Parole d’amore: le uniche armi vincenti

Insieme al popolo ucraino/5. Foggia-Bovino. La testimonianza di una giovane educatrice Acr impegnata nell’accoglienza di due famiglie di profughi. L’orrore della guerra e “quanto sia importante riconoscersi fratelli”

Accoglienza e servizio sono le parole-chiave di questi giorni. L’opera di San Michele Arcangelo di Foggia ha ospitato nella comunità dei Giuseppini del Murialdo tredici ucraini, sette tra bambini e ragazzi e sei adulti.
Nonne, figlie, mamme, zie, bambini e bambine che conducevano una vita normale come la nostra e che si sono ritrovati catapultati in una realtà totalmente diversa da quella che erano abituati a vivere. Impiegati, insegnanti, intere famiglie che si ritrovano ancora una volta nel corso della storia, cosa aberrante, a dover subire il tragico orrore e dolore che la guerra porta con sé. Numerose le vite spezzate, neonati costretti a nascere in condizioni disumane, famiglie divise e questo per un’unica causa: la bramosia di potere, di denaro, di ricchezza, di supremazia che acceca totalmente l’uomo sottraendogli le vere virtù. La storia, il suo studio e in particolare i racconti di chi la guerra l’ha vissuta in prima persona, sulla propria pelle, pensiamo ai nonni e gli anziani, fungono da antidoto alla scarsa tolleranza, all’odio e alla violenza ed è di fondamentale importanza comprendere a pieno gli errori commessi in passato per non ricadere nuovamente nelle trappole più oscure in cui l’umanità è caduta e ricaduta negli anni. Guerra, al solo pronunciare questo termine rabbrividisco. A cosa porta la guerra? Aggressività, dolore, ingiustizia, sopraffazione, ignoranza delle leggi dell’amore.
È una delle ferite più profonde, è una delle sconfitte più grandi dell’umanità!

La paura, l’incredulità e la sofferenza di questo tragico evento si son letti chiaramente negli occhi delle donne e dei bambini che abbiamo ospitato in parrocchia. La preoccupazione per i mariti, padri, zii o nipoti che sono al fronte per combattere e con i quali possono comunicare solo da remoto…tutto ciò è davvero straziante!
L’Azione Cattolica insieme a tutta la comunità si è subito mossa per prestare il proprio aiuto e sostegno, numerosi i viveri, gli indumenti e quanto occorre raccolti dalla Caritas parrocchiale. Inoltre l’allestimento di un banchetto per la vendita di pasta fresca, in collaborazione con gli amici del catechismo, dal nome “AIUTARE AD AIUTARE” ha contribuito alla raccolta di offerte da destinare ai nostri ospiti.
Sono questi i segni che portano ancora speranza, che non ti fanno arrendere e perdere la fiducia. Soccorrere un fratello o una sorella in difficoltà, accoglierlo a braccia aperte per farlo sentire a casa…che belli questi gesti, così umili, così semplici, ma al tempo stesso ricchi d’amore!

Dopo circa una settimana dall’arrivo, i bambini e i ragazzi hanno partecipato a giochi e attività proposti dal centro diurno “Allegra Brigata” per favorire la socializzazione, l’integrazione e l’Intercultura. È proprio in momenti come questi che capisci il vero valore dell’accoglienza e della fratellanza. Aprire il proprio cuore a chi è in difficoltà, a chi sta soffrendo, asciugargli le lacrime, donargli un sorriso.
Noi stiamo aiutando loro, ma inconsapevolmente e paradossalmente sono loro ad aiutare noi! A riconoscerci fragili, bisognosi di cura e aiuto reciproco.
Quanta carità disinteressata, pura, autentica.
Questo porta a raggiungere la consapevolezza di quanto sia potente l’amore che è capace di farsi spazio in modo prorompente persino nelle situazioni più tragiche.
Nella totale umiltà e semplicità sono loro che stanno aiutando me.
Quando gli dono un sorriso che con gioia ricambiano, il mio cuore sussulta, come se fossi io ad averne bisogno.
Quando gli dono lunghi abbracci consolatori, o asciugo le lacrime, sono loro a consolare me.
E quando ringraziano per la mia vicinanza, per il tempo che gli dedico, sono io che ringrazio loro e Dio, per darmi la possibilità di comprendere quanto sia importante riconoscersi fratelli.
È davvero commovente vivere la Santa Messa insieme a loro. Nonostante il limite della lingua, poiché parlano esclusivamente ucraino, sono lì ad ascoltare, senza magari capire ciò che vien detto, ma con il cuore bisognoso di Dio, con la fede che va oltre ogni etnia, lingua, tradizione, con la necessità di cibarsi di Cristo, fidarsi ed affidarsi a Lui per trovare pace.
È nei volti di queste donne, bambini e ragazzi, nei loro occhi, nelle loro parole d’amore che ho la possibilità di vedere ed incontrare Dio!

Quest’esperienza mi dà modo di sperimentare quello che è il motto dell’Azione Cattolica “preghiera, azione, sacrificio” per seminare del bene in modo autentico e disinteressato. Ci siamo accorti che i colori della bandiera dell’Ucraina sono gli stessi della nostra cara associazione. È proprio una missione per noi!
Viverla, significa ampliare lo sguardo ed aprire le porte del cuore per non rinchiudersi nell’individualismo, nel “tanto la guerra è lontana, l’importante è che non arrivi qui”.
Viverla, significa comprendere l’importanza dell’Intercultura, dell’accoglienza e dell’altruismo che annullano le barriere dell’egoismo e della paura dell’altro, visto come una minaccia alla propria vita, per esaltare la bellezza delle diversità che arricchisce.
Viverla significa riconoscersi bisognosi di cura sempre.
Viverla significa donarsi.
Viverla significa essere ed agire con Dio, per Dio e in Dio.
Perché non bisogna mai dimenticare che le parole d’amore e l’amore stesso sono le uniche armi vincenti!

PREGHIERA
Signore,
Tu che puoi salvarci,
illumina le menti e i cuori di chi è alla guida dei popoli, aiuta loro a prendere decisioni giuste in onore del più grande dono che ci hai fatto: la vita.
Guida tutti i loro passi e con la Tua luce acceca l’odio.
Mostrati nell’amore misericordioso e caritatevole, non abbandonarci.
Signore mio,
ti chiediamo protezione, accogli noi peccatori nelle tue grandi braccia salvifiche.
Siamo qui per vivere ogni momento che Tu hai progettato per noi.
Scaccia via rancore, ansia, angoscia, prevaricazione.
Signore, Padre buono,
te lo chiediamo umilmente
qui chinati davanti a Te…
Perdonaci.
E salvaci.

Autore articolo

Fabiola Maria Ruggiero

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