Tra cittadini e istituzioni, torna urgente rivalorizzare la forma partito

Per rivitalizzare la democrazia

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di Andrea Casavecchia* - C’è stanchezza nella partecipazione, la politica non appassiona molto, magari ci si accalora su un singolo tema, ma si fatica a credere nella possibilità di cambiamento. E il rapporto tra cittadini e democrazia si indebolisce. Per catturare l’attenzione e il consenso le forze politiche ricorrono a scorciatoie. Papa Francesco, nella Fratelli tutti, individua due possibili derive della democrazia nel populismo e nel liberismo radicale, che diventa esaltazione dell’individuo. Sono le tentazioni del nostro tempo.

Francesco segnala i limiti di “visioni liberali individualistiche” dove i legami, le relazioni, le comunità non sono considerate, dove ogni aggregazione diventa esclusivamente l’incontro è lo scontro degli interessi dei singoli. In questo modo tutto diventa regolato dal mercato, dominato dalla speculazione finanziaria, stimolato dal sentimento diffuso di egoismo che si cela in ognuno di noi, che «la tradizione cristiana chiama concupiscenza: l’inclinazione dell’essere umano a chiudersi nell’immanenza del proprio io, del proprio gruppo, dei propri interessi meschini» (Ft.163). Ne fanno le spese i meno forti, i perdenti, che pian piano vengono emarginati.

Ancora nella Fratelli tutti il Papa avverte del rischio di confondere la cultura e lo stile popolare con quello populista. Nel primo caso si riconosce un processo dinamico che entra nelle relazioni e interpreta i cambiamenti, i bisogni, le aspirazioni di una comunità, nel secondo caso si strumentalizzano le idee e gli atteggiamenti, si costruiscono ideologie e si fomentano stereotipi e pregiudizi per attrarre facile consenso.

La promozione della democrazia, il suo stato di salute passa dalla capacità di riconoscere un popolo nella sua unicità e nella varietà che esprime attraverso le realtà sociali costituite dai suoi cittadini. Afferma Papa Francesco che «Essere parte del popolo è far parte di un’identità comune fatta di legami sociali e culturali. E questa non è una cosa automatica, anzi: è un processo lento difficile... verso un progetto comune» (Ft. 159). Infondo la distinzione tra essere popolare e populista si gioca dentro queste poche parole.

Oggi costruire democrazia significa stare dentro lo spazio della rappresentanza. Per questo torna urgente rivalorizzare la forma partito, che torni ad essere cinghia di trasmissione tra cittadini e istituzioni. Come si legge su La Civiltà Cattolica «La democrazia parlamentare, invece, permette la possibilità di dialogare e di mettersi in gioco. In una democrazia l’emergenza e la progettazione del futuro chiedono ai partiti di costruire una partecipazione condivisa, con il coinvolgimento delle forze sociali e dei cittadini. Per rappresentare il popolo c’è bisogno di una legittimazione che si costruisce coltivando le relazioni. Questo non significa rinunciare a dare spazio alla pluralità dei soggetti in campo, ma essere capaci di ascoltare e delimitare i propri confini per lasciar confluire quegli stessi soggetti dentro un progetto» (In “C’è quanto mai bisogno di partiti in questo momento storico”, La Civiltà Cattolica, Q. 4099, 2021, p. 19).

Alle forze politiche, allora, è chiesto di tornare a parlare con i cittadini, per costruire con loro un percorso di futuro senza precomprensioni. «Infatti, la categoria di popolo è aperta. Un popolo vivo, dinamico e con un futuro è quello che rimane costantemente aperto a nuove sintesi assumendo in sé ciò che è diverso. Non lo fa negando sé stesso, ma piuttosto con la disposizione ad essere messo in discussione, ad essere allargato, arricchito da altri, e in tal modo può evolversi» (Ft. 160).

*Componente del Centro studi dell’Azione cattolica italiana