Percorsi generativi: finanza sociale, beni relazioni ed economia civile

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di Carlo del Buono - Ac Malta - Questo secondo giorno di Economy of Francesco riparte esattamente da dove c’eravamo lasciati ieri: una richiesta d’aiuto per il supporto al lavoro dal carcere di Milano e l’esperienza di un carcere femminile negli Stati Uniti testimoniano come il riconoscimento e il sostegno della dignità di tutte le persone, incluse coloro che hanno commesso errori nella propria vita, siano essenziali per la consueguimento di un mondo più giusto dal punto di vista sociale.

Prof. Mauro Magatti, prof.ssa Consuelo Corradi e prof. Leonardo Becchetti, i primi due sociologi, l’ultimo un economista, ci hanno accompagnato nel percorso “Generativity, Relational Goods and Civil Economy”. Il circuito produzione-consumo, paradigma attuale della nostra economia, ma con effetti come la distruzione dell’ambiente e l’aumento delle disuguaglianze, è infatti superato dall’agire generativo, rappresentato dal mettere al mondo, dal prendersi cura, dal lasciar andare, un po’ come fanno i genitori con i propri figli. Il grafico di una società basata sulla generatività non è una curva crescente, ma una spirale, rappresentante il passaggio di generazione in generazione, che è possibile realizzare attraverso la transizione organizzativa, comunitaria e ambientale. La parola generatività è direttamente collegata al ruolo della donna, spesso esclusa dalla società o meno considerata. Le donne necessitano di maggiore inclusività, anche in quei Paesi dove formalmente hanno già ottenuto la parità dei diritti, ma spesso “non è ancora il tempo”, non solo perchè rappresentano il circa 50% della popolazione ma anche per la specificità della donna.  Basti pensare che nel mercato bio-tecnologico la specificità di una donna ha un valore maggiore di quella dell’uomo. Ultimo argomento di questa conferenza è stata l’economia civile, basata su un nuovo paradigma: superamento dell’homo oeconomicus; inserimento del ruolo del dono e del valore relazionale all’interno dell’economia; valore inteso non soltanto come PIL; politica economica a quattro mani, con mercato, istituzioni, cittadinanza attiva e generatività. Si tratta di un pensiero economico che parte dall’uomo come essere autointeressato, con la consapevolezza che il conseguimento della propria felicità non può prescindere dal conseguimento della felicità da parte degli altri. L’economia civile si traduce in veri e propri indicatori che misurano il benessere delle persone e in una rete di imprese, sindacati, associazioni di consumatori, che hanno come riferimento la responsabilità sociale e ambientale. Scegliere queste imprese significa votare con il proprio portafoglio, un concetto ripreso oggi anche dall’economia mainstream.

Cuore della giornata è stato l’incontro con il premio Nobel per la pace prof. Muhammad Yunus, dal titolo “Finance and Humanity: a road towards an integral ecology”. Uno degli aspetti che ha colpito è il suo approccio neutro alle parole. Finanza, microcredito, finanza sostenibile, sono dei termini neutri, sono degli strumenti che possono essere utilizzati per compiere il bene o compiere il male. Un esempio è il microcredito: non è forse microcredito quello degli usurai che prestano piccole somme di denaro a persone senza accesso al credito bancario? Certamente anche quello è microcredito, ma non è a fin di bene come il microcredito sociale. È lo scopo che fa la differenza!  La finanza di oggi è diventata uno strumento per la concetrazione di ricchezza da parte dei più ricchi, da parte di quell’1% più ricco della popolazione che detiene il 99% della ricchezza del mondo. La finanza ha dimenticato l’interesse collettivo, non solo quello personale, caratterizza l’individuo. Questa finanza deve fare retromarcia! Oggi si discute sul ritorno al mondo prepandemico, a quella “prosperità” dell’1% più ricco a discapito del resto della popolazione mondiale, ma bisogna chiedersi se vogliamo davvero tornare a quel mondo che porta solo alla morte. La visione di Muhammad Yunus è un mondo con 0 emissioni nette di anidride carbonica, 0 concetrazione del potere e 0 disoccupazione. Se davvero vogliamo questo mondo, la finanza è uno strumento che può aiutare a raggiungere questi obiettivi, la finanza ci può aiutare in tutto ciò che vogliamo, dobbiamo soltanto definire la meta, poichè quando l’uomo decide di fare qualcosa la ottiene. Non è abbastanza osservare, non è abbastanza giudicare, è ora il tempo di agire per cambiare il mondo.

La finanza come strumento di promozione sociale indicata dal prof. Muhammad Yunus è intrinseca nei valori di San Francesco, basti pensare che già nel XV secolo i frati avevano ideato un sistema di credito per aiutare le persone che non avrebbero altrimenti ottenuto prestiti. Occorre davvero aprire una profonda riflessione sul ruolo e l’uso della finanza poiché non si può cambiare un sistema economico senza l’aiuto della finanza.

Ultimo seminario della giornata “An economy of abundance: how to foster bottom-up development?”  con Vandana Shiva e Pauline Effa ha richiamato l’importanza della Terra e l’abbonandanza di risorse che ci offre. I prodotti agricoli di oggi potrebbero sfamare una popolazione mondiale quasi doppia di quella attuale, tuttavia l’uomo sta distruggendo risorse attarverso lo sfruttamento intensivo. La Terra, invece, provvede al nostro sostentamento e richiede da noi solo cura e spirito di gratitudine. Questo sistema che noi chiamiamo economia è soltanto una macchina per far soldi, l’economia è attenzione all’ οἶκος, la casa comune. Non si può ottenere abbondanza in questo sistema sociale corrotto, dove gli esseri umani stessi sono materie prime per i minatori di dati, ma occorre ripartire dal cibo, dal pane, nel suo valore sacramentale presente in molte religioni e capire che la vera libertà sta nel vivere di ciò che si produce.

Lo sviluppo, per essere davvero percepito dalle persone, non può avvenire soltanto a livello nazionale o internazionale, ma ha bisogno di coinvolgere realmente le comunità locali che altrimenti si sentirebbero escluse. Le persone devono essere attori non non oggetti delle politiche economiche, attraverso un’economia fatta dalle persone per le persone. Questo accade generando processi che partano dal basso, includendo le comunità locali e mettendole in rete e il risultato sarà anche un aumento di produttività, altrimenti lo sviluppo andrà contro le popolazioni locali. La chiave dello sviluppo è l’umiltà, con cui l’esperienza di ciascuno arricchisce gli altri ed è arricchita da quella degli altri.

La conclusione dei lavori è affidata alla riflessione personale sulla figura di Santa Chiara, sorella nella sua umanità, e a quanta ricchezza ricchezza è stata persa in questi secoli a causa dal relegamento della donna a determinati ruolo sociali.

Ma la giornata di Economy of Francesco non è finita qui! Una lunga maratona è proseguita su YouTube con collegamenti ad eventi da ogni parte del mondo.