La Lettera apostolica «Aperuit illis»

Per una comunità coraggiosa

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di Tony Drazza* - Una delle caratteristiche più belle dell’innamoramento credo che sia l’attenzione ad ogni piccola cosa della vita dell’altro. Direi quasi un’attenzione gelosa (tanto per ricordare a tutti che la gelosia ha a che fare con la cura e non con il possesso) ai piccoli avvenimenti, alle ricorrenze da ricordare e provare anche a festeggiare. Ogni ricorrenza della nostra storia dovrebbe essere ricordata con attenzione, delicatezza, con qualcosa di diverso rispetto agli altri giorni.
E poi ancora l’innamoramento ha a che fare anche con la scelta dei giorni per dire delle cose importanti. Chi ama qualcuno, chi è interessato per davvero alla vita di chi ha di fronte, sceglie con cura le parole, i silenzi ma anche i giorni e i luoghi.
Ecco a me questa Lettera apostolica in forma di «motu proprio» (per dirla con il linguaggio vaticano) mi fa venire in mente l’attenzione e la cura del Papa nei confronti di tutta la Chiesa, perciò io cambierei il linguaggio vaticano in una specie di Lettera d’amore che raccomanda la bellezza e la riscoperta della Sacra Scrittura senza la quale «restano indecifrabili gli eventi della missione di Gesù e della sua Chiesa nel mondo» (Apeurii illis, n.1).

Ma parlavo anche di cura del giorno: non tutti i giorni possono essere uguali, alcuni sono anonimi e passano con lo scorrere delle ore e dei minuti senza lasciare traccia; altri invece scorrono così veloci che nemmeno ci accorgiamo; altri ancora invece rimangono nel cuore perchè ci sono date che hanno un gusto particolare. Per questa Lettera apostolica il Papa ha scelto il 30 settembre, memoria di San Girolamo che ha passato la sua vita sulle Scritture, le ha tradotte, le ha studiate e le ha raccontate tanto che ricordiamo una delle sue frasi: «L’ignoranza delle scritture è ignoranza di Cristo».

Niente succede per caso. Chi è attento sa trovare luoghi e modi per far rimanere nel cuore qualcosa.

Ma accanto a queste considerazioni, che io stesso considero venute fuori così “ a casaccio”, mi sono chiesto: perché istituire con tanta solennità la Domenica della Parola di Dio? Perché proprio la Domenica? Avrei capito magari un giorno della settimana qualsiasi, uno di quelli anonimi e invece no: proprio di Domenica.

Sì, ha ragione il Papa. Era necessario metterla proprio di Domenica, nel giorno in cui tutti noi (o quasi) proviamo a vivere la comunità, a sentirci meno soli, a rallentare il passo, a scambiarci la pace. Sono andato perciò a rileggere il capitolo 8 del Libro di Neemia, che lo stesso papa riporta nella Lettera apostolica, e ho trovato, riscoperto (almeno per me) tre atteggiamenti (ce ne sarebbero di più, ma prendo quelli che mi smuovono dentro) che da questa Domenica della Parola potrebbero servirci per ridare senso alla nostra vita interiore:

  1. «Allora tutto il popolo si radunò»[…] Ne 1,1

Perché la nostra vita possa ritornare a essere vita dobbiamo sentirci radunati, raccolti dalle nostre dispersioni settimanali, attesi da qualcuno che ha molte cose da dirci. Siamo dei raccolti, dei radunati e questa ora mi sembra la nostra salvezza. Non siamo dei solitari siamo dei messi insieme per riprenderci la Parola della vita.

  1. «tutto il popolo tendeva l'orecchio al libro della legge» […] Ne 1,3

Il nostro raccoglierci e ritrovarci tutti in uno stesso luogo prende senso poi solo nelle tensione del nostro orecchio verso qualcuno che parla, che ci annuncia qualcosa di grande per la nostra esistenza. Anche l’ascoltare tutti le stesse parole ci fa sentire radunati, ci fa sentire raccolti e accolti. Dovremmo, per dare concretezza a questa lettera, trovare luoghi per l’ascolto in cui ciascuno di noi muove il suo cuore dalle cose che ascolta in silenzio. Mi sembra che questo dovrebbe servire a muoverci dentro e non a contrastare idee.

  1. «Poi Neemia disse loro: “Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza”»[...] Ne 1,10

Mi piace la forza di questo mandato. Dopo essere stati raccolti, dopo aver ascoltato e dopo essere stati mossi dentro dobbiamo avere il coraggio di andare, di annunciare la bellezza dell’abbondanza, di sederci con gli altri e fare festa perché il Signore è la nostra forza. Ma ancora più potente, nonostante l’euforia della festa, non ci si deve dimenticare di chi nulla ha di preparato perché la festa è di tutti. Dopo l’essere stati raccolti nessuno può stare fuori.
Credo che questa possa essere la potenza di questa Domenica della Parola. Non sia tutto intronizzazioni della Parola e incensazioni, ma ognuno abbia il coraggio di non lasciare nessuno fuori e triste, perché il Signore è la forza di tutti!

*Assistente centrale per il Settore giovani di Azione cattolica