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L’Instrumentum laboris per la seconda sessione del Sinodo, 2/27 ottobre prossimo. Una Chiesa di relazioni, non burocratica o di strutture. Dai poveri alla dottrina, i gruppi di studio

Più ascolto e più spazio a laici e laiche

Un'immagine dei lavori sinodali dell'ottobre 2023  (Vatican Media - Divisione Foto)
Un'immagine dei lavori sinodali dell'ottobre 2023 (Vatican Media - Divisione Foto)

La Segreteria generale del Sinodo ha pubblicato lo scorso martedì 9 luglio l’Instrumentum laboris che farà da guida ai lavori della seconda sessione della XVI Assemblea generale ordinaria, in programma dal 2 al 27 ottobre prossimo. Il documento si pone in continuità con l’intero processo sinodale iniziato nel 2021 e avanza proposte per una Chiesa sempre più vicina alla gente e in cui tutti i battezzati partecipino alla sua vita. Tra gli spunti di riflessione la valorizzazione del ruolo delle donne nella Chiesa, l’esigenza di trasparenza e rendicontazione, i ministeri laicali, il rapporto vescovi e preti.

Come obiettivo «la conversione sinodale della Chiesa»

Come specificato durante la Conferenze stampa di presentazione, il documento presentato, serve «come base per la discussione, ma non è bozza del Documento finale da emendare Né un compendio completo di ecclesiologia sinodale». Questi segna, però, un nuovo passo in avanti del cammino sinodale della Chiesa. Avendo sempre come obiettivo «la conversione sinodale della Chiesa in vista della missione».
Si sviluppa in cinque sezioni. La prima è dedicata ai fondamenti della comprensione della sinodalità, «che ripropone la consapevolezza maturata lungo il percorso e sancita dalla prima sessione» celebrata lo scorso ottobre. Seguono tre parti strettamente intrecciate, «che illuminano da prospettive diverse la vita sinodale missionaria della Chiesa»: I) la prospettiva delle relazioni – con il Signore, tra i fratelli e le sorelle e tra le Chiese – «che sostengono la vitalità della Chiesa ben più radicalmente delle sue strutture»; II) la prospettiva dei percorsi «che sorreggono e alimentano nella concretezza il dinamismo delle relazioni»; III) la prospettiva dei luoghi «che, contro la tentazione di un universalismo astratto, parlano della concretezza dei contesti in cui si incarnano le relazioni, con la loro varietà, pluralità e interconnessione, e con il loro radicamento nel fondamento sorgivo della professione di fede».

Tutti possano partecipare e condividere i carismi che lo Spirito riversa su ciascuno

Chiudono il documento le conclusioni su «la Chiesa sinodale nel mondo». In esse si specifica che questo Instrumentum laboris «si interroga e ci interroga su come essere una Chiesa sinodale missionaria; come impegnarci in un ascolto e in un dialogo profondi; come essere corresponsabili alla luce del dinamismo della nostra vocazione battesimale personale e comunitaria; come trasformare strutture e processi in modo che tutti possano partecipare e condividere i carismi che lo Spirito riversa su ciascuno per l’utilità comune; come esercitare potere e autorità come servizio. Ognuna di queste domande è un servizio alla Chiesa e, attraverso la sua azione, alla possibilità di guarire le ferite più profonde del nostro tempo».

I dieci gruppi di lavoro voluti da papa Francesco

Al termine della Conferenza stampa è stata resa nota la composizione dei dieci gruppi di lavoro. Voluti da papa Francesco per approfondire questioni particolari, come l’accesso del diaconato alle donne. Questioni di grande spessore, che richiedono per questo di essere trattate a livello della Chiesa intera e in collaborazione con i dicasteri della Curia Romana.
Questo non vuol dire tuttavia, è stato ribadito in un una serie di FAQ (domande frequenti) stilata dalla segreteria generale del Sinodo, voler «rimuovere alcuni temi dal dibattito dell’Assemblea, la quale ha già espresso una convergenza riguardo alla loro importanza», quanto invece «fornire gli elementi utili dal punto di vista teologico e canonistico da offrire al ministero di Pietro».
Il gruppo 5, destinato ad approfondire “Alcune questioni teologiche e canonistiche intorno a specifiche forme ministeriali” – e in particolare la questione della necessaria partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa – è stato comunque affidato direttamente al Dicastero per la dottrina della fede che lavorerà «in dialogo con la segreteria generale del Sinodo».

I temi principali dell’Instrumentum laboris

La valorizzazione del ruolo delle donne nella Chiesa

L’Instrumentum laboris invita a riflettere sul ruolo delle donne in tutti gli ambiti della vita della Chiesa. Evidenziando: «la necessità di dare un riconoscimento più pieno» ai loro carismi e alla loro vocazione. Quindi chiede: «una più ampia partecipazione delle donne nei processi di discernimento ecclesiale e a tutte le fasi dei processi decisionali». Insieme a: «un più ampio accesso a posizioni di responsabilità nelle diocesi e nelle istituzioni ecclesiastiche», nonché nei Seminari, negli Istituti, nelle Facoltà teologiche.

L’esigenza di trasparenza e rendicontazione

«Una Chiesa sinodale ha bisogno di cultura e pratica della trasparenza e del rendiconto che sono indispensabili per promuovere la fiducia reciproca necessaria per camminare insieme»: è l’invito che giunge dal documento di lavoro per il Sinodo dei vescovi. Nel quale si spiega che: «la richiesta di trasparenza e rendiconto nella Chiesa e da parte della Chiesa si è imposta a seguito della perdita di credibilità dovuta agli scandali finanziari e soprattutto agli abusi sessuali». Inoltre: «la mancanza di trasparenza alimenta il clericalismo».

I ministeri laicali

L’Instrumentum laboris registra «il desiderio di un rafforzamento di tutti i ministeri esercitati dai laici (uomini e donne)». Con la richiesta che i «fedeli laici, uomini e donne, adeguatamente formati possano contribuire alla predicazione della Parola di Dio anche durante la celebrazione dell’Eucaristia». Poi il documento ricorda che uomini e donne possono esercitare «il ministero del coordinamento di una piccola comunità ecclesiale» o «il ministero di guida di momenti di preghiera (in occasione dei funerali o altro)».

Il rapporto vescovi e preti

Nessun ministro ordinato «può pensarsi come individuo isolato a cui sono stati conferiti dei poteri». Lo sottolinea il documento di lavoro per il Sinodo di ottobre. Soffermandosi sui vescovi, il testo spiega che non c’è «giustificazione di un ministero episcopale tendenzialmente “monarchico”». E chiede che il sacerdozio sia «concepito e vissuto in senso sinodale». Perciò va favorita una «rinnovata visione del ministero ordinato, passando da un modo piramidale di esercitare l’autorità a un modo sinodale».

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