Papa Francesco: «Mai venga a mancare la libertà e il pane»

Per la V Giornata mondiale dei poveri che si celebra domenica 14 novembre, Francesco in visita ad Assisi rilancia il suo Messaggio contro le disuguaglianze e il «cerchio dell’indifferenza».

Domenica 14 novembre si celebra la V Giornata mondiale dei poveri (istituita da Papa Francesco a conclusione del Giubileo della misericordia), preceduta dalla pubblicazione lo scorso 13 giugno del Messaggio «I poveri li avete sempre con voi» (Mc 14,7). Pagine di magistero che portano ancora una volta in primo piano l’insegnamento costante di Papa Bergoglio, secondo il quale «tutta l’opera di Gesù afferma che la povertà non è frutto di fatalità, ma segno concreto della sua presenza in mezzo a noi» (n. 2). La conclusione, pertanto, è chiara: se si intende essere fedeli al Vangelo, è evidente che Dio non lo si ritrova nei tempi e nei luoghi in cui noi abbiamo deciso di incontrarlo, ma là dove lui vuole rivelarsi e farsi riconoscere: «nella vita dei poveri, nella loro sofferenza e indigenza, nelle condizioni a volte disumane cui sono costretti a vivere» (n. 2). E ben si comprendere quanto Francesco intenda esprimersi con parresia, con estrema franchezza su questo tema: «Quanti non riconoscono i poveri tradiscono l’insegnamento di Gesù e non possono essere suoi discepoli» (n. 1). È un invito alla conversione vera che punta anzitutto al «cambiamento di mentalità» (n. 4).

Papa Francesco è tornato ad Assisi, oggi, venerdì 12, a prologo della Giornata mondiale, portando con se questo suo Messaggio all’incontro con i circa 500 poveri provenienti da ogni parte d’Europa che lo hanno accolto nella città del poverello consegnandogli simbolicamente il mantello e il bastone del pellegrino. In mezzo a loro, il Papa ha chiesto che «ai poveri sia restituita la parola, perché per troppo tempo le loro richieste sono rimaste inascoltate». Nel discorso tenuto nella Basilica di Santa Maria degli Angeli ha aggiunto: «È tempo che si aprano gli occhi per vedere lo stato di disuguaglianza in cui tante famiglie vivono. È tempo di rimboccarsi le maniche per restituire dignità creando posti di lavoro». Parole di denuncia. «Spesso la presenza dei poveri è vista con fastidio e sopportata – ha detto Francesco – a volte si sente dire che i responsabili della povertà sono i poveri! Un insulto in più. Pur di non compiere un serio esame di coscienza sui propri atti, sull’ingiustizia di alcune leggi e provvedimenti economici, un esame di coscienza sull’ipocrisia di chi vuole arricchirsi a dismisura, si getta la colpa sulle spalle dei più deboli».

Una medica contro questa ingiustizia, sottolinea papa Bergoglio, «è l’accoglienza, l’espressione più evangelica che siamo chiamati a fare nostra». Per Francesco «accogliere significa aprire la porta, la porta della casa e la porta del cuore, e permettere a chi bussa di entrare. E che possa sentirsi a suo agio, non in soggezione, no. A suo agio, libero. Dove c’è un vero senso di fraternità, lì si vive anche l’esperienza sincera dell’accoglienza. Dove invece c’è la paura dell’altro, il disprezzo della sua vita, allora nasce il rifiuto. O peggio, l’indifferenza, quel guardare da un’altra parte». «L’accoglienza – ha proseguito il Pontefice – genera il senso di comunità; il rifiuto al contrario chiude nel proprio egoismo. Madre Teresa, che aveva fatto della sua vita un servizio all’accoglienza, amava dire: “Qual è l’accoglienza migliore? Il sorriso». Condividere un sorriso con chi è nel bisogno fa bene a tutt’e due, a me e all’altro. Il sorriso come espressione di simpatia, di tenerezza».

«Mai venga a mancare la libertà e il pane» chiede ancora Francesco. Parimenti non manchi mai «rifugio agli stranieri, giustizia per gli oppressi». In un mondo che vede crescere le disuguaglianze, anche a causa degli effetti della pandemia da Covid-19, Francesco ci dice con voce ferma che: «È tempo che si torni a scandalizzarsi davanti alla realtà di bambini affamati, ridotti in schiavitù, sballottati dalle acque in preda al naufragio, vittime innocenti di ogni sorta di violenza. È tempo che cessino le violenze sulle donne e queste siano rispettate e non trattate come merce di scambio. È tempo che si spezzi il cerchio dell’indifferenza per ritornare a scoprire la bellezza dell’incontro e del dialogo. È tempo dell’incontro: se non torniamo ad incontrarci andremo incontro ad una fine molto triste».

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Autore articolo

Antonio Martino