Nel Pnrr, attenzione all’impatto generazionale e l’istituzione di un “pilastro giovani” specifico

Ora coinvolgeteci nella governance

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di Michele Tridente*, da «Avvenire» del 26 marzo 2021 - Dalla sua costituzione, il Consiglio nazionale dei giovani (Cng) si batte a livello istituzionale affinché la questione del divario generazionale sia affrontata in modo organico con una visione di insieme e di lungo periodo. Nel nostro paese c’è un’emergenza generazionale che la pandemia non ha fatto altro che acuire ulteriormente. Perché se il drammatico costo sociale di questa crisi in termini di mortalità ha colpito soprattutto gli anziani, i costi socio-economici saranno sofferti soprattutto dai giovani anzitutto nell’immediato in termini di occupazione stabile e di qualità. E anche in prospettiva se si considera il forte aumento del debito pubblico che pone un tema importante di equità intergenerazionale, spostando l’onere fiscale e previdenziale sulle giovani generazioni, rischiando di minare le tutele di welfare di cui i nostri genitori e i nostri nonni hanno potuto godere.

Il Recovery Plan ci dà ora tante risorse e un indirizzo chiaro per rispondere in maniera decisa alla sfida della crescita e dello sviluppo delle nuove generazioni. Per questo motivo è un’occasione che non possiamo sprecare. La nostra proposta, insieme alla Fondazione Bruno Visentini, va in due direzioni tra loro complementari: da un lato la valutazione dell’impatto generazionale delle misure previste nel Pnrr, dall’altro l’istituzione di un “pilastro giovani” specifico.

L’impegno della valutazione dell’impatto generazionale per ogni provvedimento pubblico, ancora quasi assente nel nostro paese, è fondamentale per verificare l’equità intergenerazionale, la sostenibilità di medio lungo periodo e per valutare gli effetti delle politiche pubbliche sulla condizione sociale ed economica dei giovani.

La proposta di un pilastro giovani, oltre ad essere in linea con le linee guida europee, aiuterebbe ad affrontare organicamente la questione generazionale con una visione di insieme che permetta strategie di lungo periodo per i giovani, in linea peraltro con gli obiettivi dell’Agenda 2030, finora incomprensibilmente assenti nel piano. Senza ulteriori oneri per la finanza pubblica, consentirebbe di ricondurre le misure finanziate sotto un’unica governance, tema centrale nel dibattito pubblico italiano sul PNRR, con indubbi benefici in termini di efficienza, coerenza e omogeneità degli interventi ed evitando la dispersione di risorse.

L’Italia ha di fronte a sé la sfida di ridurre il divario generazionale: per rispondervi è necessaria una strategia generale sull’occupazione giovanile che riduca drasticamente il numero di Neet, favorisca una reale staffetta generazionale nella Pubblica amministrazione nella direzione di una PA sempre più digitale, dediche sufficienti risorse alle politiche attive del lavoro, alla formazione, al sostegno alle forme di imprenditoria giovanile e femminile. La proposta di un pilastro dedicato ai giovani, unitamente a un coinvolgimento nella governance e nel monitoraggio del piano per verificarne l’impatto reale su di essi, può essere un deciso cambio di passo per perseguire l’obiettivo più importante del Next Generation EU: investire sulle nuove generazioni, il capitale più prezioso e strategico per il nostro paese. È un’opportunità da non sprecare, già partire dalla definizione dei progetti, se davvero si vuole costruire un paese competitivo, innovativo, digitale e sostenibile.

*Consigliere di Presidenza del Consiglio nazionale dei giovani
e Vicepresidente nazionale dell’Ac per il Settore giovani