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Il nostro impegno, da laici, per il bene del Paese. Il documento dell’Ac ambrosiana

Politica, nodi da sciogliere e opportunità

Foto Shutterstock
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La «questione sociale» che si manifesta nella povertà, precarietà, disoccupazione, ed esclusione sempre più diffuse; la «stanchezza della democrazia», evidente nel fenomeno dell’astensione elettorale e nella sfiducia verso le istituzioni; la «cultura della guerra», che finisce per «lasciare la parola solo alle armi»; la «fedeltà attiva e creativa alla Costituzione» che sollecita alla solidarietà e alla partecipazione. Sono i quattro temi di politica su cui l’Azione cattolica ambrosiana intende «riflettere e discutere» nei propri gruppi presenti nelle parrocchie in «un’opera di discernimento etico-civile» e di impegno attivo.

Il futuro della Repubblica dipende da noi

Lo annuncia un documento intitolatoPolitica, nodi da sciogliere e opportunità. Il nostro impegno, da laici, per il bene del Paeseche la presidenza diocesana dell’associazione ambrosiana ha diffuso lo scorso 21 settembre. Si tratta di una riflessione sull’attualità politica in cui l’Ac milanese traccia le linee di un rinnovato impegno, perché, si legge nel documento, «questo nostro tempo, in Italia e nel mondo, non ci autorizza a un facile ottimismo» e «l’etica della responsabilità prescrive di guardare bene in faccia la realtà». «Se alla notte seguirà l’aurora», conclude il documento, «dipenderà anche da noi, dalla nostra attiva mobilitazione. Dalla nostra attitudine a informarci e a suscitare dibattito, sollecitando ferme e coraggiose prese di posizione nelle nostre comunità locali. Dipenderà anche da noi, laici di Azione cattolica, cittadini responsabili e attivi della Repubblica e della “casa comune” europea.

In cammino verso la Settimana sociale di Trieste

Il documento si pone di fatto come ulteriore contributo dell’associazione tutta al cammino della Chiesa italiana verso la 50esima Settima sociale dei cattolici in Italia (a Trieste dal 3 al 7 luglio 2024), che ha come tema Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro (il Documento preparatorio). Intento dell’appuntamento triestino: contribuire a dare voce all’Italia che ha a cuore il vivere insieme, la cooperazione sociale, la cura delle istituzioni; all’Italia che ha esperienze e idee su come migliorare la vita civile, perché la democrazia non si risolva in una forma di governo o non si riduca a una forma di sondaggio, ma possa essere un modo coinvolgente e inclusivo di trasformare l’oggi in un domani migliore per tutti, da creare con tutti.

Quattro gli spunti segnalati nel documento ambrosiano

Primo: «pressante e concretissimo, va sotto il vecchio nome di questione sociale. Talvolta eufemisticamente lo si chiama “disagio”, ma oggi siamo ben oltre. Trattasi di “sofferenza sociale” di una parte sempre più estesa del nostro Paese. Povertà, precarietà, disoccupazione, esclusione sociale. A cominciare dai migranti».
Secondo: «la stanchezza della democrazia. L’astensionismo di massa è un sintomo eloquente. Ma i segnali sono molteplici: sfiducia nella politica e nelle istituzioni, passiva assuefazione a una informazione manipolata e soggetta a stretto controllo politico, tendenza alla delega al capo di turno, verticalizzazione del sistema a discapito di partecipazione e istituti di garanzia».
Terzo: «rassegnazione alla cultura della guerra. Fa riflettere che si sospetti persino dell’incessante appello alla pace di Papa Francesco. Sembra che, prima ancora che sul terreno, la guerra abbia vinto negli animi, che gli strumenti del dialogo e del negoziato non possano essere neppure evocati per lasciare la parola solo alle armi. Domandiamo: se non in tema di pace e di giustizia, dove mai si manifestano la radicalità e la differenza evangelica?».
Quarto spunto indicato nel testo: «le stesse questioni sopra evocate possono essere ricondotte a una cifra sintetica e a un impegno conseguente: quello del dovere di una fedeltà attiva e creativa alla Costituzione e, quando necessario, di una difesa di essa. Perché la Costituzione non è una mera regola, ma è la “legge fondamentale”, il “patto di convivenza”, il condensato di un patrimonio etico-civile che tanto deve a una ispirazione cristiana presa sul serio. Un patrimonio intessuto di libertà, giustizia, uguaglianza, partecipazione, cooperazione e pace. Di questi valori si nutre la “coscienza costituzionale”».

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