Per una politica che si occupi dei poveri

Le proposte dell’Alleanza contro la povertà in Italia per migliorare e rafforzare il Reddito di cittadinanza. La qualità di una repubblica si misura dal modo in cui garantisce risposte alle persone e alle famiglie in povertà

In Italia 5,6 milioni di persone (circa il 10 per cento della popolazione) vivono in povertà assoluta. Dato destinato a crescere causa la crisi economica che stiamo attraversando, e che pare solo all’inizio, frutto di una incomprensibile e sanguinosa guerra nel cuore dell’Europa. L’Alleanza contro la povertà in Italia – a cui l’Azione cattolica aderisce – ha prodotto un documento politico, rivolto a tutti i partiti impegnati nella campagna elettorale, per sottolineare che, nonostante il Reddito di cittadinanza (RdC) non sia una misura ancora perfetta, è comunque uno strumento fondamentale per contrastare la povertà in Italia e quindi va difeso, rafforzato e migliorato, nell’ottica di una politica coniugata al futuro.

Ogni povertà è quasi sempre multidimensionale e complessa, non se ne può dare – come invece spesso accade nella propaganda elettorale – una versione monocausale e tutta incentrata sul lavoro. L’Alleanza in questi anni ha studiato, verificato e raccolto elementi per superare le criticità della misura e renderla più adatta alla fase sociale in corso. Rimandiamo ai documenti specifici la trattazione più puntuale, in questa sede ci limitiamo a sintetizzare le principali richieste per riformare il RdC. Esse sono:

Modifiche dei requisiti all’accesso

  1. Presentazione della domanda: partire col piede giusto accompagnando le persone nella fase di presentazione della domanda presso i punti unici di accesso.
  2. Scala di equivalenza: la scala attuale penalizza le famiglie con più figli. La soluzione coerente consiste nel far uso della scala di equivalenza Isee.
  3. Stranieri: la norma attuale prevede un vincolo discriminatorio per cui per essere beneficiari del RdC occorre essere residenti in Italia da 10 anni. Si tratta di portare tale vincolo sul più ragionevole livello dei 2 anni.
  4. Patrimonio mobiliare: sarebbe importante allentare il vincolo aggiuntivo sul patrimonio mobiliare, prevedendo un innalzamento della soglia per includere coloro che sono poco sopra il margine o renderlo più flessibile.

Modifiche della presa in carico e della gestione

  1. Analisi preliminare: la normativa del RdC prevede un automatismo rispetto alla destinazione della presa in carico (personalizzata) tra Centri per l’Impiego (Cpl) e Servizi sociali comunali. Si tratterebbe allora di reintrodurre l’analisi preliminare del nucleo beneficiario in modo da valutare adeguatamente i suoi bisogni multidimensionali, rivedendo il meccanismo automatico di selezione dei percorsi di inserimento per migliorare la capacità di intercettare il disagio sociale. Inoltre, è importante rafforzare la collaborazione e il coordinamento tra CpI e Servizi sociali territoriali tramite la definizione di protocolli di lavoro congiunto e promuovere l’utilizzo integrato delle banche dati degli enti coinvolti nell’implementazione del RdC (Inps, Comuni, Gepi, MyAnpal).
  2. Progetti utili alla collettività: i Puc dovrebbero essere resi volontari, secondo una logica basata sull’empowerment e capacitazione dei soggetti più fragili.
  3. Percorsi di riqualificazione: serve accogliere i nuovi profili a rischio di povertà; il sostegno economico deve essere una delle due gambe del RdC, i servizi per favorire il ritorno al lavoro devono essere l’altra, tenendo conto della nuova platea di poveri. Il RdC deve prevedere percorsi ben funzionanti e mirati di aggiornamento e miglioramento delle competenze e un nuovo disegno della compatibilità tra RdC e reddito da lavoro, per evitare la trappola della povertà.
  4. Inwork benefit: un RdC “amico dell’occupazione”: si tratterebbe di ridurre l’aliquota marginale (la “tassazione”) applicata al reddito da lavoro, abbassandola dal 100% fino al 60%; aumentando così il reddito.

Dobbiamo rivedere i nostri strumenti per essere capaci di dare una risposta ai cittadini in condizioni di bisogno, evitare che si annullino i diritti di cittadinanza. La qualità di una repubblica si misura dal modo in cui garantisce risposte alle persone e alle famiglie in povertà. Senza un’adeguata politica di contrasto, si immiserisce la stessa idea di politica e di democrazia.

Alleanza contro la poverta in Italia – Documento politico elezioni 2022

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Redazione

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