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Dal XLIII Convegno Bachelet una proposta di cultura politica a partire dai territori

Parole di giustizia e di speranza

È ora di rigenerare la democrazia dal basso, attraverso un percorso di cultura politica che parta dai territori: è quanto emerso dal XLIII Convegno Bachelet che si è concluso oggi a Roma

«C’è un modo significativo per celebrare il 75° anniversario della Costituzione repubblicana: prenderci cura della nostra democrazia», attraverso parole di giustizia e di speranza: lo scrive il presidente nazionale di Ac, Giuseppe Notarstefano, nell’editoriale apparso venerdì 10 febbraio su Avvenire.  E come possiamo farlo? Le sfide globali in cui siamo immersi ogni giorno, l’instabilità dei processi istituzionali, l’accorpamento del “potere” e dei poteri, il cambiamento climatico e la crisi della globalizzazione che ci ha fatto scoprire la guerra quasi dentro casa, inducono tutti noi a una nuova visione della vita e del bene comune. È ora di darsi da fare, a partire dal proprio territorio. 

Rigenerare la democrazia

Ecco perché, al XLIII Convegno dedicato a Vittorio Bachelet, dal titolo assai eloquente, Rigenerare la democrazia, si fa spazio a una proposta che possa diventare politica attiva nei territori e occasione per riformulare progetti di bene comune. 

Parole di Giustizia e di Speranza è il progetto attraverso il quale l’Azione cattolica italiana e l’Istituto per lo studio dei problemi sociali e politici Vittorio Bachelet – in collaborazione con il Meic e il Mieac – intendono promuovere la formazione di una più diffusa cultura politica, e un impegno civico più attivo, a partire dai territori.

In che modo? Attraverso il coordinamento di una serie di iniziative, tanto a livello locale quanto nazionale, nate per riflettere su una cultura politica radicata nel Vangelo – dal lavoro alla pace, dalla salute all’immigrazione, dal diritto allo studio alle pari opportunità, dallo sviluppo sostenibile alla lotta alla corruzione e alla criminalità – e guidate dalle parole della Costituzione repubblicana.  

Si parte dal basso                                                                                                                                                                                                                        

La sfida è quella di coordinare, entro un quadro di riferimento unitario – definito da schede tematiche, contenenti dati, analisi, spunti di riflessioni, interrogativi aperti, disponibili sul sito di Ac entro un mese – una riflessione già da tempo presente nel tessuto associativo e che non può che essere condotta e alimentata dalla creatività delle diverse realtà che animano la vita associativa a tutti i livelli.

Insomma, si parte dal basso. Dalla tradizione operativa e collaborativa dell’Azione cattolica. Dalle associazioni diocesane, dalle delegazioni regionali, dai movimenti, dai gruppi parrocchiali. Che verranno aiutati nella stesura del progetto e nella sua finalizzazione da esperti individuati dalla struttura nazionale. Al termine di ogni iniziativa, si farà sintesi delle riflessioni emerse durante l’incontro, che confluiranno nel documento finale del progetto, in cui saranno raccolti i frutti di questo percorso di elaborazione comune che si snoderà lungo il biennio 2023/2024.

Per una cittadinanza attiva e consapevole

Dal Convegno Bachelet arriva a un forte richiamo all’impegno per la città, il Paese e il bene comune. La crisi attuale non riguarda e interroga solo i partiti politici ma interpella tutti noi, ci chiede di riflettere sull’efficacia del nostro impegno per una cittadinanza attiva e consapevole, sulla nostra capacità di creare reti. Più in generale sul nostro modo di abitare gli spazi del dibattito e della decisione pubblica, tanto a livello locale quanto a livello nazionale. Per tornare a esserne protagonisti.

Rigenerare la democrazia sia a livello istituzionale, sia a livello strutturale. Viviamo in una buona democrazia – questo il messaggio uscito dalla due giorni del Convegno Bachelet, che ha visto riflettere economisti, costituzionalisti, giornalisti – se riusciamo ad accedervi, se la partecipazione dei cittadini è reale. E soprattutto se la democrazia ci aiuta veramente a vivere meglio. Se il bene comune è a servizio del Paese, di tutti i segmenti della società.

Rigenerare la democrazia, allora, perché, a quarantatré anni dalla morte di Vittorio Bachelet, siamo di nuovo stimolati a «gettare seme buono», nei momenti in cui l’aratro della Storia rivolta le zolle della realtà sociale italiana. La “buona battaglia” per immaginare, e costruire, un futuro, e ancor meglio, un presente diverso.

La sfida, tutta nostra, di essere contemporanei e di avere la speranza. La speranza di avere una tensione verso il futuro. Per un’Italia che vuole uscire dal guado.

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