Per il bene del Paese. L’ora dei doveri e delle responsabilità

Le istituzioni democratiche del Paese sapranno ancora una volta superare indenni questo difficile momento storico. Ma in vista della prossima scadenza elettorale (25 settembre), la politica ha il dovere di pensare alla sofferenza delle persone e garantire risposte serie che diano sicurezza e motivi di speranza

«Lo scioglimento anticipato del Parlamento è sempre l’ultima scelta da compiere, particolarmente se, come in questo periodo, davanti alle Camere vi sono molti importanti adempimenti da portare a compimento nell’interesse del nostro Paese. Ma la situazione politica che si è determinata ha condotto a questa decisione», così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A fargli eco il card. Matteo Zuppi, Presidente della Cei, con una Nota sulla situazione politica in cui, dopo aver ringraziato «il Presidente Draghi e tutto il governo da lui presieduto per lo sforzo di questi mesi così difficili e per il metodo di lavoro che lo ha distinto», sottolinea: «In questo momento così decisivo e pieno di rischi per l’Italia e l’Europa, desidero rinnovare il forte appello alla responsabilità individuale e collettiva per affrontare la prossima scadenza elettorale».

Le preoccupazioni del Presidente Mattarella e l’appello alla responsabilità del card. Zuppi sono le nostre preoccupazioni e il nostro appello. Così com’è nostra – lo diciamo subito – la certezza che le istituzioni democratiche del Paese sapranno ancora una volta superare indenni questo difficile momento storico, pur gravido di problemi e che certo avrebbe richiesto un esito parlamentare diverso alla crisi del Governo Draghi, che ha portato alla conseguente e ineludibile decisione di sciogliere anticipatamente il Parlamento: nel pieno di una crisi economica e climatica senza precedenti, con l’inflazione che galoppa, con una guerra alle porte di casa, che non si sa quando finirà, sempre pronta a diventare nucleare, con il prezzo dell’energia alle stelle e con una dipendenza energetica del Paese senza precedenti che rischia di affossare i bilanci delle famiglie e delle imprese italiane.

L’immobilismo che fa male al paese

Soprattutto a preoccupare è la sensazione che il nostro sia un Paese sostanzialmente fermo, ripiegato su sé stesso, incapace di prendere in mano il proprio destino, perché sempre più diviso e rancoroso, sempre più impaurito e sfiduciato, sempre più carico di diseguaglianze. Con una politica che appare avvitata su se stessa e sempre meno capace di alzare lo sguardo oltre l’immediato tornaconto tattico per proporre un progetto di futuro.

Il dibattito politico dentro e fuori il Parlamento si è mostrato, specie in questi ultimi giorni, sempre più avvolto in dinamiche di personalizzazione esasperate, che lo hanno portato a perdersi dentro un circolo vizioso di dichiarazioni, repliche e controrepliche molto spesso sconnesse dalla realtà, distanti rispetto ai bisogni e alle speranze delle persone e dei territori.

Si voterà il prossimo 25 settembre

Abbiamo dunque innanzi a noi lunghe settimane di campagna elettorale che renderanno questa estate ancora più torrida. La nostra speranza è che un sussulto di concretezza e pacatezza giunga a rinfrescare l’aria. Il Paese ne ha bisogno, per affrontare le crisi di oggi e le contrapposizioni di sempre: tra Nord e Sud, tra chi abita in un territorio dinamico e affacciato sull’Europa e chi invece teme di non potersi costruire un futuro se non abbandonando la propria terra. Tra adulti e giovani che faticano ad ascoltarsi reciprocamente, tra italiani impauriti e migranti in fuga dalla morte. Tra cittadini e istituzioni, tra politica e società. Superando – almeno questa volta – l’incapacità della società italiana di pensare il proprio futuro.

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Redazione

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