“Papà Giaccone” verso gli altari

Testimoni. A Susa l’apertura del processo di beatificazione di Emilio Giaccone. Uomo di Ac. Tra i fondatori dell’Anonima Veritas Editrice (Ave) e della rivista “Il Vittorioso”.

Oggi, sabato 18 settembre nella Cattedrale di San Giusto in Susa si apre il processo diocesano per la beatificazione di Emilio Giaccone (1902-1972). Tappa importante di un percorso verso gli altari che vede l’Ac della diocesi di Susa protagonista. Emilio Giaccone è stato infatti un grande uomo di Azione cattolica: membro dell’Ufficio centrale dell’Azione Cattolica Italiana dagli anni ’30 agli anni ’50, tra i fondatori dell’Anonima Veritas Editrice, l’Ave, e della rivista “Il Vittorioso” di cui fu a lungo redattore. In seguito, ha assunto la carica d’amministratore di vari giornali cattolici e del Centro Cinematografico. Verso la fine del 1944, l’allora ministro Gronchi, lo chiama ad interessarsi degli Orfani del Lavoratori (Eaoli) e della Protezione Morale del fanciullo (Enpmf), poi unificati nell’Enaoli; ne diventerà il presidente fino al gennaio 1972.

Fu il promotore di nuovi sistemi d’assistenza giovanile, come l’istituzione di consultori medico-psico-pedagogici: risultato di una grande assise che riuscì a smuovere il mondo dell’assistenza minorile con effetti straordinari e l’ideatore dei “Giochi di Primavera”, ora “Giochi della Gioventù”. Portò avanti l’Enaoli con i suoi ideali ed un preciso programma d’apostolato verso il prossimo, in particolare nei riguardi dei “suoi” orfani che lo ricambiarono chiamandolo “Papà Giaccone”. Morì a Vaie, in completa povertà, senza una pensione, poiché le sue sostanze le ha devolute ai bisognosi, il 1° agosto del 1972 in un incidente in montagna.

«Abbiamo appreso con gioia dell’apertura del processo di beatificazione di Emilio Giaccone, una figura veramente esemplare, che si è spesa generosamente per l’Azione Cattolica, ma non solo. La sua formazione associativa, infatti, lo portò a vivere l’apostolato in tanti ambiti, con profondo spirito di servizio e grande senso di prossimità per gli altri, in particolare per i minori», ha scritto in una lettera all’Ac di Susa, il presidente nazionale Giuseppe Notarstefano. «Non possiamo dimenticare anzitutto, però, la sua passione per l’Ac, vissuta con Frassati e Negroni, il suo dedicarsi attivamente alla stampa associativa, dall’Aspirante al Vittorioso. Né va trascurata la scelta di diffondere clandestinamente, nonostante il pericolo che ciò comportava, l’enciclica “Non abbiamo bisogno”. Segno, questo, di un coraggio e di un amore per la verità che gli derivava da una fede intensa e incarnata».

Il presidente Notarstefano ricorda i fatti del 1931. I decreti di scioglimento dell’Azione Cattolica emanati dal regime fascista, in seguito ai quali Pio XI scriverà, appunto, in lingua italiana, l’enciclica “Non abbiamo bisogno”; la cui pubblicazione verrà proibita inutilmente dal regime. Nonostante la repressione, infatti, la piccola tipografia fondata da Emilio Giaccone con l’amico Zaccaria Negroni riuscirà a stamparla e a distribuirla in tutta Italia mascherata da Bollettino parrocchiale. Una tipografia che durante il periodo bellico produrra documenti clandestini che salveranno la vita ad ebrei e ad esponenti della resistenza.

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Autore articolo

Antonio Martino

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