Giornata della Memoria. Dal «Diario» di Anne Frank

Parole di Speranza

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di Silvio Mengotto - «Quasi ogni mattina vado in soffitta per togliermi dai polmoni l’aria viziata della stanza. […] Ci siamo messi a guardare insieme il cielo azzurro, l’ippocastano spoglio sui cui rami brillavano minuscole goccioline, i gabbiani e gli altri uccelli che, volando veloci, sembravano d’argento. Tutto questo ci commuoveva talmente che non riuscivamo più a parlare» (Diario, 23 febbraio 1944).

In Olanda, quando la persecuzione contro gli ebrei si scatena, Anne Frank, con altre persone ebree, si nascondono in un abbaino camuffato. Il 4 agosto del 1944, a causa di una denuncia, vengono arrestati. Anne Frank viene deportata ad Auschwitz, poi a Bergen-Belsen dove muore di stenti e di tifo. Nell’alloggio segreto la tredicenne tiene un diario dal 12 giugno 1942 all’1 agosto 1944. Scrive le lettere per sé fino a quando, nella primavera del 1944, a Radio Orange sente il ministro dell’educazione in esilio affermare che dopo la fine della guerra tutte le testimonianze della sofferenza del popolo olandese avrebbero dovuto essere raccolte e pubblicate.
Anne Frank ha un carattere maturo, una precoce sensibilità psicologica, letteraria e umana. Un’adolescente che, pure nella prigionia di un abbaino, sente il pulsare della vita nel suo cuore e nel suo corpo. Dal suo diario si capisce che il sogno, coltivato quotidianamente, era quello di narrare la vita, fare la giornalista.

La giovanissima Anne Frank, consapevole di essere vittima innocente di una terrificante follia, si concentra nelle stanze ammuffite e “chiuse” dove si nasconde causa una tragedia che non risparmia nessuno. Scrive pensieri che non si fermano nel chiuso di un abbaino, ma spaziano dal presente al futuro. È assetata di libertà e sente l’irrepetibile primavera della sua adolescenza: cambiamenti, sentimenti, affetti e pulsioni naturali. Il suo Diario colpisce per due motivi: tiene viva la speranza e la propria umanità; non parla della Shoah, che il lettore conosce, ma della vita e non della morte.

Dal Diario
Giovedì 9 luglio 1942 Cara Kitty… Sulla destra dell’atrio c’è «il retrocasa», l’Alloggio segreto. Nessuno sospetterebbe che dietro una semplice porta dipinta di grigio si nascondono tante stanze. Davanti alla porta c’è un gradino, poi si entra. Di fronte alla porta di casa c’è una scala ripida, a sinistra un breve corridoio e una stanzetta che sarà il salotto e la camera da letto della famiglia Frank, di fianco c’è una stanza ancora più piccola, stanza da letto e lavoro delle due signorine Frank.

Venerdì 29 ottobre 1943 Cara Kitty… Vago da una stanza all’altra, salgo e scendo le scale e mi sento come un uccello a cui siano state brutalmente strappate le ali che va a sbattere contro le sbarre della sua gabbietta nell’oscurità più totale. Fuori all’aperto, aria e risate! mi sento gridare dentro. Non rispondo neanche più, vado a sdraiarmi su un divano e dormo per riuscire almeno ad accorciare il tempo, il silenzio e anche la terribile paura, visto che non posso ammazzarli.

Mercoledì 23 febbraio 1944 Carissima Kitty, da ieri il tempo è bellissimo e mi sento molto allegra. La scrittura, che è la più bella occupazione che ho, procede bene. Quasi ogni mattina vado in soffitta per togliermi dai polmoni l’aria viziata della stanza. […] Ci siamo messi a guardare insieme il cielo azzurro, l’ippocastano spoglio su i cui rami brillavano minuscole goccioline, i gabbiani e gli altri uccelli che, volando veloci, sembravano d’argento. Tutto questo ci commuoveva talmente che non riuscivamo più a parlare. […] Ma guardavo anche fuori dalla finestra, vedevo un bel pezzo di Amsterdam, sopra i tetti fino all’orizzonte talmente pallido che non riuscivo quasi a distinguerlo. «Finché esiste questo,» ho pensato, «e io posso vederlo, questo sole e questo cielo senza una nuvola, non posso sentirmi triste». Per tutti quelli che hanno paura, si sentono soli o infelici, il sistema migliore è certamente uscire, andare in un posto in cui si è completamente soli, soli col cielo, con la natura e con Dio. Perché soltanto allora, solo allora si avverte che tutto è come deve essere e che Dio vuole che gli uomini siano felici nella natura semplice ma bella.

Mercoledì 5 aprile 1944 Carissima Kitty… Devo studiare per non restare ignorante, per andare avanti, per diventare giornalista, perché è quello che voglio! So di saper scrivere. Un paio di racconti sono carini, le descrizioni dell’Alloggio segreto sono umoristiche, molte parti del mio diario funzionano, ma…resta da vedere se ho veramente talento […] Non voglio far la fine di gran parte della gente, che non ha vissuto per uno scopo. Voglio essere utile o procurare gioia alle persone che vivono attorno a me ma che lo stesso non mi conoscono, voglio continuare a vivere anche dopo la morte! E per questo sono davvero grata a Dio di avermi fatta nascere dandomi la possibilità di svilupparmi e di scrivere, e dunque di esprimere quello che ho dentro! Scrivendo mi libero di qualcosa, mi passa il malumore, mi si solleva il morale! Ma il problema fondamentale è: riuscirò mai a scrivere qualcosa di grande, sarò mai una giornalista e scrittrice?

Mercoledì 3 maggio 1944 Cara Kytti… Spesso sono stata depressa, ma non ho mai perso la speranza, considero questa clandestinità un’esperienza pericolosa, romantica e interessante. Ogni privazione nel mio diario la descrivo come un divertimento. Mi sono presa l’impegno di condurre una vita diversa dalle altre ragazze, e, un domani, diversa dalle normali casalinghe. Questo è un inizio interessante ed è la ragione, la sola ragione per la quale nei momenti più pericolosi devo ridere della buffa situazione. […] Ogni giorno sento di crescere internamente e che la liberazione si avvicina, quanto è bella la natura, quanto è buona la gente che ho attorno, quant’è interessante e divertente questa esperienza! Perché, allora, dovrei perdere la speranza?

Nella mattina del 4 agosto 1944 la Grune Polizei arresta le otto persone rifugiate. A fine ottobre Anne Frank viene portata con un convoglio nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Come conseguenza delle condizioni igieniche catastrofiche, nell’inverno ’44-’45 scoppiò un’epidemia di tifo che miete migliaia di prigionieri, tra questi anche Anne Frank. Il 12 aprile 1945 il campo fu liberato dalle truppe inglesi.

(Testi tratti da Anne Frank, Diario - L’Alloggio segreto, 12 giugno 1942 - I° agosto 1944, Einaudi, Torino 1993)