Le tre dimensioni al centro dei nuovi Orientamenti pastorali 2020-2025

Per una rinnovata presenza missionaria

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Nell’introduzione ai lavori della sessione autunnale del Consiglio permanete della Cei, il vice presidente dei vescovi italiani, il vescovo di Fiesole mons. Mario Meini , traccia la «traiettoria» degli Orientamenti pastorali del prossimo quinquennio della Chiesa italiana, che – «mentre recuperano e valorizzano l’Evangelii gaudium e il discorso di Papa Francesco alla Chiesa italiana in occasione del Convegno di Firenze» – centrano essenzialmente tre dimensioni. Innanzitutto, «la gioia del Vangelo» quella che mira a disegnare «una Chiesa umile, che vive la gratuità e testimonia»,  sottolineando «lei per prima». Una seconda dimensione degli Orientamenti è costituita dalla «fraternità ecclesiale, che è comunione e corresponsabilità che abbracciano l’intero popolo di Dio; popolo chiamato a camminare insieme nella storia, secondo una sinodalità che, mentre riforma la stessa Chiesa, si rivela come modalità di relazione con tutti gli uomini». La terza dimensione rimanda proprio «al campo del mondo: campo ricco di potenzialità, che portano frutto nell’incontro con il seme del Vangelo». E qui si aprono – per i vescovi italiani -«gli orizzonti per un contributo qualificante dei credenti nel mondo della cultura come in quello della cittadinanza, a partire dall’esperienza di una Chiesa che sul territorio è comunità di vicinato e di prossimità, luogo di crescita spirituale capace di intercettare la domanda di vita e di senso che abita nel cuore di ciascuno».

A ben vedere, se cercassimo – già partendo dai contenuti degli Orientamenti pastorali – una cifra in grado di riassumere e quasi da usare come ombrello ai diversi temi del nostro ordine del giorno, «non stenteremo a riconoscerla nella missionarietà». Di qui l’opportunità e l’importanza di riprendere i punti essenziali attorno ai quali - per mons. Meini - «dar corpo a quella conversione missionaria della vita e della pastorale, che ci viene indicata dall’Evangelii gaudium». I presuli italiani fanno riferimento, in particolare, «al primato della Parola di Dio, come pure alla scelta preferenziale dei poveri, qualunque sia la natura di tale povertà»; E ancora: «alla formazione dei futuri pastori e dello stesso laicato, perché assumano lo spirito del servizio umile e della disponibilità fraterna; pensiamo, infine, all’attenzione per una cultura dell’incontro e della reciprocità, a partire dall’accoglienza di quanto possono portarci i cristiani provenienti dalle Chiese dell’Est e del Sud del mondo».

Dunque tre dimensioni di un cammino che si riassumono in un’unica indicazione di fondo: «assumere la prospettiva di un’ecologia integrale – così come proposto dalla Laudato si’», il che significa – ricorda il vicepresidente Cei - «impegnarci in maniera corale per un’inversione di rotta, all’insegna di un nuovo equilibrio tra ambiente e lavoro, tra aspetto ecologico e aspetto sociale. Si tratta ancora di rilanciare la missione della Chiesa di fronte alle sfide del nostro tempo, per non rassegnarci all’insignificanza nella società e nel mondo. L’annuncio e la testimonianza del Regno di Dio, infatti, vanno al di là dei confini delle nostre comunità e della Chiesa stessa; con il Vangelo portiamo un bene che riguarda tutta la persona».