Festa del 1° Maggio. Oltre le celebrazioni, diritti e sicurezza

Per un lavoro dignitoso e generativo

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di Tommaso Marino*- Vivere per lavorare o lavorare per vivere. Così recitava una popolare canzone di qualche anno fa. Il rapporto tra il lavoro e la vita è sempre stato un tema importante, affrontato anche da importanti encicliche papali. Di lavoro si deve vivere e non morire. Eppure, ancora oggi, come troppe volte accade, il lavoro può causare morte. Morire sui luoghi di lavoro è una cosa inaccettabile. Occorre che i luoghi di lavoro, dove noi trascorriamo gran parte della nostra vita, siano sempre più sicuri. Sempre che il lavoro ci sia, per tutti. Le ultime statistiche ci indicano che il numero di disoccupati e/o inoccupati è ancora drammaticamente alto. Dentro questo insieme si trovano ancora giovani che non studiano, non lavorano e non cercano una occupazione, i cosiddetti Neet. A loro va una particolare attenzione di speranza per il futuro, la costruzione di una possibilità di ri-attivarsi, di rientrare nei percorsi sociali di vita lavorativa, e non solo.
Occorre, in questa festa del 1 Maggio che festeggiamo a pochi giorni dalla Pasqua, ritrovare i semi di speranza per vivere la propria condizione umana che possa comprendere una dimensione lavorativa stabile e densa di promesse e di speranza per il futuro; abbiamo bisogno di umanizzare il lavoro e, per chi il lavoro non l’ha, occorre instillare una volontà di prepararsi, attraverso la formazione e una vita sociale e associativa, per accedere al mondo lavorativo. Un modo di essere generativi, in grado di produrre, per contagio, un approccio alla vita e al lavoro che risponda alle speranze e alle attese degli uomini contemporanei.
Una delle maggiori preoccupazioni relative ai giovani è rappresentata dalla eccessiva precarizzazione delle forme di lavoro. Questo se da un lato non preoccupa le giovani generazioni, dall’altro deve rimanere solamente come strumento di flessibilità e non sfociare in una precarizzazione continuata che non riesce a fornire al giovane strumenti fondamentali per lo svolgimento di una normale vita, dalla possibilità di accedere ad un mutuo sino a immaginare di formare una famiglia e dare un benvenuto ai figli.
In questo anno viene celebrato anche un importante compleanno: i 100 anni dell’ILO, l’Ufficio internazionale per il lavoro, un organismo internazionale delle Nazioni Unite, che in questi anni si è prodigato per studiare e migliorare le condizioni del lavoro in tutto il mondo. Il cosiddetto “decent work”, il lavoro decente e partecipativo, sarà al centro della Giornata mondiale per il lavoro dignitoso che il Movimento Lavoratori di Azione Cattolica celebrerà come tutti il prossimo 7 ottobre.
La strada che ha tracciato la Settimana sociale di Cagliari, che ha avuto come tema il lavoro che vogliamo libero, creativo, partecipativo e solidale ha ancora forse bisogno di una ulteriore spinta in termini di formazione e di avvio di percorsi in grado di percorrere quella strada, in attesa dell’imminente Settimana sociale che verrà celebrata nel 2021.
Rimanete sintonizzati per le prossime iniziativa e buona festa del Lavoro.

*Segretario nazionale del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica (Mlac)