La strada del dialogo tra le religioni nella Fratelli tutti

Per parlare insieme al mondo

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di Andrea Casavecchia* - La memoria corre alle parole della Fratelli tutti, mentre negli occhi sono impresse le immagini del significativo viaggio di Francesco in Iraq: le macerie della guerra, la sofferenza di comunità oppresse e martirizzate, l’incontro interreligioso nella pianura di Ur che terminava con la comune preghiera, nella quale i rappresentanti di diverse confessioni si sono riconosciuti «figli e figlie di Abramo appartenenti all’ebraismo, al cristianesimo e all’islam».
Nell’enciclica sociale uno spazio particolare - trasversale - è dedicato al dialogo tra le religioni, che si fa urgente. L’apertura è dedicata da papa Francesco al ricordo dell’incontro tra San Francesco e il sultano Malik Al Kamil in Egitto. Indica poi come fonte di ispirazione il suo incontro con il grande imam Ahmed Al Tayyeb del 4 febbraio 2019 in occasione della firma del documento sulla Fratellanza umana ad Abu Dhabi: non un mero atto diplomatico ma «una riflessione compiuta nel dialogo e di un impegno congiunto», avverte il papa nella Fratelli tutti al n.5.

In quest’ultima enciclica è possibile individuare alcune caratteristiche di questo dialogo, che innanzitutto si costruisce nell’intenzione di intraprendere un percorso comune, nella pazienza di saper attendere i tempi giusti per sé e per gli altri e nella prospettiva di condividere alcune ricchezze a partire dalla consapevolezza di essere amati: «Tra le religioni è possibile un cammino di pace. Il punto di partenza dev’essere lo sguardo di Dio. Perché “Dio non guarda con gli occhi, Dio guarda con il cuore. E l’amore di Dio è lo stesso per ogni persona, di qualunque religione sia”» (FT, n. 281). Francesco rassicura che dialogare non significa rinunciare alla propria identità, ma acquisire una nuova conoscenza di sé stessi, delle proprie origini, delle proprie tradizioni delle proprie credenze per saperle coniugare con la loro sorgente per reinterpretarle alla luce della storia senza lasciarsi chiudere delle paure: «Come credenti ci vediamo provocati a tornare alle nostre fonti per concentrarci sull’essenziale: l’adorazione di Dio e l’amore del prossimo, in modo tale che alcuni aspetti della nostra dottrina, fuori dal loro contesto, non finiscano per alimentare forme di disprezzo, di odio, di xenofobia, di negazione dell’altro» (FT, n. 282).
Non c’è, dunque, alcun cedimento al sincretismo, che tende a mischiare le proprie storie, le proprie tradizioni, i propri culti, le proprie credenze. Il dialogo si basa sulla valorizzazione della propria e altrui identità. Inoltre, il dialogo permette di smascherare le strumentalizzazioni della religione da parte dei fondamentalisti e dei terroristi. Nella consapevolezza che «Il culto a Dio, sincero e umile, “porta non alla discriminazione, all’odio e alla violenza, ma al rispetto per la sacralità della vita, al rispetto per la dignità e la libertà degli altri e all’amorevole impegno per il benessere di tutti”» (FT, n. 283). Al contrario i fedeli di ogni religione attraverso il dialogo diventano “artigiani di pace”, pilastri per costruire ponti di convivenza.

La fraternità implica la differenza, comprende la distinzione e conserva l’identità, mentre mantiene il legame e la solidarietà. La fraternità diventa una misura per calibrare le nostre relazioni. Il dialogo diventa un percorso di scoperta dell’altro e di conoscenza maggiore di sé stessi. La strada indicata da papa Francesco non è soltanto descritta con belle affermazioni, ma costellata di gesti concreti che mostrano la potenzialità reali dell’incontro e aprono nuovi percorsi: il viaggio in Iraq è diventato anche l’occasione per l’incontro con l’ayatollah Al-Sistani, una figura rappresentativa del mondo sciita. Un evento che va letto in parallelo all’incontro precedente con l’immam Ahmed Al Tayyeb, punto di riferimento per i sunniti. Sono tappe di un percorso di apertura, di riconoscimento di ricerca di dialogo interreligioso e sono il tentativo di parlare insieme al mondo. L’enciclica Fratelli tutti apre una sfida per le religioni, le invita ad assumere un ruolo nella società globale che si testimonia nell’unità di intenti per la costruzione della convivenza pacifica, per la custodia del creato, per la ricerca della dignità della vita e delle persone.

*Componente del Centro studi dell’Azione cattolica italiana