvisarla.

8.      

Quando vi chiede aiuto, rispondetele di si o di no senza farla sentire in colpa per la sua richiesta.

9.      

Quando vi parla, posate il giornale o spegnete la TV e concedetele la vostra piena attenzione.

10.   

Quando uscite, domandatele se ha bisogno di qualcosa e non dimenticate la commissione che eventualmente vi affiderà.

11.   

Abbracciatela spesso nel corso- della giornata.

12.   

Telefonatele dal posto di lavoro per chiederle costa o per comunicarle qualcosa di eccitante, oppure semplicemente per dirle: "Ti amo."

13.   

Ditele "Ti amo" almeno un paio di volte al giorno.

14.   

Rifate il letto e riordinate la camera.

15.   

Se è lei che lava le vostre calze, rovesciatele al diritto, in modo che non sia obbligata a farlo lei.

16.   

Tenete d'occhio la pattumiera e offritevi di andare a vuotarla quando è piena.

17.   

Quando siete fuori città, chiamatela per lasciarle un recapito e farle sapere che siete arrivato.

18.   

Lavate la sua auto.

19.   

Lavate la vostra e pulite l'interno prima di uscire con lei.

20.   

Lavatevi prima di fare l'amore o, se le piace, mettete un po' di acqua di colonia.

21.   

Spalleggiatela quando è irritata con qualcuno.

22.   

Qualche volta coccolatela e mostratevi affettuoso con lei anche se non pensate di fare l'amore.

23.   

Mostratevi paziente quando vi parla di sé. Non continuate a guardare l'orologio.

24.   

Non cambiate continuamente canale quando guardate insieme la televisione.

25.   

Dimostratele il vostro affetto anche in pubblico.

26.   

Quando vi tenete per mano, non lasciate cadere inerte la vostra.

27.   

Procuratevi i biglietti per il teatro, per l'opera, per il balletto o per qualunque altro tipo di spettacolo che piaccia a lei.

28.   

Mostratevi comprensivo quando è in ritardo o decide di cambiare vestito all'ultimo momento.

29.   

In compagnia, prestate più attenzione a lei che agli altri.

30.   

Fatela sentire più importante dei figli. Fate in modo che i bambini vedano che è lei la prima a ottenere la vostra attenzione.

31.   

Portatele piccoli regali... una scatola di cioccolatini o un profumo e così via.

32.   

Nelle occasioni speciali scattatele qualche foto.

33.   

Programmate brevi fughe romantiche a due.

34.   

Quando alloggiate in un albergo, ordinate qualcosa di speciale, come una bottiglia di champagne o dei fiori.

35.   

Scrivetele un biglietto o usatele qualche altra piccola attenzione nelle occasioni speciali, quali anniversari e compleanni.

36.   

Sorprendetela con un biglietto affettuoso o una poesia.

37.   

Comportatevi con lei come facevate i primi tempi del vostro rapporto.

38.   

Offritevi di effettuare qualche piccola riparazione in casa. Dite: "C'è bisogno di riparare qualcosa? Ho un po' di tempo libero." Ma non accollatevi più incombenze di quante ne possiate espletare.

39.   

Tenetele aperta la porta.

40.   

Offritevi di portare le borse della spesa.

41.   

In viaggio, occupatevi del bagaglio e provvedete a caricarlo in macchina.

42.   

Mostratevi interessato alla sua giornata, ai libri che legge, alle persone che vede.

43.   

Se è stanca, offritevi di prepararle una tazza di tè.

44.   

Mostratevi divertito dai suoi scherzi e dalle sue battute.

45.   

Ringraziatela quando fa qualcosa per voi.

46.   

Non trascurate di notare che è andata dal parrucchiere e complimentatevi con lei.

47.   

Inventate occasioni per restare soli con lei.

48.   

Non rispondete al telefono nei momenti di intimità o quando lei vi sembra particolarmente vulnerabile.

49.   

Mostratele che avete sentito la sua mancanza dopo un distacco.

 

Per lei

1.      

Lui commette un errore e lei non reagisce dicendo "Te l'avevo detto" né gli offre consigli.

2.      

Lui la delude e lei non lo punisce.

3.      

Lui si smarrisce quando è al volante e lei non attribuisce troppa importanza all' accaduto.

4.      

Lui si perde e lei riesce a vedere il lato positivo della situazione; dice: "Se avessimo preso la strada più veloce non avremmo potuto ammirare questo splendido tramonto."

5.      

Quando lui dimentica di comprare qualcosa gli dice: "Nessun problema. Potresti occupartene la prossima volta che esci?"

6.      

Lui se ne dimentica di nuovo e lei insiste con fiduciosa pazienza: "Nessun problema. La prossima

volta?"

8.      

Quando si rende conto di averlo ferito, si scusa e gli dà l’amore di cui lui ha bisogno.

9.      

Non si sente ferita se lui le nega il suo aiuto; pensa che lui l'avrebbe accontentata se solo gli fosse stato possibile. Non lo respinge né lo disapprova.

10.   

Sollecita ancora una volta il suo aiuto e ancora una volta lui lo rifiuta. Non lo fa sentire dalla parte del torto, ma accetta i suoi limiti.

11.   

Gli chiede sostegno senza mostrarsi esigente quando lui ritiene che il punteggio è più o meno pari.

12.   

Gli chiede sostegno senza mostrarsi esigente anche quando è turbata o quando lui è consapevole che è lei che sta dando di più.

13.   

Quando lui si chiude in se stesso non lo fa sentire in colpa.

14.   

Quando lui emerge dalla caverna, gli dà il bentornato e non lo punisce né lo respinge.

15.   

Quando lui si scusa per un errore, riceve le scuse dimostrandogli disponibilità al perdono.

16.   

Se rifiuta di fare qualcosa per lui, non lo costringe ad ascoltare l'elencazione dei motivi per cui non può farlo.

17.   

Quando lui le chiede di fare qualcosa, acconsente senza perdere il suo buonumore.

18.   

Se lui vuole rappacificarsi dopo un litigio e comincia a fare piccole cose per lei, è pronta a dimostrargli nuovamente il suo apprezzamento.

19.   

È felice di vederlo tornare a casa.

20.   

Nei momenti di dissenso, invece di esprimere la sua disapprovazione, va in un' altra stanza e non ne esce finché la sua disposizione non è migliorata.

21.   

In situazioni particolari non tiene conto degli errori di lui che normalmente la turberebbero

22.   

Apprezza sinceramente di fare l'amore con lui.

23.   

Se dimentica dove ha messo le chiavi, non lo guarda come se lo ritenesse un irresponsabile.

24.   

Quando escono insieme, esprime con tatto e garbo la sua eventuale delusione riguardo a uno spettacolo cinematografico o teatrale.

25.   

Non gli dà indicazioni quando è al volante o deve parcheggiare e una volta a destinazione gli mostra il suo apprezzamento.

26.   

Gli chiede sostegno piuttosto che soffermarsi sui suoi errori.

27.   

Gli esterna i suoi sentimenti negativi senza rimproverarlo, rifiutarlo o disapprovarlo.

J. Gray, Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, Rizzoli, 2008