Il Manifesto di Assisi. Un altro sviluppo è possibile

Per un’economia circolare e sostenibile

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È stato sottoscritto lo scorso 24 gennaio al Sacro Convento di Assisi il manifesto Un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica. Promotori sono: il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci, il custode del Sacro Convento di Assisi, padre Mauro Gambetti, il direttore della rivista San Francesco, padre Enzo Fortunato, il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, l’amministratore delegato Enel, Francesco Starace, e l’amministratore delegato di Novamont, Catia Bastioli. Esso vuol essere la risposta italiana contro la crisi climatica e punta a rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo. Ha già raccolto oltre 2000 adesioni tra rappresentanti di istituzioni, imprese, mondo religioso e della cultura. L’Azione Cattolica Italiana assume con convinzione questa sfida e invita  a sottoscrivere il manifesto. Per chi desidera aderire: https://www.symbola.net/manifesto/

Nell’orizzonte tracciato da Papa Francesco in Laudato Si’, il manifesto si pone la sfida ambiziosa di azzerare il contributo netto di emissione dei gas serra entro il 2050. Lo si potrà fare se tutto il paese sarà capace di valorizzare le proprie risorse e mettere in campo le migliori energie per promuovere un’economia fondata su sostenibilità, innovazione, bellezza.

Non si parte da zero, perché come sottolinea il manifesto: «Già oggi in molti settori, dall’industria all’agricoltura, dall’artigianato ai servizi, dal design alla ricerca, siamo protagonisti nel campo dell’economia circolare e sostenibile. Siamo, ad esempio, primi in Europa come percentuale di riciclo dei rifiuti prodotti». Ma serve un’alleanza che coinvolga il mondo economico, la società e la cultura per una risposta sistemica e lungimirante.

Tra i presenti ad Assisi anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana Cardinale Gualtiero Bassetti, il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, il Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, e il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli,

 

Il testo del MANIFESTO DI ASSISI

Un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica.

Affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro. È una sfida di enorme portata che richiede il contributo delle migliori energie tecnologiche, istituzionali, politiche, sociali, culturali. Il contributo di tutti i mondi economici e produttivi e soprattutto la partecipazione dei cittadini. Importante è stato ed è in questa direzione il ruolo dell’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco.

Siamo convinti che, in presenza di politiche serie e lungimiranti, sia possibile azzerare il contributo netto di emissione dei gas serra entro il 2050. Questa sfida può rinnovare la missione dell’Europa dandole forza e centralità. E può vedere un’Italia in prima fila. Già oggi in molti settori, dall’industria all’agricoltura, dall’artigianato ai servizi, dal design alla ricerca, siamo protagonisti nel campo dell’economia circolare e sostenibile. Siamo, ad esempio, primi in Europa come percentuale di riciclo dei rifiuti prodotti.

La nostra green economy rende più competitive le nostre imprese e produce posti di lavoro affondando le radici, spesso secolari, in un modo di produrre legato alla qualità, alla bellezza, all’efficienza, alla storia delle città, alle esperienze positive di comunità e territori. Fa della coesione sociale un fattore produttivo e coniuga empatia e tecnologia. Larga parte della nostra economia dipende da questo.

I nostri problemi sono grandi e antichi: non solo il debito pubblico ma le diseguaglianze sociali e territoriali, l’illegalità e l’economia in nero, una burocrazia spesso inefficiente e soffocante, l’incertezza per il presente e il futuro che alimenta paure. Ma l’Italia è anche in grado di mettere in campo risorse ed esperienze che spesso non siamo in grado di valorizzare. Noi siamo convinti che non c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia.

La sfida della crisi climatica può essere l’occasione per mettere in movimento il nostro Paese in nome di un futuro comune e migliore.

Noi, in ogni caso, nei limiti delle nostre possibilità, lavoreremo in questa direzione, senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno. Un’Italia che fa l’Italia, a partire dalle nostre tradizioni migliori, è essenziale per questa sfida e può dare un importante contributo per provare a costruire un mondo, civile, gentile.